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Due cani da rapire. Anzi, da salvare!

In uscita il 15 dicembre, Natale a Londra, il nuovo film dei comici Lillo e Greg

Voi che leggete ZENIT sapete che ci distinguiamo per le buone notizie. Ci sono grandi buone notizie e possono esserci anche piccole notizie, ma buone davvero. Anche l’uscita di un film può rappresentare una buona notizia. È il caso di “Natale a Londra”, della Filmauro, per la regia di Volfango De Biasi. Un film che diverte con intelligenza, mescolando sotto l’abile mano del regista, comicità, romanticismo, azione, avventura.

La sceneggiatura, composta e ordinata nella continuità narrativa, consente uno sviluppo corale degno di nota, e un coro, si sa, mette tutti in armonia ed esalta anche i singoli. E che ‘singoli’! Un cast d’eccezione con Lillo e Greg (Pasquale Petrolo e Claudio Gregori, per i pignoli e per l’anagrafe), Paolo Ruffini, Eleonora Giovanardi, Uccio De Santis, i giovani ‘Arteteca’ (Monica Lima e Enzo Iuppariello), e i ‘giovanissimi’ Enrico Guarneri, Nino Frassica e Ninetto Davoli.

Oltre a loro, che rappresentano la comicità italiana pluriregionale, dobbiamo sottolineare la presenza di Vincent Riotta, perfetto ‘villaine’ in stile 007, con uno scricchiolante braccio metallico che a Lillo è rimasto molto bene impresso in mente e …soprattutto in faccia! Infine nel cast è presente nientemeno che la stessa Regina di Inghilterra che impersona Patricia Ford (o forse è il contrario, adesso non ricordo bene: ho un dubbio sul Reale che meriterebbe un approfondimento filosofico). «Con un cast così – ha scherzato Frassica – dovremmo dire non ‘Dio salvi la regina’ ma … Dio salvi la regia!».

Effettivamente non era facile mettere insieme tante diversità, anzi «non è facile proprio oggi fare cinema –hanno ammesso i produttori Luigi e Aurelio De Laurentis -: il pubblico è cambiato e le esigenze fra le varie generazioni sono differenti, come lo sono i linguaggi».

Eppure con “Natale a Londra” la Filmauro è riuscita a realizzare un prodotto che soddisferà i gusti di varie generazioni di spettatori: magari realizzerà il miracolo di portare i genitori, con i loro figli e figlie adolescenti, e con i loro bambini tutti assieme in una delle oltre 500 sale in cui verrà proiettata la pellicola…

E ci starebbero bene anche i nonni! Perché, fra tentate rapine, sgangherate fughe, cucine con severi chef urlanti, quella che emerge nel film è proprio la famiglia: figli che ricercano la propria identità nel riconquistare la stima paterna, fratelli che si ritrovano «come ai vecchi tempi», genitori che lasciano strade storte e si mettono in gioco per salvare i figli (e i cani, diciamolo, i veri protagonisti della storia). «Con film come questo, il cinema può essere come quei centri benessere oggi molto di moda – ha affermato Paolo Ruffini – perché può far bene allo spirito, al cuore, all’anima».

Il tutto con l’umorismo intelligente che contraddistingue gli interpreti: le facce stralunate e gli ‘sfondoni’ di Lillo, l’ingenuità fanciullesca di Ruffini, cuoco alla “Ratatouille”, la personalità schizoide di Greg, che gioca col tema del doppio come Jerry Lewis nelle sue folli notti (ma questo è un pezzo forte di Greg, lo ricordiamo già così in alcuni brani dello storico gruppo musicale che aveva con Lillo, i “Latte e i Suoi Derivati”); non va dimenticata la ricchezza che deriva dall’apporto di ognuno degli altri artisti (non li cito solo per motivi di battute, e non intendo le loro, sempre perfette, ma quelle che io ho a disposizione per questo pezzo) e soprattutto gli esilaranti funambolismi verbali di un Frassica veramente ispirato.

«È un film autentico e sincero – ha dichiarato Lillo -» E prende come un complimento chi ha paragonato le loro ultime pellicole (Natale col boss e Natale a Londra) ai film dell’amato Bud Spencer: «Sono cresciuto con quei film, erano i punti di forza del cinema di intrattenimento degli anni ’70 e ’80, con quelle risse da cartoon mai veramente violente». (Dopo questa affermazione, alla conferenza stampa si è diffusa virale l’agenzia che nelle scene delle scazzottate erano gli stessi stuntmen che imparavano le più innovative arti marziali da Lillo, all’urlo di “chi mena per primo mena due volte”. La notizia è stata messa subito a tacere come una diceria. Il dubbio resta).

Unica stonatura è nella sigla finale. No, la musica è perfetta, come tutti gli oltre 90 punti musicali, alcuni dei quali in perfetto stile Henry Mancini (vedi Elda – scusate… messaggio per quella criticona di mia suocera – che ho fatto bene a indossare la cravatta con la Pantera Rosa?). Non poteva essere diversamente visto che le musiche sono curate da Attilio Di Giovanni e dallo stesso Greg, del quale, a proposito, è appena uscito un nuovo CD col suo gruppo, “The Frigidaires”.

La stonatura è perché …quella sigla finale ti sembra che arrivi troppo presto: Natale a Londra è una gran bella favola e vorresti dire al regista: «No, dai, non finire qui… lasciaci sognare ancora!».

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