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Dalla magia nera a Gesù Cristo

Storia del calciatore ivoriano Yapi Yapo, trascinato tramite l’occultismo fino all’orlo del suicidio e poi rinato grazie alla fede

Le immagini choc hanno fatto il giro delle tv svizzere. Durante la partita valida per il campionato nazionale tra Aarau e Zurigo, un calciatore della squadra di casa compie un vero e proprio intervento killer sul ginocchio destro di un suo avversario, il centrocampista della squadra zurighese Gilles Yapi Yapo.

È successo lo scorso 9 novembre, data che rimarrà impressa nella memoria del giocatore ivoriano, poiché a causa del fallo subito ha riportato la rottura del menisco e dei legamenti del ginocchio. Considerata anche la sua ormai non più tenera età (trentadue anni), Yapi Yapo potrebbe così aver finito bruscamente la carriera in un grigio, grigissimo pomeriggio d’autunno elvetico.

Un episodio che distruggerebbe il morale di qualsiasi atleta, ma forse non quello ormai temprato di Yapi Yapo. Nella sua turbolenta esperienza di vita, lo sguardo del calciatore ivoriano si è infatti abituato a tonalità cromatiche ancor più cupe del grigio. Ha conosciuto il buio pesto dell’abisso. Ma anche il soave azzurro della rinascita per mano di Dio.

A raccontare la sua storia è stato lo stesso Yapi Yapo, attraverso un video pubblicato sul sito di una Chiesa evangelica e ripreso da Gazzetta.it pochi giorni dopo il suo infortunio. L’autobiografia si apre subito con rivelazioni forti; il calciatore non esita a recitare il triste elenco che ha caratterizzato un tratto della sua vita: “Peccati, perversioni, fornicazione, pornografia: c’è stato un momento in cui ero schiavo di tutte queste cose”.

Schiavo di idoli, che hanno finito per trascinarlo verso una ancor più cupa fossa. “A un certo punto un mio conoscente mi introdusse nel mondo dell’occultismo e da allora la mia situazione iniziò a peggiorare”, prosegue Yapi Yapo. Percorrendo labirinti in depravata ricerca, questo calciatore africano di successo trovò solo guai. “Andai in depressione – confida – e persi la mia stabilità mentale”.

È così che si affidò in modo sempre più docile alle persone che gli avevano aperto innanzi la porta oscura della magia nera. Iniziò a consegnargli dei soldi; cosicché in poco tempo si vide defraudato di circa 200mila euro. Si sentì vuoto, a tal punto da perdere anche gli ultimi bricioli di speranza e a meditare intorno alla peggiore delle soluzioni. “A un certo punto – spiega Yapi Yapo – iniziai a pensare al suicidio”.

Per scacciare dalla mente questa lugubre ipotesi, ricorse allora a guru senza scrupoli, capaci di prendersi gioco della vita (e della morte) delle persone. Fu quella, per Yapi Yapo, la famosa “caduta da cavallo” che iniziò a farlo gradatamente rinsavire. “Solo quando mi chiesero di sacrificare mio figlio per salvarmi capii che mi ero spinto troppo oltre”, spiega. È da allora che – prosegue – “sono rinato e uscito da quella crisi personale”.

L’amore di un padre, sebbene ottenebrato da depressione e falsi profeti, è ciò che ha vinto strappando la vita di questo giovane uomo al cappio di una morte tragica e precoce. L’amore per suo figlio è inoltre ciò di cui si è servito il Signore per spingere Yapi Yapo a compiere il primo di una serie di passi che l’avrebbero ricondotto a Lui.

Nella croce di Gesù l’atleta ivoriano ha finalmente riconosciuto Colui che – solo – è in grado di accogliere gli uomini per donare loro amore gratuito. La sua conversione è stata una rinascita che lo stesso Yapi Yapo spiega usando allegorie calcistiche: “Ora Dio è il mio presidente, Cristo è il mio direttore sportivo e lo Spirito Santo è il mio allenatore. Sono molto felice di appartenere alla famiglia di Cristo”.

È stata la sua fidanzata ad aiutarlo in questo cammino di fede. Fede che il centrocampista dello Zurigo non manca di testimoniare a chiunque gli sta accanto. Poco dopo l’infortunio, Urs Meier, il suo allenatore, ha detto: “La fede lo sta aiutando a non impazzire dopo quello che gli è appena successo”.

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