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“Economia e teologia per una visione economica solidale”

Esponenti del mondo accademico internazionale si sono riuniti a Torino per discutere sui possibili contributi delle due discipline

“La paura bussò alla porta, la speranza andò ad aprire, non c’era nessuno”. Stefano Zamagni, docente di economia all’Università di Bologna, ha ricordato la celebre frase di Martin Luther King, al convegno internazionale Economia e Teologia, per una visione economica solidale, che si è svolto nei giorni scorsi a Torino, presso la Casa valdese Un’occasione per porre degli interrogativi e attuare un confronto interdisciplinare tra la scienza economica e la teologia, con il contributo di alcuni docenti universitari di fama internazionale.

L’intera giornata di lunedì 6 ottobre è stata dedicata alle teorie economiche, alle critiche del modello neoliberista e al “coraggio delle scelte”  necessario in un’ Europa toccata dalla crisi. ZENIT  ha intervistato a tal proposito il relatore gesuita Gaël Giraud,economista alla Sorbona di Parigi.

“Oggi, a mio avviso, l’economia soffre di un problema di natura escatologica: non sa più a che  cosa serve – spiega lo studioso -. Da quarant’anni l’Europa infatti non ha più un progetto politico.  Dopo il 1945 lo scopo era chiaro: ricostruire l’Europa, dopo le guerre. Negli anni ‘50 e ‘60 questa missione è ormai conclusa. La generazione degli anni 80’ non deve più ricostruire e  non vuole più riprendere le grandi utopie del diciannovesimo secolo, quali il progresso tecnico. È consapevole, infatti, che la tecnologia può portare anche ai campi di concentramento nazisti o a Hiroshima”.

“Si afferma dunque – prosegue Giraud – un problema escatologica negli anni ‘80 e di questa situazione se ne approfitta il neo liberalismo. Ed ecco nascere un’illusione: la prosperità attraverso la finanza. La teologia oggi dovrebbe aiutare a tracciare un orizzonte, una linea dal quale partire per permettere agli economisti di lavorare”.

Il ruolo che assumono in questo contesto l’Uomo e il Creato, “è un altro aspetto importante. Credo che la questione ecologica sia un grande progetto davanti a noi. Bisognerebbe comprendere che il creato è un bene comune tra Dio e l’Uomo”.

“Poi bisogna liberarsi della convinzione che l’economia speculativa possa salvare quella reale: l’illusione che i mercati finanziari salveranno l’economia è completamente falsa. Regolare la sfera finanziaria, dividere le banche, tra istituti speculativi e di credito, e riorientare il denaro verso l’economia reale risultano scelte fondamentali”, ha poi concluso il gesuita.

Teologia della liberazione, cultura e neoliberalismo in Africa sono stati  invece alcuni dei temi discussi l’indomani, sotto la moderazione del teologo e filosofo Giovanni Ferretti. L’“afropessimismo” continua a dilagare, ma non si conoscono alcune cause delle difficoltà africana, ha argomentato padre Jacquinaeu Azétsop, docente alla Pontificia Università Gregoriana.

“Si sente dire che l’Africa è ferma o, peggio, che è un contenitore dei mali dell’umanità. Rare sono invece le voci che si interrogano sui problemi causati  da  un modello neoliberale, sul quale si poggia l’intera società africana, a partire da Bretton Woods. Neoliberalismo e Africa sono in totale contrapposizione perché la società africana afferma il primato dell’essere, sull’avere, il valore della persona umana contro quello del danaro”, ha affermato Azétsop.

“Come aiutare allora i contadini, e i marginalizzati africani a sopravvivere in questo contesto? Cosa dovrebbe fare la Chiesa e quali strategie pastorali dovrebbero essere attuate per far conoscere il progresso economico a uomini e donne africane senza dover abbandonare il loro essere più profondo e i legami sociali, importanti deterrenti contro la povertà?” si interroga il docente.

Una possibile soluzione: creare dei circoli di riflessione delle élites per favorire la presenza della Chiesa, nei luoghi dove viene deciso il futuro delle nuove generazioni e dare la giusta importanza alle chiese locali. Dalle comunità, dalla periferia e da una politica “dal basso”, secondo Azétsop, è possibile aiutare in modo concreto i cristiani a comprendere la forza liberatrice della fede e di Gesù Cristo”.

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