Dona Adesso

Don Camillo, il prete che dialogava con il Crocifisso

Presentato presso il Centro Papa Luciani di Santa Giustina il libro “Il vero volto di don Camillo. Vita & storie di Fernandel” (ed. Ares)

“Il vero volto di don Camillo. Vita & storie di Fernandel” (ed. Ares) è il titolo del libro del giornalista di “Avvenire” Fulvio Fulvi, con contributi del regista Pupi Avati, degli attori Giancarlo Giannini e Paolo Cevoli, che è stato presentato sabato 28 novembre presso il Centro Papa Luciani di Santa Giustina.

Un appuntamento molto atteso sia per l’incredibile successo delle proiezioni del film (la prima nazionale è stata nel giugno del 1952) sia per il successo di ascolti ogni volta che viene proposto in televisione, quando appunto ci si trova davanti al piccolo schermo per rigodersi le avventure del pretone e del sindaco filo-bolscevico di Brescello.

La manifestazione ha assunto anche un ulteriore significato dopo le parole di Papa Francesco rivolte ai cattolici italiani riuniti a Firenze dove ha citato “la semplicità di personaggi inventati come don Camillo che fa coppia con Peppone. Mi colpisce come nelle storie di Guareschi la preghiera di un buon parroco si unisca alla evidente vicinanza con la gente. Vicinanza alla gente e preghiera sono la chiave per vivere un umanesimo cristiano popolare, umile, generoso, lieto”.

Fernandel, ovvero Don Camillo. Don Camillo, sì, insomma, Fernandel…

Sull’identificazione tra l’attore Fernand Joseph Désiré Contandin e il personaggio Don Camillo sono stati spesi fiumi di inchiostro, realtà e finzione si sono come fuse in un’unica identità, difficilmente distinguibile.

Eppure Fernand Joseph Désiré Contandin, protagonista del libro edito da Ares, è stato come uomo, marito e padre, ma anche come attore, molto altro rispetto al prete burbero ma santo che la saga guareschiana gli ha cucito addosso rendendo insieme imperitura la sua fama.

Tutto comincia con il Don Camillo narrato da Giovannino Guareschi. Sono le sue storie che hanno disegnato il personaggio nell’immaginazione, ma è un solo attore che in cinque memorabili film ce l’ha reso vivo, teatrale, carnale, e anche simbolico come una moderna maschera della commedia dell’arte.

Ma chi era veramente Fernandel? Francese, simpatico, bravo… e poi? E perché fu scelto proprio lui per questo ruolo di prete schietto, uno che ama il suo gregge, fuma il sigaro, sghignazza, mena le mani e, soprattutto, dialoga con Gesù crocifisso?

I più «vecchi» se lo ricordano, oltre che nei panni del pretone guareschiano, in uno spot di Carosello in cui pubblicizzava con l’amico Cervi “un brandy che crea l’atmosfera”.

Ma pochi sanno della sua lunga carriera – più di 120 film all’attivo –, della famiglia a cui era molto legato, degli amici che frequentava, dei luoghi e del cibo del Midi che amava, della fede cattolica che aveva nutrito, con la semplicità propria del popolo, sin da piccolo nella sua parrocchia nel cuore di Marsiglia…

Il libro è stato scritto dal giornalista Fulvio Fulvi è già nelle redazioni dei quotidiani Il MessaggeroIl CentroIl Mattino dell’Alto Adige e Avvenire; del settimanale Di Tutto e dei mensili Bell’Italia Condé Nast Traveller.

Ha pubblicato i volumi Poliziotti senza paura: Stelvio Massi e il cinema d’azione (2010), Il desiderio nasce dallo sguardo. Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme (2012), Maurizio Merli. Il poliziotto ribelle (2014).

È coautore in volumi collettivi sui film di Don Siegel, sul nuovo polar francese, sulla serie televisiva degli anni ’70 Qui Squadra mobile. Nel 2012 è stato direttore artistico del B-Movie Festival di Milano.

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