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Elogio della sobrietà al tempo della crisi

Tocca alla società civile rimettere in moto il meccanismo della gratuità, spiega l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace nel suo editoriale

«Cercate di essere liberi nei confronti delle cose. Così come è necessario il coraggio della felicità, ci vuole anche il coraggio della sobrietà».

Nel messaggio dato alle stampe in occasione della XXIX Giornata mondiale della gioventù, papa Francesco ha posto l’accento su una qualità, la sobrietà, di cui v’è un urgente, disperato bisogno. Essa non è solo una limitazione più o meno volontaria dei beni terreni, che pure è necessaria se non si vuole distruggere il mondo, ma è e deve essere uno stile di vita, improntato sulla  semplicità e sul rispetto verso gli altri. È il contrario di quell’autonomia radicale per cui ci si permette tutto, ignorando ed a volte calpestando i diritti e le libertà  del prossimo.

Prudenza, giustizia, fortezza e temperanza: così una volta si imparava dal catechismo. Poi è venuto il tempo dell’oblio e anche per le virtù cardinali è diventato difficile sopravvivere. Ai nostri giorni, all’insegna del consumismo, l’uso e l’abuso delle cose e delle persone dilagano senza freno, come forme di ingiustizia radicate nel principio secondo il quale tutto ciò che è possibile è, automaticamente  buono. E poi ci sono le disuguaglianze: c’è chi ha troppo e chi troppo poco, e anche nella nostra Catanzaro, come nel resto della Calabria e del Meridione, c’è chi sta molto bene, mentre sempre più s’ingrossano le fila di chi fa fatica o addirittura boccheggia nella povertà senza speranza.

Per questo oggi è indispensabile rilanciare la temperanza nella forma aggiornata della sobrietà, quale virtù dell‘equilibrio e del senso della misura, della capacità di resistere, rinunciare, di mescolare. La sobrietà aiuta a costruire la giustizia, perché decide e sceglie secondo un’equa misura ed è rispettosa  dei diritti e soprattutto dei doveri che si hanno verso il prossimo. Pur se lapalissiano, è bene ricordare che chi agisce con temperanza non è smodato, eccessivo, ingordo, sregolato, ma si gode la sua semplicità in tutto, perché sa ridurre, recuperare, riciclare, riparare, ricominciare.

Un nuovo equilibrio è destinato a imporsi. Ma l’impatto della sobrietà dovrà essere particolarmente incisivo nella sfera pubblica. A partire dalla consapevolezza di dover tagliare il peggiore dei meccanismi: procurarsi il consenso elettorale attraverso la gestione della cosa pubblica sotto il segno del potere per il potere, oltre i confini dell’etica, della logica e del buon gusto. 

Aspettare che lo faccia lo Stato non basta e non è neppure giusto: è un’illusione. Tocca alla società civile rimettere in moto il meccanismo della gratuità, gemella della sobrietà. Attendersi una svolta immediata dalla classe dirigente appare difficile, anche se non impossibile. Sollecitarla è doveroso. Realizzarla facendo leva sulle proprie forze è oggettivamente opportuno, anche per restituire qualità alla democrazia partecipativa: «Perché un pensiero cambi il mondo», scriveva Albert Camus, «bisogna che cambi prima la vita di colui che lo esprime. Che si cambi in esempio».

(Il testo è stato pubblicato anche su “La Gazzetta del Sud” di domenica 23 marzo)

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