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Family Day, 30 gennaio 2016

Family Day, 30 gennaio 2016 - Twitter

Dopo il referendum saltano cannabis legale e cyberbullismo?

La vittoria del “No” e le dimissioni di Renzi “congelano” una serie di progetti di legge, tra cui un paio inerenti ai cosiddetti “temi sensibili”. Una vittoria del Family Day?

#Renziciricorderemo. L’hastag partito il 30 gennaio da un Circo Massimo gremito per il Family Day, si è plasticamente concretizzato domenica scorsa. Quella fetta di mondo cattolico scesa in strada contro le unioni civili ha votato compatta “No” al referendum sulla riforma costituzionale.

Scelta che era stata annunciata da Massimo Gandolfini, portavoce del Family Day, già poche ore prima dell’approvazione in Senato del maxi-emendamento che ha spianato la strada alla legge Cirinnà, nel febbraio scorso.

Non una vendetta nei confronti del Governo Renzi, ma una scelta di merito. Come sottolineato a più riprese dal comitato organizzatore del grande evento delle famiglie italiane, un Senato di fatto abolito e una Camera espressione di una granitica maggioranza avrebbero agevolato l’approvazione di leggi che concernono la coscienza nonché l’antropologia.

D’altronde fu la stessa Cirinnà, relatrice del testo sulle unioni civili, a confermare mesi fa questa tesi. Intervistata dalla trasmissione Gazebo, affermò che la fine del bicameralismo perfetto sancita dalla riforma costituzionale avrebbe consentito a un’eventuale maggioranza parlamentare del Partito Democratico di approvare il cosiddetto “matrimonio egualitario” (ossia la possibilità per gli omosessuali di ottenere tutti gli effetti del matrimonio, adozioni comprese).

Ora però i desideri della senatrice Pd e delle lobby lgbt rischiano di cadere nel vuoto. La risposta negativa degli italiani al referendum costituzionale ha innescato una crisi di Governo che potrebbe avere forti ripercussioni su una serie di provvedimenti attualmente in attesa di approvazione.

Dopo l’iter super-accelerato con cui è passata la legge di bilancio in Senato, Renzi è salito al Quirinale e in queste ore sta formalizzando le sue dimissioni davanti al capo dello Stato, Sergio Mattarella. Insieme all’ex sindaco di Firenze, potrebbero (per ora) svanire dalla scena politica un paio di misure che effettivamente riguardano temi sensibili.

Un esempio su tutti: la legalizzazione della cannabis. Proposta da un intergruppo parlamentare, la legge sarebbe dovuta essere discussa nell’estate scorsa. A ottobre è però tornata in Commissione, dove ora rischia di rimanere impantanata. Va ricordato tuttavia che resta sul tavolo un’altra proposta simile, non ancora approvata dal Parlamento ma che sopravvivrebbe in ogni caso alla legislatura in quanto legge di iniziativa popolare (proposta dai Radicali).

Non potrebbe sopravvivere al Governo Renzi, invece, la legge contro il cyberbullismo. Approvata dalla Camera a settembre e poi parcheggiata in Commissione al Senato, la norma è a rischio dimenticatoio. Da ricordare le polemiche che l’hanno accompagnata. Sono stati in tanti – compreso il M5S – a denunciare che le modifiche del testo originario cagionerebbero una “censura del web”.

E i rischi per la libertà d’espressione travalicano anche sulla sfera sessuale. Il testo, riscritto ed emendato, definisce il bullismo (anche nei confronti di adulti) “l’aggressione o la molestia reiterate”, finanche le offese all’orientamento sessuale, attraverso il telefono, internet, i social network. L’approvazione di un legge di tal risma avrebbe di fatto consentito al ddl Scalfarotto sull’omofobia (che tanto aveva preoccupato il mondo cattolico e che ora è fermo in Commissione Giustizia del Senato) di rientrare dalla finestra.

Legalizzazione delle droghe e cyberbullismo sono in nutrita compagnia. Calato il sipario sul Governo Renzi, potrebbero saltare – tra le altre – anche la riforma della giustizia e della Pubblica Amministrazione, la seconda parte del Jobs Act relativa al sostegno ai disoccupati, lo ius soli, la legge sul consumo del suolo e quella sulla concorrenza.

Il lavoro non mancherà al successore di Matteo Renzi. La speranza di chi ha contribuito ad affossare la riforma costituzionale è che il referendum serva da lezione, affinché la politica “smetta di prendere ordini dalle élite” e – ha sottolineato ancora Gandolfini – “torni a rappresentare le esigenze dalle famiglie che sono il lavoro e la natalità”. Del resto – ha concluso il portavoce del Family Day – “la ripresa economica non può essere agganciata senza una ripresa valoriale che metta al centro dell’azione culturale, politica e legislativa la vita, la famiglia e la stessa integrità dell’essere umano”.

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