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Emmanuel e Chimiary Chidi Namdi (Facebook)

“Emmanuel è il mio prossimo”

Caritas Roma invita a pregare perché al brutale assassinio del nigeriano a Fermo seguano concrete azioni di solidarietà e accoglienza: nella politica, in parrocchia e nel cuore di ognuno

“Chi è il mio prossimo? È la domanda che domenica 10 luglio, in tutte le Chiese del mondo, ci sentiremo proporre dal Vangelo di Luca. Gesù risponderà con la parabola del Buon Samaritano, noi penseremo ad Emmanuel Chidi Nnamdi barbaramente assassinato a Fermo. Penseremo a Chinyery, la sua compagna. Penseremo a tutti gli immigrati e i rifugiati che arrivano da noi in cerca di un futuro per loro e le loro famiglie. Come Caritas di Roma invitiamo a pregare, in modo comunitario, affinché il Signore ci dia la capacità di riconoscerlo in questi nostri fratelli e ricorderemo Emmanuel e Chinyery nella celebrazione eucaristica che si svolgerà domenica, alle ore 10.30, nella chiesa della Cittadella della Carità – Santa Giacinta”.
È l’invito di monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, “a ricordare nella preghiera in tutte le parrocchie Emmanuel, affidandolo al Padre; la sua compagna Chinyery, affinché abbia la forza per affrontare questa tragedia; la nostra Chiesa, perché abbia la sensibilità e la sapienza di riconoscere il volto di Cristo nei tanti rifugiati che chiedono aiuto; il nostro Paese, perché abbia il coraggio di politiche di accoglienza inclusive, programmatiche, solidali e attente alla persona; i politici, perché siano rispettosi delle sofferenze di uomini e donne stremati che con tanta dignità affrontano enormi difficoltà, dignità che manca a quanti urlano fomentando paura, odio e rancore”.
“Conoscere la storia di Emmanuel e Chinyery – continua il direttore della Caritas – in fuga dai terroristi di Boko Haram, deve farci riflettere su chi siano gli uomini, le donne e i bambini che chiedono aiuto: i drammi da cui fuggono, le difficoltà che affrontano, le perdite subite, le violazioni nei loro corpi e le ferite invisibili nelle loro anime. Il razzismo non è soltanto uccidere, ferire e umiliare: il razzismo è ignorare, rifiutare di conoscere, rimuovere e non creare relazioni. Se non ci fosse stata questa tragedia, ci saremmo interessati della storia di dolore nella vita di Emmanuel e Chinyery? Compito delle comunità cristiane e di ognuno è quello di favorire questa conoscenza: solo così potremo prevenire la violenza, spesso provocata dalla povertà di tanti uomini e donne manipolati da professionisti del terrore”.

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