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Di fronte al male, il cristiano non può solo rassegnarsi

Servono buon uso della libertà e pratica del bene

SALVADOR, lunedì, 22 agosto 2011 (ZENIT.org).- L’uso corretto della libertà e la pratica del bene sono gli strumenti con i quali si può combattere il male, di fronte al quale il cristiano non può semplicemente rassegnarsi.

Monsignor Murilo S.R. Krieger, scj, Arcivescovo di São Salvador da Bahia (Brasile), lo ha affermato in un articolo in cui riconosce che “il male, la sofferenza e la malattia fanno parte del nostro quotidiano. Le ingiustizie, la fame e il dolore sono così frequenti nel nostro mondo da sembrare normali e obbligatorie”.

“Per il cristiano, più che un colpevole, il male ha una causa: la libertà”, osserva.

“Siamo stati creati liberi, con la possibilità di scegliere il nostro cammino, per cui possiamo compiere tanto il bene quanto il male”.

“Se non avessimo intelligenza e volontà, non esisterebbe il male nel mondo, e neanche se fossimo
meri robot”. Dall’altro lato, “senza libertà non ci sarebbe il bene e non sapremmo che cosa sia un gesto d’amore”, così come “non conosceremmo il senso di parole come gratitudine, amicizia, solidarietà e lealtà”.

“Il male nasce dall’abuso della libertà o dalla mancanza d’amore”, sottolinea monsignor Krieger, e
“avviene perché utilizziamo in modo errato la nostra libertà o non accettiamo il piano di Dio, espresso nei comandamenti”.

“Quando ci lasciamo trascinare dall’egoismo e seguiamo le nostre idee, costruiamo il nostro mondo,  non il mondo che Dio desidera per noi”.

Il male, avverte il presule, “non è sempre compiuto in modo consapevole o volontario. Quanta sofferenza avviene per imprudenza!”.

A suo avviso, “ciò che ci angoscia di più, forse per la gravità delle conseguenze, è il male provocato dalla violenza, dall’odio e dall’egoismo”.

Un altro “immenso campo di sofferenza” è quello rappresentato dalle ingiustizie. “Quanti approfittano della loro posizione e del loro potere per arricchirsi sempre più, a costo della miseria dei deboli e della sofferenza degli indifesi!”.

Il nostro, aggiunge, è “un potere terribile”: “possiamo chiuderci nel nostro mondo e contemplare, indifferenti, le disgrazie altrui”.

Monsignor Krieger ricorda che non si può nemmeno dimenticare “il male provocato dalla natura quando le sue leggi non vengono rispettate”.

“La devastazione delle foreste e la contaminazione delle acque fluviali portano a conseguenze inevitabili, permanenti e dolorose per la vita dell’umanità. Colpa di Dio?”, chiede.

Di fronte al male, sottolinea l’Arcivescovo, “non possiamo avere un atteggiamento di mera rassegnazione”.

“Cristo ci insegna a lottare, combattendo il male nelle sue cause. Il buon uso della libertà e la pratica del bene ci aiuteranno a costruire il mondo che il Padre ha sognato per noi”.

“Scopriremo, quindi, che siamo molto più responsabili dei nostri atti di quanto immaginiamo. Fuggire da questa responsabilità, cercando fuori di noi la colpa dei nostri errori, è un atteggiamento comodo, inefficiente e incoerente”.

“Assumere la nostra storia, ponendo le nostre capacità a servizio degli altri, è un compito esigente, sì, ma che ci dà dignità e ci realizza come esseri umani e figli di Dio”, conclude.

[Traduzione e adattamento dal portoghese di Roberta Sciamplicotti]

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