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“Date un volto alla misericordia”. Il messaggio della Cei ai consacrati

In occasione della Giornata Mondiale della Vita consacrata, i vescovi esortano ad accogliere il profugo, il drogato, il senza casa o senza lavoro, il divorziato, il bambino abusato, l’anziano solo, il carcerato

“Fate risplendere nella vostra testimonianza lo splendore del volto di Cristo, accogliendo il profugo, il drogato, l’affamato e nudo, il senza casa o senza lavoro, il coniuge separato o divorziato, il bambino abusato, l’anziano solo, il carcerato, il malato incurabile, il padre e la madre che non sanno come portare avanti la famiglia”.

È uno dei passaggi più significativi del Messaggio della Commissione Episcopale per il clero e la vita consacrata della Cei a tutti i consacrati, nella XX Giornata Mondiale ad essi dedicata.

“Siamo convinti – si legge nel testo – che ogni vera esperienza di vita consacrata debba trovare il suo principale fondamento nella gioia della misericordia assaporata personalmente. Ogni vocazione, la vostra in particolare, proviene da uno sguardo che è allo stesso tempo espressione di misericordia e di elezione da parte del Signore”.

“Solo nella misura in cui siete consapevoli di avere ricevuto e di ricevere continuamente, anzitutto nella preghiera, l’amore misericordioso, potete offrire una gioiosa testimonianza di vita evangelica”, scrivono i presuli. “Da questa esperienza personale – aggiungono – sempre più coinvolgente, scaturisce la prima missione: quella di trasformare le vostre comunità in luoghi nei quali ogni giorno imparate a mettere in atto il dono e il perdono reciproco, la correzione fraterna, la mutua accoglienza delle diversità e il servizio. Questo diventa un prezioso laboratorio delle virtù umane e cristiane nelle quali concretamente s’incarna la misericordia”.

La domanda è dunque: “Come dare oggi un volto all’amore misericordioso di Dio?”. “Il volto – si legge nel Messaggio – è sempre qualcosa di concreto, non un’idea astratta”. Esso si rende visibile nelle opere di misericordia corporali e spirituali e nella testimonianza di Santa Teresa del Bambin Gesù, di Santa Faustina Kowalska, della Beata Madre Speranza.

Donne e Sante in cui ardeva una “fiamma viva di amore”. “Voi consacrati e consacrate, per vocazione, avete un particolare compito nel mantenere accesa questa fiamma” raccomanda la Cei. “Ogni istituzione umana è insidiata dalla sclerosi e minacciata dal formalismo… pertanto è necessario ravvivare incessantemente le forme esteriori con lo slancio interiore, senza il quale esse si trasformerebbero ben presto in carico eccessivo”.

“Se l’anno scorso – concludono i vescovi – vi chiedevamo di portare l’abbraccio di Dio a tutti, in continuità con quel messaggio, quest’anno vi supplichiamo di essere volti concreti dell’amore di Dio che si china sulle molteplici miserie… Siate quegli angeli che accompagnano le sorelle e i fratelli feriti ad attraversare con fiducia la porta della misericordia. Non dimenticando mai l’invito della Beata Teresa di Calcutta: “Anziché lamentarsi delle tenebre, è molto meglio accendere una piccola luce”.

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