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Diana Bracco (Foto Gruppo Bracco)

Diana Bracco: “Noi donne, motore di sviluppo per il mondo”

La presidente del Gruppo Bracco racconta i suoi progetti in ambito sociale, sanitario e sportivo

Diana Bracco è Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Bracco, multinazionale che opera nel campo della salute con un fatturato di oltre 1,3 miliardi di euro e circa 3400 dipendenti in tutto il mondo. Con lei parliamo di responsabilità sociale di impresa, del ruolo delle donne, e dei grandi temi al centro di EXPO 2015.

Presidente Bracco, lei ha più volte affermato che le donne sono un motore di cambiamento: ci spieghi meglio.

Per me le donne rappresentano un formidabile motore di sviluppo in tutto il mondo. Sia nei Paesi in via di sviluppo sia nelle società più avanzate, infatti, l’impulso più importante alla crescita globale nel prossimo futuro verrà proprio dal lavoro femminile, che rappresenta un fattore decisivo. La nuova presa di coscienza delle donne in tutte le parti del mondo è anche una straordinaria leva di cambiamento sociale e politico. Certo, la strada è ancora lunga, ma io sono ottimista sul futuro. Aggiungo solo che l’essere donna e optare per una vita professionale attiva comporta spesso un onere individuale molto gravoso.

Che cosa fa in concreto Il Gruppo da lei guidato per le donne?

Bracco è una multinazionale della salute che, di generazione in generazione, in quasi 90 anni di storia ha dato lavoro di qualità a migliaia di famiglie, ed è diventata una realtà globale che contribuisce coi suoi prodotti al benessere delle persone. Il nostro impegno, sostenuto da costanti investimenti in Ricerca e Innovazione nell’imaging diagnostico, è mirato a fornire strumenti sempre più sicuri e a individuare soluzioni efficaci, affidabili, precise e poco invasive. Questa è da sempre la nostra bussola. E questo ci ha permesso di crescere nel mondo arrivando a detenere una quota del 30% del mercato globale delle procedure con mezzi di contrasto per radiologia. Un dato che rappresenta un grande motivo d’orgoglio per un’azienda familiare italiana.

A favore delle donne il Gruppo Bracco sviluppa da anni una politica volta non solo a garantire le pari opportunità nei percorsi professionali, ma anche a mettere la donna in condizione di conciliare esigenze professionali e personali, tracciando strade percorribili.

I risultati di questa politica aziendale si vedono. Da noi le donne oggi rappresentano circa il 40% dei nostri dipendenti, con una elevata qualificazione (un quarto di dirigenti sul totale, e un terzo è quadro). Ma ancor più significativa è la presenza nella ricerca, un ambito, quello tecnico-scientifico, in cui la presenza femminile in genere è poco diffusa: oltre la metà dei nostri ricercatori è costituita da donne.

Lei è anche Presidente di Fondazione Sodalitas: ci racconta che cosa questa organizzazione e come?                                                                     

Quando nacque Sodalitas, nel 1995, la Responsabilità Sociale d’impresa era un tema pionieristico, e riferito prevalentemente alla dimensione della filantropia. Oggi non è più così: la Sostenibilità d’impresa è diventata infatti una leva fondamentale di competitività e legittimazione per le aziende più avanzate. Fondazione Sodalitas ha promosso e accompagnato questa evoluzione, gettando un ponte tra profit e settore no-profit. Sempre più imprenditori sono consapevoli che le aziende fanno parte di una comunità più ampia, con cui interagiscono, da cui ricevono e a cui possono restituire molto. E’ questo del resto il messaggio forte che il Santo Padre ha rivolto a noi imprenditori di Confindustria nello storico incontro del 27 febbraio scorso. In modo accorato e diretto, papa Francesco ci ha esortato a “Fare insieme”, e a non dimenticare mai gli “ultimi”. Un’espressione che chiama ciascuno a collaborare ea preparare la strada a rapporti regolati da un comune senso di responsabilità. Accogliere e aiutare gli ultimi della nostra società non è solo giusto: è anche la via migliore per rinforzare i nostri legami e rendere le nostre comunità più coese e più sicure.

La sua famiglia ha creato nel 2010 la Fondazione Bracco. Che progetti sociali avete avviato?

La nostra Fondazione è nata per conservare e tramandare il patrimonio dei valori di responsabilità d’impresa che hanno caratterizzato i quasi 90 anni della storia del Gruppo Bracco.

Sul fronte delle nuove generazioni, quattro anni fa abbiamo lanciato un progetto pluriennale: Diventerò-Fondazione Bracco per i giovani, che accompagna i ragazzi meritevoli nel loro tra mondo accademico e mondo del lavoro. Proprio in questi giorni arricchito il progetto con cinque borse di studio destinate a giovani rifugiati, in particolare donne, per corsi di laurea in Medicina e Scienze infermieristiche. Un progetto lungimirante realizzato insieme all’Università di Pavia per favorire l’integrazione e valorizzare le migranti più meritevoli.

Sempre sul fronte integrazione, abbiamo sviluppato anche altri due importanti progetti. Il primo è Prevenzione Amica delle Donne Migranti, promosso insieme al Comune di Milano e Opera San Francesco per i Poveri, che ha coinvolto in un anno e mezzo di attività oltre 500 donne immigrate, 376 delle quali sono state prese in carico. Ad oggi sono state eseguite 1300 visite ed esami ambulatoriali, consapevoli di quanto la diagnostica sia fondamentale per la salute presente e futura di mamma e bambino.

Il secondo progetto dedicato al tema dell’integrazione, a cui tengo moltissimo, è il progetto Oltre i Margini che, insieme a Cesvi e l’Associazione La Rotonda, promuove nel quartiere Gorizia del Comune di Baranzate due diritti fondamentali: la salute e il lavoro. Grazie anche alla collaborazione con l’Ospedale Sacco di Milano e del Centro Diagnostico Italiano, è possibile dare un’attenzione prioritaria a donne e bambini.

Un progetto che interviene in un territorio con un altissimo numero di immigrati residenti: 1 su 3 è immigrato e il 64% è straniero.

Nell’ambito delle attività di Responsabilità Sociale, il Gruppo Bracco si occupa anche di sport per giovani e donne. Come nasce l’iniziativa Donna Sport?

Il nostro impegno a favore dei giovani e dello sport ha radici profonde: da ormai 13 anni portiamo avanti con successo il nostro progetto Giovani & Sport, che coinvolge oltre 4000 ragazzi di età compresa tra i 5 e i 18 anni, e collabora con le Istituzioni Scolastiche e 16 società sportive di tantissime discipline, dalla pallavolo all’atletica leggera. Proprio sulla scorta di questo impegno di lunga data, tre anni fa abbiamo deciso di affiancare a Giovani & Sport un progetto specificatamente dedicato allo sport femminile. Nel nostro Paese, infatti, lo sport “in rosa” è in costante aumento sia in termini di presenza delle donne nelle varie discipline sportive sia di incremento dei successi conseguiti a ogni livello. È nato così il Progetto Donna Sport: iniziativa che vuole valorizzare lo sport al femminile, e che aspira, in particolare, a promuovere la conciliazione tra l’attività agonistica e l’impegno nello studio.

Lei è una donna che con la sua molteplice attività ha lasciato il segno in tanti campi. In questi anni è stata, ad esempio, Presidente di Expo 2015 Spa e Commissario Generale per il Padiglione Italia. Con il suo tema, “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, l’Expo di Milano è stato una tappa fondamentale nel dibattito planetario sui problemi dell’umanità nel terzo millennio: cibo, risorse e sostenibilità.

L’idea di un Expo aperto e solidale, che permise a Milano di vincere la sfida con Smirne, ha rappresentato la cifra dell’Esposizione italiana, rendendola davvero “Universale”. Milano è una città che storicamente ha incarnato per generazioni di Italiani la speranza di una vita migliore. Negli anni del Dopoguerra il capoluogo lombardo è stato l’approdo di tantissime persone, che ha saputo integrare attraverso la cultura del lavoro. Ora grazie all’Expo, Milano ha rafforzato ulteriormente la sua vocazione di città accogliente, attrattiva e internazionale.

Nei sei mesi dell’Esposizione Universale abbiamo davvero coinvolto il mondo per riflettere insieme sul problema dell’alimentazione nelle sue varie forme: malnutrizione, malattie, sprechi. Per questo l’Expo è stata un’occasione storica di incontro tra gli uomini, di confronto e di dialogo tra Popoli diversi.

In conclusione, Diana Bracco ci parli di lei…

Dopo il liceo classico al Parini di Milano, ricordo che avevo in mente di fare il medico, ma alla fine mi iscrissi a chimica a Pavia; una materia che mi appassionò subito e che poi mi è servita in tutti questi anni per capire l’importanza dell’innovazione scientifica e per dialogare con chi fa concretamente ricerca. Mio padre Fulvio era un uomo esigente. È stato lui a guidarmi sulla strada giusta, riservandomi peraltro una dura gavetta in azienda dove entrai 50 anni fa: dapprima al controllo di gestione, poi all’organizzazione, quindi nel ruolo di assistente alla presidenza. Per non parlare delle esperienze estere e nel mondo associativo a cui mio padre ha sempre dato molta importanza.

About Rita Ricci

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