Dona Adesso

Dio, non farmi correre con i tacchi alti!

La preghiera che chiede di aumentare la fede nel momento dello sconforto, indica che comunque la fede c’è

Cara prof, secondo te sbaglio a chiedere l’aiuto di Gesù? Sì, insomma… cosa devo fare quando nonostante tutto mi scoraggio? Sono una banderuola al vento. Immagina una persona che si sente convinta di una cosa ma che poi si comporta in un modo opposto a questa convinzione… E come se il mondo reale mi risucchiasse… così anche i miei buoni propositi vanno a farsi friggere nell’arco di un secondo.

E sono anche lontana anni luce dall’amore per gli altri.

Non sono insensibile nei confronti dei problemi degli altri, ma è come se mi riguardassero meno. Se potessi aiutare il mio bimbo, il mio papà o mia sorella, farei qualsiasi cosa… Ma per gli altri? Beh, rispondere a questa domanda mi fa un po’ vergognare e soprattutto mi fa pensare che ho ancora tantissima strada da fare per arrivare alla salvezza.

E se tutto questo tempo davanti io non lo avessi? Scusami, sono come un fiume in piena e ti sommergo di punti interrogativi e riflessioni”.

Carissima Sara, quando devo partecipare ad una cerimonia e devo indossare i tacchi alti, mi sento male; oramai non ci sono quasi più abituata. Eppure mi piacciono. Adoro quel corpo slanciato e quell’andatura elegante che i tacchi alti ti donano.

Ma poi, quando arriva la sera, li stramaledico. I piedi mi fanno male, ogni passo che faccio è una fatica dolorosa e l’andatura elegante è sostituita da quell’incedere sbilenco dovuto al tentativo di soffrire il meno possibile ad ogni passo.

In queste circostanze pagherei oro pur di avere un paio di ciabatte e mettere a bagno i piedi.

Ecco Sara, pensavo a tutto questo quando leggevo la tua lettera.

A volte, per camminare con Dio ed arrivare alla vetta preparata da sempre per noi, ci mettiamo degli scomodissimi tacchi alti. E come se non bastasse, vorremmo anche correrci!

È naturale, quindi, che il nostro incedere diventi amaro e faticoso; ci scoraggiamo… cadiamo più facilmente… proviamo dolore… ci sentiamo inadeguati.

Pian piano, ci percepiamo come la grande delusione di Dio e, a quel punto, anche pregarlo diventa un difficile esercizio perché ce ne sentiamo indegni.

Volevamo fare la scalata con Lui, al meglio di noi stessi (belli, eleganti, con l’incedere deciso di chi vuol fare la Sua volontà) ed invece ci ritroviamo zoppicanti e con l’incedere sbilenco di chi prova troppo dolore nell’andare avanti.

È allora che dobbiamo chiedere a Dio un altro paio di scarpe; forti come il suo Spirito, belle come la Sua Volontà e resistenti come la Fiducia in Lui.

Quando le indosseremo, capiremo tanti meccanismi del mondo spirituale, cammineremo sereni ed arriveremo alla vetta con più facilità.

Per esempio comprenderemo ciò che diceva santa Teresa di Lisieux in una preghiera scritta da lei il 16 luglio 1897:

Voi però, o Signore, conoscete la mia debolezza: ogni mattino prendo la risoluzione di praticare l’umiltà e alla sera riconosco che ho commesso ancora ripetuti falli di orgoglio. A tale vista sono tentata di scoraggiamento; ma capisco, anche lo scoraggiamento è effetto d’orgoglio. Voglio quindi, mio Dio, fondare la mia speranza su voi solo: giacché tutto potete, degnatevi far nascere nell’anima mia la virtù che desidero. Per ottenere questa grazia dall’infinita vostra misericordia, vi ripeterò spesso: «Gesù, mite ed umile di cuore, fate il mio cuore simile al vostro!»”.

Poi, sulle orme dei mistici, capiremo con chiarezza che lo scoraggiamento è anche l’arma principale utilizzata da satana per cercare di annullare la nostra fede. Lui si diverte opprimendo la nostra mente con una valanga di frasi negative, per non farci arrivare alla cima.

Non ce la fai… 

– Non ce la potrai mai fare… 

– Ma cosa ti viene in mente?

– Lascia stare… 

Fai le cose come fanno tutti.

Lo scoraggiamento è l’arma più efficace per dominarci, perché blocca le nostre enormi possibilità, distruggendo la fiducia in Dio.

Il diavolo vuole spaventarci, vuole farci credere impossibile la vittoria.

Ma i santi, con la loro testimonianza, ci ridanno continuamente il balsamo della speranza, ricordandoci che nulla è impossibile per chi crede, nessuna battaglia invincibile, nessuna difficoltà insormontabile, nessuna rinunzia impraticabile.

Infine, leggendo la Bibbia, vedremo che le nostre stesse crisi spirituali ce le hanno avute tutti; persino gli apostoli. Siamo fragili creature.

“Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».

Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

Abbiamo poca fede ma il fatto che ce ne accorgiamo credo sia già un buon punto di partenza. Mi rasserena infatti che anche gli apostoli, pur avendo Gesù lì con loro, avevano una fede vacillante.

Se ho dubbi, se vacillo, sono comunque sulla buona strada e, come i dodici, trasformerò la consapevolezza dell’assenza di fede in invocazione di aiuto.

La preghiera che chiede di aumentare la fede nel momento dello sconforto, indica comunque che la fede c’è. E può crescere.

Camminare nella fede con scarpe forti ed adatte, donate da Dio, diventerà il nostro segreto per andare avanti. Via quei tacchi a spillo scelti da noi.

Via quegli scrupoli esagerati che ci fanno perfino sentire in colpa se, per gli estranei, non abbiamo quello stesso fortissimo amore che proviamo per la nostra famiglia (sappi che don Lorenzo Milani, nel suo testamento, rivolto ai ragazzi barbianesi, scrisse: “Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto”)

Via quel perfezionismo che ci fa vivere la fede con l’ansia da prestazione, rigidi e focalizzati su ciò che non va in noi.

Dio ci accompagna fino alle nostre più insondabili insicurezze. Lui è lì. Non ci lascia.

Questo è vangelo.

[Fonte: www.intemirifugio.it]

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