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Cardinal Ricardo Ezzati

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Ezzati: “L’aborto non è mai terapeutico”

Il cardinale di Santiago interviene nel dibattito sulla depenalizzazione dell’interruzione di gravidanza, in corso nel parlamento cileno

Per il Cile si è conclusa trionfalmente la Coppa America di calcio, con la storica vittoria sull’Argentina, mentre è ancora in corso un’altra partita, quella per la vita nascente. Lo afferma il cardinale Ricardo Ezzati Andrello, arcivescovo di Santiago del Cile, in un editoriale pubblicato sul quotidiano La Tercera.

Mentre nel parlamento cileno è in corso la discussione del progetto di legge sulla depenalizzazione dell’aborto, il porporato scrive: “Non vogliamo sottoporre la donna ad un’esperienza devastante che non dimenticherà mai, perché l’aborto non è mai terapeutico”.

La bozza di legge prevede infatti la liceità dell’interruzione di gravidanza, in tre casi: 1) gestazione che metta in pericolo la vita della madre; 2) malformazioni del feto incompatibili con la vita; 3) gestazione causata da uno stupro.

Secondo il cardinale Ezzati, è importante tutelare tanto la vita della madre, quanto quella del nascituro. “Ed è per questo – spiega – che un atteggiamento autenticamente umano guarderà sempre alla vita, alla dignità ed al bene primario della madre e del figlio, e giammai all’esclusione ed alla soppressione deliberata di uno di loro”.

Inoltre, il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale, presume condizioni dignitose, abitazioni adeguate, lavoro decente, salario equo e opportunità di sviluppo integrale, ha ricordato.

“La voce della Chiesa non ha mai mancato di rispettare, difendere e promuovere la vita umana, specialmente quando essa viene minacciata”, anche in situazioni come le “condizioni carcerarie precarie” o il “maltrattamento degli immigrati”.

Pertanto la Chiesa “tanto meno tace oggi, quando gli esseri umani più innocenti sono in pericolo e le loro madri vivono situazioni drammatiche”.

Citando l’enciclica Laudato si’, il porporato sottolinea che “quando non si riconosce nella realtà stessa l’importanza di un povero, di un embrione umano, di una persona con disabilità, difficilmente si sapranno ascoltare le grida della natura stessa”.

Le “madri traumatizzate” e i “bambini non nati” rischiano quindi diventare persone “scartate” dalla società, perché “in questa logica di mercato che ignora i deboli ed i disabili, non possiamo rassegnarci”.

Pertanto, conclude il cardinale Ezzati, “una società giusta ed inclusiva – conclude la nota – deve aiutare le madri ad affrontare questi drammi dolorosi, senza mettere a rischio la vita dei loro figli”.

 

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