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E il Papa mette i religiosi sull’attenti: “Non si può condurre una doppia vita. Se pecchi, chiedi perdono!”

Nella cattedrale di Kampala, Francesco esorta il clero a confessarsi spesso, pregare sempre, custodire la “memoria” dei Martiri ed offrirsi per andare nelle diocesi dove i missionari sono ridotti al minimo

Ultimo bagno di folla per Papa Francesco in Uganda. La seconda giornata nella tappa numero due del viaggio apostolico in Africa, culmina nella Cattedrale di Kampala per l’incontro con 1562 tra sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi. E si conclude come è iniziata: nel segno dei Martiri ugandesi di cui il Pontefice invita a custodire la memoria, ricordando sempre che “il sangue dei cattolici ugandesi è mescolato al sangue dei Martiri”. 

Bergoglio, come ormai consuetudine, dopo aver ascoltato le tre testimonianze, si lancia in un discorso a braccio. Discorso breve ma mirato, durante il quale mette sull’attenti il clero ugandese invitandolo a non chiudere la memoria “nell’armadio”, ma anche a rimanere fedeli “alla propria vocazione e allo zelo apostolico”, e soprattutto a non tralasciare la preghiera. Mai! 

Preghiera “che significa anche umiliazione”, sottolinea il Pontefice, perché essa “inizia sempre con il riconoscersi peccatori”. Quindi, nel concreto, “l’umiltà di andare regolarmente dal confessore a dire i propri peccati”. “Non si può zoppicare con entrambe le gambe. Religiosi, religiose, sacerdoti, non possiamo condurre una doppia vita: se sei peccatore chiedi perdono! Ma non tenete nascosto quello che Dio non vuole. Non tenete nascosta la mancanza di fedeltà”, ammonisce il Papa. 

E rinnova l’invito a “non perdere la memoria” di questo seme di fede piantato dai Martiri, nonostante ci sia un pericoloso nemico che lo minaccia che è l’“abituarsi ad ereditare i beni dei nostri padri”. “La chiesa in Uganda non può abituarsi mai al ricordo dei suoi Martiri”, afferma Francesco; “Martiri significa testimoni, la Chiesa in Uganda per essere fedele a questa memoria deve continuare ad essere testimone. Non deve vivere di rendita. Le glorie passate ci sono state in passato, ma voi dovete costruire il futuro e questo è l’incarico che la Chiesa dà a voi”. 

Per farlo ci vuole fedeltà. Nulla più. Fedeltà “alla memoria, alla propria vocazione, allo zelo apostolico”. Fedeltà che – evidenzia il Papa -“significa seguire il cammino della santità; significa fare quello che hanno fatto i testimoni precedenti: essere missionari”. Non c’è bisogno di fare grandi viaggi o grandi opere: “Forse qui in Uganda – osserva il Santo Padre – ci sono diocesi con moltissime sacerdoti e altre che ne hanno pochi”. Allora un segno di fedeltà può essere anche “offrirsi al vescovo per andare in un’altra diocesi che ha bisogno di missionari”. “Non è facile”, ma in questo modo “l’Uganda continuerà ad essere missionaria”, evidenzia il Papa. 

Questo paese che in passato è stato “irrigato del sangue dei martiri, dei testimoni”, ancora oggi ha bisogno di essere irrigato attraverso “nuove testimonianze, nuove sfide, nuove missioni”. Altrimenti – avverte Papa Francesco – si rischia di “perdere la grande ricchezza che avete”. E la “perla d’Africa”, come è simbolicamente definita l’Uganda, “finirà custodita in un museo”, perché “il demonio attacca così, per piccoli passi…”.

Quindi bisogna contrastarlo con la memoria e la fedeltà. E con la preghiera naturalmente. Perché, rimarca Bergoglio, “se un religioso, una religiosa, un sacerdote, smette di pregare o prega poco perché dice di avere molto lavoro, ha già cominciato a perdere la memoria e ha già cominciato a perdere la fedeltà”. Invece con queste “tre colonne”, assicura, “la perla dell’Africa continuerà sempre ad essere perla e non soltanto una parola del dizionario”.  

Nel testo consegnato in Cattedrale, il Papa rivolgeva un pensiero a tutti i popoli che “anelano” ad una vita nuova, al perdono e alla pace, pensando alle “tante situazioni che preoccupano”, a partire dalle realtà “più vicine”, come il Burundi percorso da sanguinose violenze. Per il futuro del suo popolo il Santo Padre auspica che “il Signore susciti nelle autorità e in tutta la società sentimenti e propositi di dialogo e di collaborazione, di riconciliazione e di pace”. 

About Salvatore Cernuzio

Crotone, Italia Laurea triennale in Scienze della comunicazione, informazione e marketing e Laurea specialistica in Editoria e Giornalismo presso l'Università LUMSA di Roma. Radio Vaticana. Roma Sette. "Ecclesia in Urbe". Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma. Secondo classificato nella categoria Giovani della II edizione del Premio Giuseppe De Carli per l'informazione religiosa

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