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Dialogo interreligioso: fondamentale il ruolo della scuola

Un ebreo e un musulmano a confronto a Napoli in una tavola rotonda coordinata Movimento dei Focolari

Il dialogo tra le religioni, emergenza tra le più sentite in questo momento storico, diviene imprescindibile esigenza educativa e, quindi, oggetto di necessaria e approfondita riflessione per docenti e studenti. Rispondendo al desiderio dei suoi alunni di discutere sulla possibilità e le modalità di un incontro tra le diverse fedi, l’Istituto Nazareth di Napoli ha ospitato Francesco Villano, presidente dell’Associazione Amicizia Ebraico-Cristiana cittadina, e Nasser Hidouri, imam di San Marcellino (CE). I due hanno raccontato la propria esperienza umana e religiosa in un dibattito con studenti, genitori e docenti dell’istituto, moderato da Diana Pezza Borrelli, responsabile per il dialogo del Movimento dei Focolari.

Un concreto esempio di lavoro quotidiano per un dialogo tra le religioni che sia anzitutto dialogo tra persone è quello portato avanti, dal 1942 in Europa e poi in Italia, e dal 1987 a Napoli, dall’Amicizia Ebraico Cristiana, di cui Villano ha ricostruito la storia, rivolgendo ai presenti “l’invito a incontrare chi è diverso, a vedere come vive. In tal senso offre opportunità straordinarie Napoli, città che da alcuni decenni ospita persone provenienti da tutto il mondo: una società colorata, qual è ormai il mondo intero; una società bellissima, perché ognuno porta il suo colore. Bisogna conoscersi nelle proprie diversità, e ciò è possibile in due modi: lo studio delle altre culture e l’incontro personale”.

“Il mondo deve essere multiculturale, ma soprattutto interculturale e interreligioso”, gli ha fatto eco Pezza Borrelli. In tal senso un ruolo fondamentale lo ricopre la scuola, “poiché la condizione per incontrare chi è diverso è avere consapevolezza delle proprie radici culturali e religiose. Ecco, allora, che c’è un regola aurea per incontrarsi, non a caso contenuta in tutti i testi sacri, e principio anche laico: non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”.

“Chiedetevi – ha esortato la relatrice rivolgendosi al pubblico degli studenti – se volete essere uomini e donne del dialogo, che applichino concretamente questo ideale alla vita e alla politica, costruendo percorsi di pace e non quei muri di odio che rischiano di distruggere la terra”.

Hidouri ha spiegato come la riflessione su ciò abbia cambiato la sua vita, dopo l’arrivo in Italia nel 1991 e l’incontro con don Peppino Esposito, che, colpito dal fervore della preghiera dei braccianti musulmani, pur schiacciati dalle fatiche del lavoro a nero e sottopagato, apriva loro la sua parrocchia. “Mi fece riflettere sul fatto che gli stessi musulmani, spesso guardati con diffidenza dai cristiani, vedevano questi ultimi come sodali degli occupatori europei dei loro paesi. Nei periodi storici di crisi, le persone tendono a sfogare la rabbia contro nemici identificati con religioni diverse dalla propria, ad essi opposta. Quel che dopo il 1929 condusse all’Olocausto degli ebrei si sta ripetendo oggi con l’avanzata dell’Isis. Ma l’Islam non è questo. Io collaboro con l’AECNA per dimostrare che ciò che sta succedendo al di là delle nostre coste può succedere anche qui. Se l’uomo diventa aggressivo e avido ci sarà la guerra, mentre noi dobbiamo cercare la pace”.

Il pubblico ha rivolto ai relatori numerose domande sull’importanza dello studio come fondamento di tale pace, e sulla necessità, per la scuola, di educare, attraverso i programmi disciplinari e le attività extracurricolari, alla tolleranza e alla curiosità verso l’altro, oltre che ad un’adeguata conoscenza delle diverse culture. Esempio ne è stato offerto da Villano attraverso la ricostruzione della disputa israeliano-palestinese, prodotto di una spartizione geopolitica da interessi economici e di potere, cui i popoli interessati hanno reagito coltivando una cultura dell’odio reciproco. “Oggi viviamo un passaggio della storia mondiale altrettanto delicato: il ruolo di leader degli USA si sta ridefinendo in un nuovo equilibrio con altre potenze, e probabilmente in questo travaglio epocale ci saranno sofferenze e anche dei martiri. Ma credo che dobbiamo guardare la storia con speranza, e possiamo farlo solo diventando cittadini del mondo, avendo una percezione quanto più netta possibile di ciò che accade intorno a noi. È necessario che i giovani usino tutti gli strumenti a loro disposizione per conoscere e comprendere la contemporaneità, supportati in ciò dai docenti e dalle famiglie. E ciò significa anche uscire dai luoghi abitualmente frequentati, per conoscere le varie comunità presenti sul nostro territorio”.

Hidouri ha osservato, infatti, che una corretta conoscenza dei principi islamici rivela la strumentalizzazione di quella religione da parte di chi cela una campagna di odio e morte: “Il Corano non contiene alcun dettame su un’identificazione tra potere politico e religioso, ma solo norme di comportamento e di preghiera, ed esorta a conoscere in armonia la storia degli altri popoli. Il sedicente governo islamico si attribuisce impropriamente questo nome, come, nella storia, altri hanno fatto di quello cristiano o ebraico”.

“Il problema della conoscenza è centrale – ha confermato Pezza Borrelli -. Non a caso i libri fanno paura: dove impera la dittatura del terrore si colpiscono i luoghi di cultura, e si cerca di impedire alle donne e ai giovani di studiare. Si teme che formandosi una cultura e dei valori si possa muovere una critica al potere costituito. È importante, invece, che i giovani coltivino tale coscienza, nella consapevolezza che per crescere davvero bisogna conoscere l’altro e rispettarlo. Bisogna ‘allenarsi’ al dialogo con chi è diverso, giorno dopo giorno – ha concluso la relatrice – senza temere che questo possa significare perdere la propria identità, ché anzi essere convinti di questa rende più aperti al confronto. Può aprirsi, così, una strada da percorrere con l’altro, nella quale si può scoprire che si ha un obiettivo comune: la pace”.

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