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Emmanuel e Chimiary Chidi Namdi (Facebook)

Delitto Fermo: netta condanna della Chiesa

Sdegno di monsignor Perego e dei cardinali Montenegro e Menichelli per l’uccisione del profugo nigeriano. Don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco locale, si costituisce parte civile

Era giunto in Italia da profugo, come tanti, dopo una drammatica traversata del Mediterraneo a bordo di un barcone. Accompagnato dalla moglie Chimiary, Emmanuel Chidi Namdi, era un nigeriano cristiano, di 36 anni, in fuga dalle atroci persecuzioni di Boko Haram. Sperava di trovare accoglienza, sicurezza, lavoro e serenità ma ha incontrato una morte crudele ed assurda.

Ospite della Comunità di Capodarco a Fermo, Emmanuel aveva reagito agli insulti rivolti alla moglie, venendo riempito di botte fino al coma, e al decesso, avvenuto circa 24 ore dopo l’aggressione.

“Mi costituirò parte civile in qualità di presidente della Fondazione Caritas in Veritate a cui i due ragazzi erano affidati”, ha dichiarato don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco di Fermo, che aveva accolto i due coniugi otto mesi fa. Cattolici praticanti, Emmanuel e Chimiary erano ospiti del seminario vescovile di Fermo.

“Ci sono isole di aggressività che sono forti e che oscillano tra l’arroganza, la violenza e il razzismo. A volte il razzismo è raffinato, sottopelle, sottovalutato. Una serie di elementi che non distinguono il bene dal male”, ha proseguito don Albanesi, raccontando di aver benedetto lo scorso gennaio la promessa di matrimonio di Emmanuel e Chimiary, con il permesso del vescovo.

“Come profughi, non avendo i documenti e non potendo fare l’unione ufficiale, per loro ho ripreso un formulario del medioevo e poi abbiamo fatto una grande festa”, ha aggiunto il sacerdote.

Secondo quanto riferito da Albanesi, i due coniugi africani avevano perso una delle due figliolette in Nigeria, proprio durante un attentato di Boko Haram. L’altra bambina era morta durante il viaggio in barcone dalla Libia (dove erano stati picchiati) all’Italia.

Netta la condanna dell’omicidio da parte della Chiesa italiana. Il direttore della Fondazione Migrantes, monsignor Giancarlo Perego ha parlato di una “morte assurda”, frutto di “un clima intollerante, purtroppo diffuso non solo nelle Marche, ma anche in altre regioni d’Italia e d’Europa, che sta trasformando le discriminazioni e le conflittualità addirittura in atti di morte”.

È importante, tuttavia, ha aggiunto monsignor Perego, affrontare il fenomeno dei richiedenti asilo “con occhi diversi, con parole diverse, con una cura diversa”, poiché “rifiutare fino ad uccidere i migranti significa anche preparare la morte delle nostre città, significa non guardare al futuro”.

Anche secondo il cardinale Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Caritas Italia, il delitto di Fermo è la conseguenza dell’“aria che si respira”, carica di un “clima di razzismo e di xenofobia”.

“Ci vuole poco per far esplodere una scintilla e finire per calpestare la dignità dell’uomo”, ha dichiarato il porporato al SIR. “La politica non fa le scelte giuste – ha osservato – e i proclami contro gli immigrati assimilati ai terroristi hanno purtroppo pervaso la mentalità comune. Non si riesce più a vedere l’altro nella sua dignità di essere umano pari a noi”, ha poi concluso Montenegro.

Da parte sua, il cardinale Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo e presidente della Conferenza Episcopale Marchigiana, ha appreso la tragica notizia durante un pellegrinaggio in Terra Santa della sua diocesi: assieme ai cinquanta fedeli presenti, il porporato si è raccolto in preghiera ed ha celebrato una messa di suffragio per lo sfortunato profugo nigeriano.

In un messaggio di cordoglio indirizzato alla diocesi di Fermo, il cardinale Menichelli ha condannato questo “inqualificabile atto di violenza”, definito una “offesa profonda al genere umano”.

Nel frattempo, ieri sera, a Fermo, si è tenuta una veglia di preghiera in memoria della vittima, il cui presunto carnefice, un ultrà della Fermana, è stato fermato con l’accusa di omicidio preterintenzionale. [L.M.]

 

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