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Dal Sinodo dei siro-cattolici un appello alla pace

I vescovi chiedono alla comunità internazionale di intraprendere ogni sforzo per trovare una “soluzione diplomatica” alle crisi del Medio Oriente

Una “soluzione diplomatica” per portare pace in Siria e Iraq. È ciò che invocano i vescovi siro-cattolici in una dichiarazione diffusa al termine del loro annuale Sinodo che si è svolto nei giorni scorsi ad Harissa, in Libano, sotto la presidenza del Patriarca di Antiochia dei siro-cattolici, Ignatius Joseph III Younan.

Come riporta l’Osservatore Romano, il documento pone l’accento sulle “barbarie” compiute dai miliziani dello Stato islamico: si parla delle recenti profanazioni di tombe cristiane nonché della strategia di annientamento del patrimonio culturale e archeologico di Siria e Iraq. Soddisfazione invece per il rilascio, ad inizio ottobre, di padre Jacques Murad che è così potuto tornare “alla sua Chiesa e al suo popolo dopo quattro mesi e mezzo di prigionia per mano delle forze del terrore”.

L’auspicio dei vescovi è che ora vengano liberati quanti ancora si trovano in ostaggio, in particolare di coloro che si trovano nella valle del Khabur, nel nord-est della Siria. E rinnovano l’appello per il rilascio dei presuli di Aleppo – il vescovo siro-ortodosso Gregorios Yohanna Ibrahim e il vescovo greco-ortodosso Paul Yazigi – rapiti nell’aprile 2013.

I vescovi chiedono che, oltre alla liberazione degli ostaggi, vengano liberati anche i territori occupati dall’Isis. Si fa riferimento in tal senso a Mosul e alla piana di Ninive, “affinché le persone possono tornare alle loro case e vivere in pace e sicurezza”. In questa prospettiva, viene anche sollecitata la garanzia internazionale delle Nazioni Unite, insieme a quelle del governo centrale iracheno e del governo regionale del Kurdistan, perché ai cristiani, una volta fatto ritorno nelle proprie terre, siano garantiti sicurezza e la restituzione delle proprietà.

Nel documento si parla poi del conflitto israelo-palestinese, chiedendo alla comunità internazionale di intraprendere “ogni sforzo” per giungere alla pace, e del Libano, affinché i leader politici del Paese prendano “iniziative serie” per eleggere la massima carica dello Stato che è ormai vacante da oltre un anno.

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