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Ex vescovo luterano torna “all’ovile di Pietro” e diventa prete cattolico

La storia di padre Joseph Jacobson e di sua moglie, diventati cattolici dopo aver riscontrato che “le Chiese luterane sono state invase dalla cultura dominante”

Quella che oggi conosciamo come la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, appuntamento annuale che ha avuto inizio ieri, in passato per noi cattolici era una preghiera per “il ritorno di tutte le altre pecore all’ovile di Pietro, l’unico pastore”.

Alla luce dei mutamenti del costume ecclesiale, dell’apporto ecumenico del Concilio Vaticano II, una simile invocazione può apparire oggi obsoleta. Eppure esistono ancora numerosi esempi di persone – cristiani appartenenti a Chiese riformate – che hanno dato una svolta spirituale alla loro vita confluendo nella Chiesa cattolica apostolica romana.

Eloquente in tal senso la vicenda di Joseph Jacobson e di sua moglie Carolyn. Padre Joseph è oggi un sacerdote cattolico, ma fino a pochi anni fa rivestiva il ruolo di vescovo luterano di circa 150 comunità sparse ad Alberta, vasta regione centro-occidentale del Canada.

Ha raccontato la sua storia di conversione in un programma spagnolo dell’emittente internazionale Hm Tv. Figlio di un pastore luterano, padre Joseph ha sentito il desiderio di seguire le orme del padre quando aveva 13 o 14 anni, mentre stava leggendo un passo del Vangelo seduto sotto un albero.

Finito il liceo, si è così iscritto all’Università di Sant’Olaf, nel Minnesota, dove ha completato i suoi studi per diventare pastore luterano. Dopo appena due settimane dalla laurea, si è inoltre sposato con la sua fidanzata Carolyn.

La sua carriera come guida di fedeli luterani si è fin da subito indirizzata su un cammino in discesa. Da pastore di una piccola comunità, in pochi anni è stato promosso a responsabile di 150 parrocchie, comprendenti oltre 200 fedeli. Nel corso della sua esperienza come vescovo, ha preso parte anche ad incontri di dialogo con i cattolici.

Quegli incontri, che si svolgevano due volte l’anno, si sono rivelati un vero e proprio detonatore spirituale per padre Joseph. “Questo dialogo è stato molto importante per me per capire che c’erano possibilità alternative alla Chiesa luterana” spiega. Ma perché egli sentiva la necessità di verificare l’esistenza di tali alternative? Perché – afferma con franchezza – “stavo vedendo che la possibilità luterana stava cadendo a pezzi”.

L’amara riflessione di padre Joseph nasceva dalla consapevolezza che il luteranesimo non era in grado di opporsi al pensiero dominante, rimanendo impassibile dinanzi agli attacchi perpetrati alla vita e alla famiglia.

Quando a decidere le linee guida di una Chiesa sono assemblee analoghe a un parlamento, il parere della maggioranza prevale sul dovere di tutelare tradizione e diritto naturale. A soffiare su queste assise – sottolinea padre Joseph – sono “i venti del tempo, piuttosto che il vento dello Spirito”.

I suoi tentativi di persuadere gli altri pastori luterani sulla necessità di un impegno in ambito sociale, per difendere le basi antropologiche, si rivelavano inutili. “Ho provato più e più volte – racconta – a convincerli a prendere una posizione sul tema dell’aborto, contro le istanze delle femministe radicali. Oppure a battersi per difendere il matrimonio, che oggi è minacciato”. Ma simili argomentazioni non facevano presa sui vertici della Chiesa luterana.

Padre Joseph iniziò così a maturare la volontà di entrare nella Chiesa cattolica, ma sapeva che una simile scelta avrebbe ferito suo padre e i suoi parrocchiani. Inoltre temeva che questo gesto sarebbe equivalso ad abbandonare la nave anziché “lottare per difendere la buona dottrina”.

Tuttavia era cosciente che una battaglia di questo tipo non aveva possibilità di successo, perché “la cultura dominante stava invadendo la Chiesa luterana, e la Chiesa luterana aveva deciso di iscrivere gli obiettivi di questa cultura nella sua agenda”.

Il suo ingresso nella Chiesa cattolica è stato graduale, avvenuto grazie anche all’amicizia con mons. Joseph Neil MacNeil, vescovo di Edmonton. Proprio con quest’ultimo, durante una cena organizzata a casa Jacobson, padre Joseph dichiarò con malcelata leggerezza: “Ciò che è certo è che io e mia moglie siamo più cattolici che luterani”. Ed ancora: “Non c’è alcun motivo per cui noi non dobbiamo diventare cattolici, a questo punto è un’esigenza per la nostra coscienza”.

Mons. MacNeil dapprima reagì con un efficace sorriso, e poi chiese: “Se la Chiesa cattolica ti chiedesse di diventare sacerdote, con il permesso del Santo Padre, tu saresti disposto ad esserlo?”. La risposta di padre Joseph fu allora un pronto “sì, se questo è ciò che vuole la Chiesa per me”.

L’ideale passo verso Roma fu la diretta conseguenza di quella cena. Padre Joseph si spogliò dell’abito di vescovo protestante ed entrò, insieme a sua moglie, a far parte di una comunità cattolica come semplice laico.

“Abbiamo imparato molte cose – confida -. Abbiamo letto insieme tutto il Catechismo, dall’inizio alla fine. Abbiamo appreso tanti elementi della fede che non avremmo avuto modo di apprendere, se fossi rimasto vescovo luterano”. Egli ha inoltre iniziato un percorso vocazionale.

È così che nel 2007, a 67 anni, età in cui molti preti vanno in pensione, padre Joseph è diventato un sacerdote cattolico. Essenziale nel suo discernimento vocazionale è stato il confronto con l’allora card. Joseph Ratzinger. Il futuro Papa Benedetto XVI gli scrisse che anzitutto questa scelta doveva avere il consenso di sua moglie e che, qualora avesse deciso di farsi prete, non avrebbe potuto trascurare la sua vocazione primaria di marito e padre.

“È un problema reale”, afferma padre Joseph riflettendo sui tanti anni trascorsi a cercare di combinare il ministero di vescovo e il ruolo di capo famiglia. Dunque – aggiunge – “il card. Ratzinger aveva colpito il bersaglio”.

Volgendo lo sguardo indietro, padre Joseph si duole per i suoi fratelli rimasti nella Chiesa luterana. Il protestantesimo – dice – “perde molta ricchezza cattolica: il misticismo, la tradizione dei mistici, Maria, i santi, tutto ciò che è la Chiesa universale…”.

In particolare padre Joseph pensa ad Hans Urs von Balthasar, che ha identificato in Pietro e Maria i due pilastri per rimanere fedeli al Vangelo. “Soffro per i miei fratelli protestanti, che non hanno nessuno di questi due pilastri: né Pietro né Maria”, osserva padre Joseph.

Intanto sua moglie Carolyn, che si è ritrovata in età avanzata ad avere un marito divenuto prete, ha iniziato un percorso spirituale leggendo il Diario di Santa Faustina Kowalska. “Non avrei mai fatto questo percorso da sola, perché non ne avrei avuto il coraggio. Per questo ringrazio Joseph di avermi dato quel coraggio che mi mancava”. Il coraggio di tornare “all’ovile di Pietro, l’unico pastore”.

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