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Dio c’è e, senza bisogno di un notaio, ha preparato un’eredità ricchissima per noi…

Emozioni e riflessioni a margine di un momento cruciale per la Chiesa italiana

Sto facendo la valigia e penso: “Io non sono la delegata più credibile per questo Convegno ecclesiale. Ho assistito a talmente tanti incontri, ho partecipato a così tanti meeting ed ho condiviso così tanti lavori di gruppo (sempre in ambito ecclesiale) che oramai ho come le antenne alte verso il pericolo maggiore di queste esperienze: dire tante parole, dimenticandoci che noi dovremmo ascoltare “la Parola” e fidarci.

Di per sé la vita, infatti, sarebbe molto semplice (almeno così la vedo io, forse un po’ ingenuamente): volerci bene e sorreggerci a vicenda per arrivare, uniti, in Paradiso.

Però, si sa come vanno le cose. Un po’ la vita è complicata, un po’ ce la complichiamo noi ed il risultato è questo: una marea di documenti ecclesiali che parlano, parlano, parlano… mentre io ho l’impressione che la gente abbia tanto bisogno di carezze, misericordia ed incoraggiamenti.

Un po’ quello che faceva Gesù, insomma.

Ma oggi, primo giorno, c’è stato un momento della giornata in cui l’emozione mi ha travolta (e chi mi conosce sa che non piango nemmeno ai matrimoni!).

Eravamo in processione e stavamo entrando nel battistero per poi uscire da lì ed accedere in Duomo. Detta così, potrebbe sembrare niente di più della descrizione di un itinerario.

Invece è stato in quel momento, proprio in quei primi passi all’interno del Battistero, che un’emozione grande mi ha travolta. Sui nostri passi silenziosi ha echeggiato una voce che proclamava il cap. 21 del libro dell’Apocalisse: “Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: «Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il “Dio-con-loro”. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate». E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»; e soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci. Ecco sono compiute! Io sono l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine. A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita. Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio”.

È stato lì, in quel momento, che mi sono sentita figlia insieme a tanti altri figli. Mi sono sentita piccola, insieme a tanti altri piccoli.

Mi sembrava che la solennità di quelle parole riempisse il mio cuore di una certezza assoluta: Dio c’è e ci asciugherà ogni lacrima.

In quell’attimo ho sentito che potevo consolare me stessa e le altre persone, con forza e senza il timore di poggiare tutto su un’illusione.

Dio c’è e, senza bisogno di alcun notaio, ha preparato un eredità di beni inimmaginabili per tutti noi.

Dio c’è ed ha, accanto a sé, anfore piene dell’acqua della vita pronte a dissetarci, completamente gratis. Un’acqua personalizzata capace di ridare vigore alle nostre membra spesso stanche o sfiduciate.

Con questa grande emozione sono entrata in duomo e niente più, mi ha tolto quella emozione. Nemmeno quei vespri fatti con lo stile solenne ed ampolloso che mi ha richiamato più un passato cattedratico che non il presente dell’amore di un Padre.

Ogni giorno voglio portarmi a casa una cosa bella e mai, come oggi, ho sentito la solennità di quelle parole, quasi come fossero un giuramento divino espresso per sempre: “Io ci sono!”.

C’è nell’alfa della mia vita e nell’omega delle mie vicissitudini; c’è nell’inizio di ogni mio pensiero e nella fine di ogni mia decisione. Dio c’è e niente ci turbi!

Al di là dei nostri discorsi, c’è la sua Parola che unisce il dire ed il fare, il desiderio e la realtà, i sogni e la loro realizzazione.

Dio c’è e niente ci spaventi.

 

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