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“E se ci lasciaste vivere?”

25 mila persone alla Marcia per la vita a Parigi

di Elisabetta Pittino

ROMA, venerdì, 29 gennaio 2010 (ZENIT.org).-E se ci lasciaste vivere?” hanno urlato all’unisono una mamma e il suo bambino in pancia. Questo è stato lo slogan della VI Marcia europea per la vita di Parigi per l’anno 2010. La risposta è stata quella di 25 mila persone, in gran parte giovani, che hanno marciato per la vita nella capitale francese domenica 17 gennaio.

Nascono nuove associazioni, si rinforzano quelle esistenti, aumentano le delegazioni europee, arrivano quelle oltreoceano.

Sempre più Vescovi d’Oltralpe si espongono per difendere la vita umana. E’ come una “ola” si moltiplicano marce pro vita in tutta Europa: Dublino, Berlino, Amsterdam, Bruxelles, Londra, Strasburgo, Bordeaux e chissà forse anche a Roma.

Tutto questo il 17 gennaio 2010 quando a Parigi da Place de La Republique a Place de l’Opera si è mossa la VI Marcia per la vita organizzata dal Collettivo “En marche pour la Vie” (in Marcia per la vita), già Collettivo “30 anni, basta!”, che raggruppa le maggiori associazioni pro ‘vie’ francesi.

È un’iniziativa per i nostri tempi: una marcia dove i vari pro-life d’Europa si sono trovati e si sono esposti per difendere la vita umana fin dal concepimento.

E’ stato entusiasmante camminare per le strade di Parigi con striscioni di tutti i tipi, in tutte le lingue, sfidando gli insulti di quelli che non erano d’accordo. È l’Europa che ritrova la sua unione, la sua anima, il suo perché.

Una manifestazione che segna la fine del tempo del silenzio, della sudditanza alla cultura di morte.

Il Collettivo francese, nato nel 2005 per i 30 anni della legge francese sull’aborto, ha proposto già da allora la Marcia, perché si sentisse la voce dei “dissidenti” pro vita e pro donna. La Marcia di Parigi è presto diventata marcia europea

Quella del 2010 è stata la marcia più partecipata dal 2005 ad oggi.

La giovane delegazione italiana del Movimento per la Vita (MPV) è alla sua terza partecipazione: quest’anno eravamo in 23, quasi tutti dalla Lombardia, la maggior parte da Bergamo.

A guidare la delegazione italiana Leo Pergamo, responsabile giovani MPV nazionale, Diego Negrotti, responsabile giovani FederVita Lombardia, e la sottoscritta, consigliere nazionale MPV e vicepresidente FederVita Lombardia, in qualità di portavoce del MPV italiano.

Dall’Italia c’era anche l’associazione “Voglio Vivere” con Julio Loredo, un habitué della Marcia parigina.

Quest’ anno il tema della Marcia è stato coniugato con “l’ informazione alla donna e la sua sofferenza in seguito all’aborto: consenso informato della donna prima dell’intervento abortivo e sindrome post aborto”.

Un dossier di sensibilizzazione su “Donna e aborto”, scaricabile da internet, è stato distribuito, insieme ai vari volantini. Sempre sul sito del Collettivo (http://enmarchepourlavie.info/) c’è una petizione per promuovere il “Diritto all’ informazione alle donne incinte”, per tutelare la dignità della donna.

Le donne non abortiscono mai liberamente, sono sempre costrette da qualcosa, anche da una legge. Pochi le informano, quasi nessuno le aiuta, generalmente, né prima né dopo questo dramma. E’ fondamentale organizzare manifestazioni come quella di Parigi. E’ una speranza. Lasciamo vivere la donna, come chiede. Lasciamo vivere il figlio.

“La donna incinta – si legge sul sito -, ha un urgente bisogno di una reale solidarietà dell’intero corpo sociale. E’ tempo che la società faccia una scelta di speranza, abolendo l’aborto… e fornendo tutti i mezzi necessari per accogliere la vita”.

Tre gli appelli dei marcianti: “perché ogni nascituro sia accolto e trovi il suo posto nella famiglia umana”; “per una vera compassione verso le madri sofferenti”; “per una vera libertà fondata sul diritto alla vita”.

La marcia, come lo scorso anno, è stata preceduta, per i credenti, da una veglia di preghiera il sabato sera nella chiesa di S. Francesco Saverio: si è pregato per i bambini non nati, per le loro madri, per i medici, per la marcia, per la vita.

La preghiera, è continuata anche durante la marcia: in fondo, per ultimi, a chiudere la marcia vi era un gruppo di persone in preghiera.

L’ostilità dei media francesi si è mostrata con il silenzio quasi assoluto sull’evento. A rompere il silenzio ci han pensato gli slogan a voce alta dei marcianti.

La Marcia è laica, apartitica, aconfessionale, aperta a tutti, non violenta, nel rispetto gli uni degli altri, nel rispetto della donna che ha abortito. I politici potevano parteciparvi – la difesa della vita del resto è il nodo centrale della politica – ma non sono intervenuti sul palco.

Si tratta di una giusta precauzione per evitare che la difesa della vita sia “strumentalizzata” da un partito piuttosto che da un altro. La vita non è né di sinistra né di destra e neppure di centro. La vita è vita ed è di tutti e per tutti.

“Se fossi Presidente della Repubblica farei leggi per la vita” si è cantato a squarciagola marciando. E forse, qualcuno tra i marcianti (c’erano tanti bambini) diventerà davvero Presidente della Repubblica!

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