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Foto: sarahego.de

Eliyo: una voce melodiosa a sostegno dei cristiani del Medio Oriente

La cantante tedesca di religione siro-ortodossa si è esibita recentemente in Vaticano, cantando anche in aramaico

“Voglio dare una voce a chi non ne ha”. Si presenta così a ZENIT la cantante Sarah Ego, in arte Eliyo, che si è esibita lo scorso 4 dicembre, in un concerto di beneficienza al Campo Teutonico, il cimitero tedesco in Vaticano. L’evento prenatalizio è stato promosso ed organizzato dal Principe Gharios, presidente della Royal Ghassanide Academy of Science, a sostegno dei profughi cristiani del Medio Oriente, in particolare in Siria, Libano e Giordania. L’artista, siro-ortodossa, originaria di Augusta, in Germania, si esibisce in un repertorio che va dai canti natalizi tedeschi a quelli in aramaico, la lingua di Gesù, dai canti della tradizione natalizia anglosassone all’Ave Maria di Schubert. Intervistato da ZENIT lo scorso anno, il principe Gharios discusse della situazione dei cristiani in Medio Oriente, della sua fondazione, ora riconosciuta dall’ONU, e delle sue iniziative umanitarie. Il principe è a capo della casata dei Ghassan, impegnata a servizio dei rifugiati in Medio Oriente. Trattandosi dell’ultima dinastia cristiana in Medio Oriente, risalente ai primi secoli del cristianesimo, molte famiglie cristiane del Libano, della Giordania, della Siria e della Palestina, affondano le proprie radici nella dinastia ghassanide. A seguito del concerto, ZENIT ha avuto l’opportunità di intervistare la giovane cantante sul perché questo impegno le sta così tanto a cuore.

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Sarah, puoi raccontarci qualcosa delle tue origini?

Sono nata e cresciuta in Germania. I miei genitori sono assiri, quindi sono cresciuta sia con la cultura tedesca che con quella assira. Gli assiri vivono attualmente in paesi del Vicino e Medio Oriente – Iran, Iraq, Siria, Libano e Turchia – come pure in Europa Occidentale, in Australia, in America. Gli Accadi, i Babilonesi e gli Aramei si erano stabiliti in Mesopotamia e in Siria per migliaia di anni. L’eredità culturale del passato, la storia degli Assiri e dei Babilonesi, il cristianesimo siriano e l’ancor viva madrelingua sono diventati la base per il presente degli Assiri.

Qual è stato lo scopo del tuo concerto all’inizio di questo mese?

Avendo io invocato il sostegno ai cristiani perseguitati, ho accettato la proposta di esibirmi al concerto di beneficienza che ha avuto luogo in Vaticano lo scorso 2 dicembre. Il concerto è stato promosso dalla fondazione del Principe Gharios, che ne ha anche curato l’organizzazione.

Cosa ha significato per te l’emozione di cantare in Vaticano?

Per me è stato un onore cantare in Vaticano e, allo stesso tempo, in un tale luogo sacro. Lo associo a momenti assai speciali, cioè alla rispettosa, quieta e familiare atmosfera di quel periodo prenatalizio. Questo concerto in Vaticano lo ricorderò per il resto della mia vita.

Cosa significa per te, invece, cantare in aramaico?

L’aramaico, lingua di Gesù, è anche la mia madrelingua, pertanto è il linguaggio che parlo in famiglia. Mi sento molto vicina alla mia terra d’origine quando canto in questa antica lingua, perché questa musica incarna la cultura dei miei antenati.

Hai dichiarato che ti piacerebbe essere ambasciatrice dei cristiani in Medio Oriente. Perché?

Voglio dar voce a quelli che non ne hanno e stare lì per loro. Per me è importante far sapere loro che non li dimentichiamo.

Qual è l’obiettivo che vorresti ottenere grazie alla tua voce?

Con la mia voce, vorrei poter raggiungere e toccare quante più persone possibili. Ma soprattutto, vorrei essere un buon esempio per gli altri, e ispirare la gente a fare il bene. Mi ha molto ispirato vedere come il Principe Gharios di Ghassan, la cui fondazione aiuta i cristiani e i rifugiati del Medio Oriente, ha sponsorizzato questo concerto. Mi piace il messaggio per cui ognuno può fare ogni giorno qualcosa di positivo ed aiutare gli altri. Gli attuali progetti della Fondazione Principe Gharios sono illustrati sulla relativa pagina Facebook.

In che modo, ognuno nel proprio piccolo può aiutare a promuovere questa causa nella vita di ogni giorno?

Mostrando che siamo lì per i nostri fratelli, per parlare della loro situazione ed agire concretamente.

Vuoi aggiungere altro?

Auguro a tutti un Santo Natale e spero che tutti abbiano l’opportunità di trascorrere le feste assieme ai propri cari.

About Deborah Castellano Lubov

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