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Dal Tar del Lazio “un attentato alla libertà degli obiettori di coscienza”

Così l’on. Tarzia commenta l’ordinanza che respinge il ricorso di alcune associazioni contro il decreto della Regione che impone a tutti i medici “di certificare e partecipare al processo che porta all’aborto”

Il Tar del Lazio ha ritenuto che non sia in contrasto con le disposizioni che tutelano il personale sanitario obiettore il decreto della Regione che ha previsto che anche i medici obiettori siano tenuti ad attestare e certificare lo stato di gravidanza della donna; prescrivere i contraccettivi d’emergenza e applicare sistemi contraccettivi meccanici (IUD, c.d. “spirale”). Per questo il Tar ha respinto i ricorsi del Movimento per la Vita, Giuristi per la Vita, delle associazioni di medici e ginecologi e di Pro Vita onlus.

Olimpia Tarzia, vicepresidente della commissione cultura della Regione Lazio, parla di “una brutta pagina per il diritto”. L’onorevole sottolinea che non si tratta ancora di una sentenza, bensì di un’ordinanza, che tuttavia se venisse confermata sarebbe “un vero e proprio attentato alla libertà individuale di migliaia di medici e operatori sanitari, ai quali è stato imposto di certificare e partecipare al processo che porta all’aborto contro la propria volontà”.

Il provvedimento, che ordina il divieto di obiezione di coscienza al personale operante nei consultori familiari, secondo la Tarzia “contravviene alla stessa Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art. 18), la quale afferma che ‘ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione”’. La vicepresidente della commissione ricorda che “a giugno avevo presentato una interrogazione per chiedere il ritiro del decreto, poiché in palese violazione con la L.194/78, che all’art.9 disciplina l’obiezione di coscienza. Il suddetto articolo afferma che il personale obiettore non è tenuto agli adempimenti previsti dagli artt. 5 e 7, e quindi è esentato non solo dall’intervento chirurgico, ma anche da tutte le procedure di certificazione e autorizzazione che portano all’aborto. Inoltre il decreto non poggia su alcuna reale emergenza delle nostre strutture sanitarie”.

La Tarzia ricorda quindi che i dati presentati al Parlamento dal Ministero della Salute “non evidenziano affatto” un allarme sull’obiezione di coscienza nel Lazio. “Di fatto, dunque – conclude Tarzia – la natura stessa del decreto non ha nulla a che fare con un’ (inesistente) emergenza riferita ad un eccesso di obiettori, piuttosto risponde ad una forzatura ideologica della quale avremmo volentieri fatto a meno”.

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