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Angelus (30/06/2019) - Foto © Servizio Fotografico - Vatican Media

“Dobbiamo imparare la via dell’umiltà!”

Le parole del Papa alla recita dell’Angelus

Alle ore 12 di oggi [1° settembre 2019], il Santo Padre Francesco si affaccia alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini riuniti in Piazza San Pietro. Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

Prima dell’Angelus

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Prima di tutto, devo scusarmi del ritardo, ma c’è stato un incidente: sono rimasto chiuso nell’ascensore per 25 minuti! C’è stato un calo di tensione e si è fermato l’ascensore. Grazie a Dio sono venuti i Vigili del Fuoco – li ringrazio tanto! – e dopo 25 minuti di lavoro sono riusciti a farlo andare. Un applauso ai Vigili del Fuoco!

Il Vangelo di questa domenica (cfr Lc 14,1.7-14) ci mostra Gesù che partecipa a un banchetto nella casa di un capo dei farisei. Gesù guarda e osserva come gli invitati corrono, si affrettano per procurarsi i primi posti. È un atteggiamento piuttosto diffuso, anche ai nostri giorni, e non solo quando si è invitati a un pranzo: abitualmente, si cerca il primo posto per affermare una presunta superiorità sugli altri. In realtà, questa corsa ai primi posti fa male alla comunità, sia civile sia ecclesiale, perché rovina la fraternità. Tutti conosciamo queste persone: arrampicatori, che sempre si arrampicano per andare su, su… Fanno male alla fraternità, danneggiano la fraternità. Di fronte a questa scena, Gesù racconta due brevi parabole.

La prima parabola è rivolta a colui che è invitato a un banchetto, e lo esorta a non mettersi al primo posto, «perché – dice – non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Per favore, vai indietro, cedigli il posto!”». Una vergogna! «Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto» (cfr vv. 8-9). Gesù invece insegna ad avere l’atteggiamento opposto: «Quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, veni più avanti!”» (v. 10). Dunque, non dobbiamo cercare di nostra iniziativa l’attenzione e la considerazione altrui, ma semmai lasciare che siano gli altri a darcele. Gesù ci mostra sempre la via dell’umiltà – dobbiamo imparare la via dell’umiltà! – perché è quella più autentica, che permette anche di avere relazioni autentiche. La vera umiltà, non la finta umiltà, quella che in Piemonte si chiama la mugna quacia, no, quella no. La vera umiltà.

Nella seconda parabola, Gesù si rivolge a colui che invita e, riferendosi al modo di selezionare gli invitati, gli dice: «Quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti» (vv. 13-14). Anche qui, Gesù va completamente contro-corrente, manifestando come sempre la logica di Dio Padre. E aggiunge anche la chiave per interpretare questo suo discorso. E qual è la chiave? Una promessa: se tu farai così, «riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti» (v. 14). Questo significa che chi si comporta così avrà la ricompensa divina, molto superiore al contraccambio umano: io ti faccio questo favore aspettando che tu me ne faccia un altro. No, questo non è cristiano. La generosità umile è cristiana. Il contraccambio umano, infatti, di solito falsa le relazioni, le rende “commerciali”, introducendo l’interesse personale in un rapporto che dovrebbe essere generoso e gratuito. Invece Gesù invita alla generosità disinteressata, per aprirci la strada verso una gioia molto più grande, la gioia di essere partecipi dell’amore stesso di Dio che ci aspetta, tutti noi, nel banchetto celeste.

La Vergine Maria, «umile ed alta più che creatura» (DANTE, Paradiso, XXXIII, 2), ci aiuti a riconoscerci come siamo, cioè piccoli; e a gioire nel donare senza contraccambio.

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Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,
oggi, 1° settembre, ricorre la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato. Una preghiera ecumenica, che anima la presa di coscienza e l’impegno per tutelare la nostra casa comune, a partire da uno stile di vita personale e familiare più sostenibile. Da oggi fino al 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, è un tempo favorevole alla lode di Dio per tutte le sue creature e all’assunzione di responsabilità di fronte al grido della Terra.

Saluto tutti voi, provenienti dall’Italia e da varie parti del mondo. In particolare, saluto i pellegrini ucraini – Slava Jisusu Khristu! – giunti da diversi Paesi in occasione del Sinodo dei Vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina, che avrà luogo a Roma nei prossimi giorni. Saluto le Suore e le giovani in formazione dell’Istituto di San Giuseppe Benedetto Cottolengo. Grazie! Grazie per la vostra testimonianza! Grazie per quello che fate e per quello che ci insegnate; avanti, avanti! I ciclisti di Cunardo e i fedeli di Cerro di Bottanuco; il gruppo dell’Azione Cattolica di Lecce e i giovani di San Matteo della Decima, Gallo Ferrarese e Capriate San Gervasio.

Mercoledì prossimo, a Dio piacendo, partirò per un viaggio apostolico in Africa, per visitare le popolazioni di Mozambico, Madagascar e Mauritius. Vi chiedo di accompagnarmi con la preghiera, perché questa visita pastorale possa portare i frutti desiderati.

Il prossimo 5 ottobre terrò un Concistoro per la nomina di dieci nuovi Cardinali. La loro provenienza esprime la vocazione missionaria della Chiesa che continua ad annunciare l’amore misericordioso di Dio a tutti gli uomini della Terra. Ecco i nomi dei nuovi cardinali: Mons. Miguel Ángel Ayuso Guixot, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso; Mons. José Tolentino Calaça de Mendonça, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa; Mons. Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo, Arcivescovo di Jakarta; Mons. Juan de la Caridad García Rodríguez, Arcivescovo di San Cristóbal de la Habana; Mons. Fridolin Ambongo Besungu, Arcivescovo di Kinshasa; Mons. Jean-Claude Hollerich, Arcivescovo di Lussemburgo; Mons. Álvaro Leonel Ramazzini Imeri, Vescovo di Huehuetenango; Mons. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna; Mons. Cristóbal López Romero, Arcivescovo di Rabat; Padre Michael Czerny, S.J., Sottosegretario della Sezione Migranti del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Insieme ad essi, unirò ai membri del Collegio Cardinalizio due Arcivescovi e un Vescovo che si sono distinti per il loro servizio alla Chiesa: Mons. Michael Louis Fitzgerald, Arcivescovo emerito di Nepte; Mons. Sigitas Tamkevičius, Arcivescovo emerito di Kaunas; Mons. Eugenio Dal Corso, Vescovo emerito di Benguela. Preghiamo per i nuovi Cardinali affinché, confermando la loro adesione a Cristo, mi aiutino nel mio ministero di Vescovo di Roma per il bene di tutto il santo popolo fedele di Dio.
E a tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

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