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Pope General Audience 2 marzo 2016

© PHOTO.VA - OSSERVATORE ROMANO

Dalla A di “accoglienza” alla Z di “zanzare”: il terzo anno di pontificato di Francesco

Una pennellata dei momenti chiave degli ultimi dodici mesi di Papa Bergoglio

Un anno intenso il terzo di pontificato di Francesco, il Papa “venuto dalla fine del mondo”, eletto sul soglio petrino il 13 marzo 2013. Sei viaggi apostolici internazionali e tre visite pastorali in Italia, un’Enciclica e tre Motu proprio, il Sinodo ordinario e il Giubileo straordinario. Poi, incontri storici con i rappresentanti delle altre religioni – su tutti, quello con il patriarca Kirill -, una “geopolitica della misericordia” che coinvolge e travolge le diplomazie del mondo; vigorosi appelli per la pace, i poveri, i migranti. E ancora: udienze, catechesi, gesti di misericordia. Ma anche tanti momenti difficili: i ‘complotti’ durante il Sinodo, il caso Vatileaks 2, le parole fraintese dalla stampa. Ripercorriamo in ‘pillole’ i diversi eventi che hanno scandito la vita del Pontefice, dal marzo 2015 al marzo 2016, seguendo l’ordine alfabetico: dalla A di ‘accoglienza’ alla Z di ‘zanzare’.

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A di “Accoglienza”. A tutti: ai giovani piagati dalla disoccupazione; agli anziani “scartati e dimenticati”; ai divorziati risposati e a tutte le famiglie “in situazioni irregolari”; ai poveri e chi vive per strada. Ma soprattuto ai profughi e ai rifugiati. Vigoroso l’appello lanciato durante l’Angelus del 6 settembre, affinché “parrocchie, monasteri e santuari d’Europa accolgano una famiglia di profughi” durante il Giubileo della Misericordia. E, per dare l’esempio, il Pontefice ha aperto le porte della parrocchia di Sant’Anna in Vaticano ad una famiglia di rifugiati siriani, in fuga dalla guerra.

B di “Bangui”. “La capitale spirituale del mondo” l’ha ribattezzata Bergoglio aprendo in anticipo il Giubileo il 29 novembre 2015, durante il suo viaggio in Centrafrica. Indimenticabile il fotogramma di Francesco con il capo chino sulla Porta Santa in legno della Cattedrale dell’Immacolata, in una delle zone più povere del mondo, dove gli scontri tra le religioni provocano sofferenza e morti e gli stessi luoghi di culto subiscono saccheggi e atti terroristici: uno dei momenti più commoventi dell’intero anno. A detta del cardinale Nzapalainga e del nunzio Coppola, proprio la visita del Papa ha contribuito a riportare la pace e l’armonia nel paese.

C di “Confessione”. Il sacramento dove maggiormente si manifesta la Misericordia di Dio. Per questo Francesco ha raccomandato ai sacerdoti di svolgerlo con “dedizione, cura e attenzione pastorale”, non come “una tortura” tantomeno come un “interrogatorio”. I confessori – ha detto il Papa incontrando i cappuccini e i sacerdoti di Roma a febbraio – devono essere rispettosi della dignità e della storia personale di ciascuno, perché “anche il più grande peccatore che viene davanti a Dio a chiedere perdono è ‘terra sacra’ da “coltivare”. “Tutti dovrebbero uscire dal confessionale con la felicità nel cuore, con il volto raggiante di speranza”. E per questo, tra le novità del Giubileo, il Pontefice ha deciso di inviare oltre mille Missionari della Misericordia che potessero assolvere anche dai peccati riservati alla Santa Sede. E, sempre a febbraio, ha voluto che le spoglie di due ‘icone’ della riconciliazione come Padre Pio e San Leopoldo Mandić venissero traslate nella Basilica Vaticana.

D di “Droga”. Forti e reiterati gli appelli del Papa, durante il suo ultimo viaggio del 12-18 febbraio in Messico, contro il narcotraffico “metastasi che divora” il paese e che tiene ostaggio soprattutto i giovani con false promesse di potere e guadagni. Da non dimenticare, poi, la recente visita a sorpresa, durante uno dei ‘venerdì della Misericordia’, nella comunità di recupero per tossicodipendenti “San Carlo” del Centro Italiano di Solidarietà, il Ceis, fondato da don Mario Picchi. Un momento di affetto genuino, durante il quale Francesco ha ribadito che “la droga non si vince con la droga” e ha incoraggiato il cammino di chi lotta contro le dipendenze.

E di “Esortazione apostolica post-sinodale”. Secondo indiscrezioni, dovrebbe essere firmato il 19 marzo il documento elaborato dal Papa a partire dalle Proposizioni dei due Sinodi sulla famiglia del 2014 e 2015. Grande l’attesa sul testo, specie sulla spinosa questione dei sacramenti ai divorziati risposati. Al documento ha lavorato soprattutto il teologo di fiducia di Bergoglio, mons. Victor Manuel Fernandez, rettore dell’Università Cattolica di Buenos Aires, e ha ricevuto diverse osservazioni (circa 200) da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede. Per la pubblicazione, era stato il Papa stesso, nel volo di ritorno da Ciudad Juarez, ad annunciare ai giornalisti che uscirà prima di Pasqua. Ma chi ha avuto in mano alcune copie della bozza parla di un “malloppo” alquanto corposo che impegnerà parecchio lavoro di traduzione.

F di “Famiglia”. È l’anno delle catechesi sulla famiglia durante le Udienze generali del mercoledì. È l’anno del Sinodo ordinario sulla famiglia e dei forti appelli verso questa ‘cellula fondamentale della società’ che “prende botte da tutte le parti”. Ma è anche l’anno del doppio Family Day contro il ddl Cirinnà sulle unioni civili (a San Giovanni in Laterano il 20 giugno, a Circo Massimo il 30 gennaio) a cui però Francesco non sembra riservare particolarmente attenzione. Il motivo lo spiega sul volo di ritorno da Ciudad Juarez: “Il Papa è di tutti… Io con la politica italiana non mi immischio”.

G di “Giubileo”. Esattamente un anno fa, il 13 marzo 2014, il Papa annunciava durante una celebrazione penitenziale a San Pietro di voler indire un Giubileo straordinario della Misericordia. Dopo un anno scandito da varie difficoltà, tra la incerta situazione politica romana che ha rallentato i lavori nella Capitale e la paura di attentati terroristici, Francesco ha aperto la Porta Santa l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione. Una cerimonia solenne, alla presenza del Papa emerito Benedetto XVI, anche se non affollatissima data la volontà del Pontefice di “delocalizzare” l’Anno Santo affinché ogni diocesi del mondo potesse aprire la Porta Santa nella propria Cattedrale.

H di “Hiv”. Una tematica annosa, affrontata dal Papa durante il viaggio di novembre in Africa. Francesco ne ha parlato all’U.N.O.N., la sede Onu di Nairobi, domandando “un più facile accesso ai farmaci e all’assistenza sanitaria di base”. Poi nell’aereo di ritorno per Roma, interrogato dai giornalisti sulla posizione della Chiesa per la contraccezione, Bergoglio ha risposto: “La domanda mi sembra troppo piccola e parziale, sì è uno dei metodi… Ma questo non è il problema più grande”. Risposta, come spesso accade, mal interpretata da diversi media.

I di “Internet”. Una rete dal ‘volto umano’ quella richiesta dal Pontefice nel suo Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2016, dove ha sottolineato che il mondo delle nuove tecnologie e la vastità delle reti telematiche possono costituire una risorsa, ma anche un luogo di “linciaggio morale”. Francesco ha poi aderito alla iniziativa Keep Lent per annunciare il Vangelo attraverso i social network durante la Quaresima. E il suo account Twitter @pontifex ha da poco superato i 27 milioni di follower.

L di “Laudato Si’”. L’Enciclica ‘verde’, pubblicata il 18 giugno 2015 (ma anticipata qualche giorno prima, con grande scalpore, dal giornalista Sandro Magister su L’Espresso), in cui il Papa denuncia i fenomeni che devastano la “nostra casa comune”, dal punto di vista umano e ambientale, proponendo linee e azioni per salvare una terra “divenuta immenso deposito di immondizia”. Applaudita e al contempo criticata, il documento resta una pietra miliare del magistero di Bergoglio. 

M di “Migranti”. Il momento chiave è la visita del 17 febbraio a Ciudad Juarez, la “Lampedusa d’America” al confine tra Messico e Stati Uniti, dove migliaia di uomini, donne e bambini perdono ogni giorno la vita nella speranza di guadagnarne una migliore. Proprio lì il Papa si reca in pellegrinaggio e celebra la Messa, dopo aver depositato un mazzo di fiori bianchi e commemorato le vittime spazzate via dalle sabbie del deserto e dalla indifferenza globale. Poi tuona: “Mai più morte e sfruttamento!”.

N di “Nullità matrimoniale”. Con due lettere in forma di Motu Proprio, dal titolo Mitis Iudex Dominus Iesus e Mitis et misericors Iesus, diffuse l’8 settembre ed entrate in vigore l’8 dicembre, Papa Francesco riforma il processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità nel Codice di Diritto Canonico e nel Codice dei Canoni delle Chiese Orientali. Attraverso di esse, il Pontefice vuole favorire “non la nullità dei matrimoni, ma la celerità dei processi”, per evitare che “il cuore dei fedeli che attendono il chiarimento del proprio stato non sia lungamente oppresso dalle tenebre del dubbio”. Anche il vescovo diocesano potrà, pertanto, dichiarare nulli i matrimoni.

O di “Ostpolitik”. Attraverso un capillare lavoro diplomatico, svolto ‘dietro le quinte’, Francesco dà un forte impulso al “disgelo” tra Cuba e Stati Uniti d’America, rompendo l’embargo durato decenni dalla fine della Guerra Fredda. Del contributo del Pontefice ne parlano gli stessi presidenti Obama e Castro. Ma il Papa crea un ‘corridoio’ anche con Mosca, la “Terza Roma”, attraverso l’incontro con Kirill, evento mai avvenuto nella storia; recupera i rapporti con la Turchia, dove viene riammesso l’ambasciatore vaticano dopo la crisi provocata dalla frase sul genocidio armeno; tende una mano alla Cina con una lunga intervista ad Asia Times in cui dice di stimare il popolo dell’Ex Celeste Impero, che ha in tasca le chiavi dell’economia globale, invitando a ragionare oltre la logica di Yalta.

P di “Pizza”. Il desiderio da sempre confessato nelle diverse interviste. Anche alla giornalista francese Caroline Pigozzi, nel colloquio con Paris Match, alla domanda su cosa gli manchi di più della sua vita precedente al papato, Francesco risponde: “Uscire e mangiarmi una pizza…”. Cosa che ha in parte esaudito recandosi al CeIs dove ha potuto assaggiarne un pezzetto, come testimonia la foto scattata dal vaticanista Francesco Antonio Grana, già rimasta nella storia.

Q di “Quaresima”. Un tempo di grazia e di conversione, un momento per riscoprire la preghiera. E proprio per questo il Pontefice fa dono a tutti i fedeli riuniti in piazza San Pietro per l’Angelus dello scorso 21 febbraio circa 40mila confezioni di ‘Misericordina’, la medicina per la cura dell’anima, “un aiuto spirituale per diffondere, specialmente in questo Anno della Misericordia, l’amore, il perdono e la fraternità”. Già ‘prescritta’ lo scorso anno, questa volta diventa “Misericordina plus”.

R di “Riforma”. Prosegue quella della Curia e l’accorpamento di alcuni dicasteri con l’annuncio, a fine Sinodo, della creazione di una maxi Congregazione per “Laici, famiglia e vita”. Introdotte anche nuove norme per l’amministrazione finanziaria, che coinvolge anche la Congregazione per le cause dei santi, e nuove regolamentazioni per le Commissioni istituite in questi tre anni. Come, ad esempio, la Commissione per la Tutela dei minori che si occupa della lotta agli abusi.

S di “Sinodo”. Dopo quello travagliato dell’ottobre 2014, anche il secondo Sinodo ordinario è stata una prova non facile per il Pontefice argentino. Oltre alle discussioni in Aula su temi controversi come l’accoglienza agli omosessuali e l’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati, anche alcune situazioni poco piacevoli come la bagarre per la lettera dei 13 cardinali (non confermata da tutti) e la notizia diffusa da un quotidiano italiano su un fantomatico tumore al cervello del Santo Padre.

T di “Tratta umana”. Forte l’impegno di Papa Francesco a lottare contro questa piaga del mondo moderno. Tanto che il Pontefice ha riunito presso la sede della Pontificia Accademia delle Scienze, in Vaticano, i leader delle diverse religioni per firmare un documento comune che mira a debellare ogni forma di moderna schiavitù entro il 2020.

U di “Unità”. Con gli ortodossi un primo storico passo è avvenuto il 12 febbraio nell’aeroporto de L’Avana, a Cuba, con l’abbraccio con il patriarca di Mosca Kirill e la firma di una Dichiarazione congiunta. Poi con gli ebrei, come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, Francesco si è recato il 27 gennaio in Sinagoga ribadendo le comuni radici di fratellanza. Per il mondo islamico, si attende una visita del Papa nella grande Moschea di Roma che, secondo indiscrezioni, sarebbe imminente. Intanto una delegazione vaticana ha riallacciato i rapporti – interrotti da anni – con la prestigiosa istituzione sunnita di al-Azhar recandosi al Cairo per invitare il gran Imam ad un’udienza in Vaticano. Ed è stato annunciato che il Papa parteciperà, il prossimo ottobre, a Lund, in Svezia, alle celebrazioni per il 500° anniversario della Riforma protestante.

V di “Vatileaks 2”. I corvi tornano a volare tra le mura leonine. Un nuovo caso di fuga di documenti riservati si verifica a novembre, a tre anni dallo scandalo del maggiordomo di Benedetto XVI, Paolo Gabriele. Protagonista è sempre il giornalista Mediaset Gianluigi Nuzzi che usa il materiale trafugato per il suo libro “Via Crucis”; con lui c’è anche il giornalista Emiliano Fittipaldi de L’Espresso e il suo libro “Avarizia”. Cambiano i corvi: sono mons. Lucio Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaoqui, entrambi ex membri della Cosea. I due vengono arrestati dai gendarmi il 2 novembre 2015. Tutti (anche Nicola Maio, collaboratore di Vallejo) finiscono sotto processo nel Tribunale vaticano; processo dai toni morbosi che è ripreso lo scorso sabato dopo una pausa di due mesi. Sulla vicenda si esprime il Papa stesso per ben due volte: durante l’Angelus dell’8 novembre, in cui sottolinea che la pubblicazione dei documenti è stata “uno sbaglio”, nonché un “atto deplorevole che non aiuta”; e durante il volo di ritorno dall’Africa, affermando in conferenza stampa che “è stato fatto un errore nel nominare mons. Vallejo Balda e Francesca Chaouqui alla Cosea”.

Z di “Zanzare”. Un aneddoto simpatico che chiarisce le intenzioni di un intero pontificato. Bergoglio è in aereo e si dirige in Africa per compiere un pellegrinaggio che lo porterà in Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana. Proprio quest’ultima tappa è a rischio viste le sanguinose sommosse civili avvenute a Bangui, pochi giorni prima dell’atterraggio del Santo Padre. Numerose le polemiche e i timori per la sua incolumità. La minaccia è, infatti, reale. Tuttavia al giornalista che gli domandava se temesse un attacco nel corso del viaggio, il Papa risponde con humor: “L’unica cosa che mi preoccupano sono le zanzare”.

About Salvatore Cernuzio

Crotone, Italia Laurea triennale in Scienze della comunicazione, informazione e marketing e Laurea specialistica in Editoria e Giornalismo presso l'Università LUMSA di Roma. Radio Vaticana. Roma Sette. "Ecclesia in Urbe". Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma. Secondo classificato nella categoria Giovani della II edizione del Premio Giuseppe De Carli per l'informazione religiosa

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