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Difendere la famiglia è omofobia?

Polemiche a Faenza dopo un voto a favore della famiglia naturale. Il sindaco costretto a scusarsi, il vescovo riflette: “Nessuno è più libero di esprimere le proprie idee”

Per respirare il clima ostile che c’è oggi in Italia nei confronti della famiglia, basta ficcare il naso a Faenza, piccolo centro romagnolo balzato agli onori delle cronache nazionali nel corso di questa settimana. È una vera e propria bagarre appesantita da polemiche e dalle non più originali accuse di omofobia, quella che ha investito il consiglio comunale della città.

Il casus belli è stato un ordine del giorno, proposto da Forza Italia e votato da mezzo Partito democratico, che chiede alla Regione di “istituire la festa della famiglia naturale fondata sull’unione fra uomo e donna” nonché di adottare il “fattore famiglia” e di mettere al bando il documento dell’Organizzazione mondiale della sanità, il quale introduce il gender nelle scuole e fornisce linee guida per l’educazione sessuale dei bambini fin dalla più tenera età.

Tra i voti a favore, si contano anche quelli del sindaco faentino di sinistra Giovanni Malpezzi e della sua collega di partito Manuela Rontini, neoeletta in consiglio regionale e membro della direzione nazionale del Pd. Apriti cielo. Su social network e media s’è infuriato un vero e proprio fuoco di fila verso i due esponenti democratici da parte dei loro compagni di partito, che hanno definito una simile posizione “in aperto contrasto con la linea nazionale del Pd” e persino “retrograda, da medioevo, da destra retriva”.

La vicenda ha assunto un respiro più ampio rispetto alla cinta muraria della città di Faenza. Di un voto che “lacera” i valori del partito hanno parlato Ivan Scalfarotto, relatore del ddl contro l’omofobia, e Michele De Pascale, segretario provinciale del Pd di Ravenna. Democratico e ravennate è anche Giovanni Paglia, deputato alla Camera, che ha visto quell’odg come una forbice capace di spezzare “ogni legame minimo con qualsiasi cultura politica liberale”.

In mezzo a tanto inopinato scalpore, si leva – unica – una voce a favore del testo approvato in consiglio comunale. È quella di mons. Claudio Stagni, vescovo di Faenza-Modigliana, che descrive come “violenta, intollerante e scomposta” la reazione dei detrattori dell’odg. Episodio che secondo il presule dimostra come “nessuno sia più libero di esprimere le proprie idee e convinzioni”. Una realtà che è “sorprendente” e “inconcepibile” a tal punto che è “ora che qualcuno se ne renda conto”.

Il vescovo ritiene che il caso sia stato strumentalizzato. “Chissà perché se qualcuno la pensa come la Chiesa, e lo esterna, poi viene accusato di essere medioevale, mentre il nuovo e il giusto stanno da altre parti”, afferma. E sottolinea poi che chi ha votato a favore dell’odg “si è espresso secondo le leggi attuali, che non sono ancora giunte a riconoscere le famiglie di fatto”.

Mons. Stagni ha inoltre commentato, anche sulla scorta della sua esperienza pastorale: “A favore della famiglia naturale credo che siano sia il sindaco che la Chiesa e la maggioranza della gente”. Parole che il vescovo ha pronunciato prima della clamorosa (ma non troppo) retromarcia operata dal sindaco e dall’altra esponente del Pd finita per questo voto nell’occhio del ciclone, Manuela Rontini.

Quest’ultima, forse reduce da diverse ore decisamente difficili nella direzione nazionale del Pd, ha pronunciato così, in modo lapidario, il suo atto di pentimento: “Ho sottovalutato la cosa, ne sono dispiaciuta e mi scuso”. Più infarcite di spiegazioni le scuse del sindaco Malpezzi, che sostiene di aver letto solo degli “stralci”, prima del voto, di un documento il quale è “frutto di un’impostazione ideologica sbagliata e retrograda”. L’impegno del Primo cittadino è ora quello di proporre un nuovo odg “più rispettoso della ricchezza di opinioni all’interno della città”. Ricchezza però fatua, se attinge a una sola fonte culturale: quella del “pensiero dominante” che “propone una falsa compassione”.

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