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mattei obiettivo egitto

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Enrico Mattei: la politica estera di un patriota cattolico

Il libro “Mattei obiettivo Egitto” svela la storia dell’uomo che fondò l’Eni offrendo indipendenza energetica all’Italia e affrancamento politico e commerciale ai Paesi del Nord Africa

Pochi personaggi nella storia dell’Italia repubblicana sono stati importanti e influenti come Enrico Mattei. Una figura multiforme: dirigente pubblico, fondatore del quotidiano Il Giorno, imprenditore e politico, passando per la lotta partigiana nelle file della Resistenza bianca di matrice cattolica. L’uomo scelto nel 1945 come commissario liquidatore dell’Azienda generale italiana petroli (Agip) e che invece seppe rilanciarla, portando l’Italia a una maggiore autonomia nelle politiche energetiche con la fondazione dell’Ente nazionale idrocarburi (Eni) nel 1953.

Nella crescita dell’Eni furono fondamentali i rapporti e gli accordi commerciali con l’Egitto ed è proprio questo l’argomento principale del libro Mattei obiettivo Egitto: l’Eni, Il Cairo e le Sette Sorelle, edito da Armando Editore e prima pubblicazione del giovane storico Marco Valerio Solia. Utilizzando fonti primarie di valore come documenti dell’Archivio Storico dell’Eni e l’Archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri, e facendo riferimento a un’importante bibliografia, il volume riesce a esporre in modo dettagliato, ma con linguaggio scorrevole, le tappe della politica mediorientale di Mattei.

La parola politica non è usata a caso perché, come evidenziato dall’autore, l’Eni portò avanti, per tutti gli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, una sorta di politica estera parallela a quella dello Stato. Una strategia finalizzata all’indipendenza energetica dell’Italia in un settore dominato dalle maggiori compagnie petrolifere statunitensi e britanniche, le celebri Sette Sorelle. Un modo di agire che rispecchiava le idee di Mattei, vicine a quei settori della sinistra democristiana sostenitori dell’economia statale più che del liberismo e, in politica estera, di una posizione meno fedele ai dogmi dell’atlantismo.

E proprio la fiducia di importanti esponenti della sinistra Dc come Giovanni Gronchi, Presidente della Repubblica dal 1955 al 1962, fornì a Mattei l’appoggio politico per espandere le attività dell’Eni in Egitto, Iraq e Nord Africa. La chiave del successo fu la cosiddetta formula Mattei che prevedeva l’assegnazione del 75% dei guadagni al Paese dove si trovavano i giacimenti di petrolio o gas e il restante 25% all’azienda pubblica italiana. Un accordo molto più vantaggioso per gli Stati mediorientali, rispetto al 50% e 50% imposto dalle Sette Sorelle che, secondo Solia, portavano avanti forme di colonialismo economico di fatto.

Mattei era infatti un deciso sostenitore della decolonizzazione e della crescita dei Paesi meno sviluppati. Sognava per l’Italia un ruolo di nazione-guida nello sviluppo dell’intera area mediterranea e mediorientale. Non accettava la logica rigida dello scontro fra blocco occidentale e sovietico. Per questo guardò con simpatia il regime di Gamal Nasser in Egitto, salito al potere nel 1954 dopo il colpo di Stato militare che abbatté la monarchia filobritannica di re Faruq (1952) e i due anni di presidenza di Muhammad Nagib.

Come spiega con precisione Solia, che fornisce una dettagliata panoramica su un momento fondamentale nella storia dell’Egitto contemporaneo, Nasser comprò, nel 1955, armi dalla Cecoslovacchia, Stato nell’orbita dell’Urss, e accettò l’appoggio sovietico, in funzione anti-britannica, francese e israeliana, in occasione della crisi di Suez del 1956 (in cui nemmeno l’Eni fece nulla per favorire Paesi sulla carta alleati dell’Italia). Allo stesso tempo però combatté sempre il movimento comunista egiziano e anche quello siriano negli anni della Repubblica Araba Unita che riunì temporaneamente in un unico Stato Egitto e Siria dal 1958 al 1961.

Nasser fu tra i principali leader del Movimento dei Paesi non allineati alla Conferenza di Bandung nel 1955 e a quella di Belgrado nel 1961, ma il suo sogno era il panarabismo, il progetto di riunire in un unico Stato tutte le nazioni di lingua araba. Un sogno svanito con la dissoluzione della Repubblica Araba Unita. Il libro evidenzia come nonostante il dittatore egiziano fosse sulla carta un politico non affine a un Paese occidentale come l’Italia, si rivelò invece una sponda fruttuosa per l’Eni, decisiva per aumentarne il volume di affari in Medio Oriente.

Mattei obiettivo Egitto descrive con precisione le ragioni per cui il petroliere senza petrolio (come viene spesso ricordato il fondatore dell’Eni) rappresentava un ostacolo ai progetti economici e politici di Stati Uniti e Gran Bretagna. Non si occupa nel dettaglio dell’episodio della sua tragica morte, il 27 ottobre 1962, in un attentato aereo a Bascapè, in provincia di Pavia, ma illustra i motivi per cui diversi gruppi di potere politici ed economici hanno beneficiato della sua scomparsa: la mancata firma di nuovi accordi dell’Eni con l’Iraq (che avrebbero ulteriormente penalizzato gli interessi petroliferi britannici locali) e con l’Algeria fresca di indipendenza, e il mancato incontro, già programmato, fra Mattei e il presidente John Fitzgerald Kennedy, che avrebbe potuto migliorare i rapporti con il governo statunitense.

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