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Da dove ripartire per una vera svolta?

Per la dottrina sociale non servono “tavoli di esperti”, se non si torna ad un radicamento nella fede in Cristo

Bisogna convincersi che la vita sociale, colpita oggi dal terrore e da una nuova crescente povertà, vada ancorata fermamente al disegno divino. Di pari passo diventa indispensabile che una viva dimensione teologica, lontana dal fumo della retorica, risulti centrale nell’interpretazione e nella risoluzione degli attuali problemi della convivenza umana. L’uomo da solo non potrà mai farcela. Troppi sono i problemi da risolvere. Allo stesso tempo si è reso più difficile bloccare i guasti compiuti da alcuni modelli di vita, passati e presenti.

Non si possono disconoscere le manipolazioni subite da intere generazioni, tese di continuo ad amplificare ma anche stoltamente a divinizzare, il potere umano terreno, con le conseguenze ormai a tutti note. In questo scenario, piuttosto complicato, cosa si dovrà fare? Come agire? In che modo comportarsi?

Non si può rinviare all’infinito ogni sforzo, per soddisfare il bisogno del radicale rinnovamento che è insito nell’animo di qualunque uomo. È chiaro in proposito il punto 575 del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa: “Un nuovo bisogno di senso è diffusamente avvertito e vissuto nella società contemporanea”. Una cosa è certa: ogni individuo cercherà sempre di conoscere, anche se vagamente, quale sia il significato del suo lavoro, della sua vita e della sua morte. Sullo sfondo, intanto, permane un panorama ingarbugliato, con relazioni comunque complesse e interdipendenti che si presentano sempre meno ordinate e pacifiche.

La vita e la morte di ogni persona sono spesso legate al solo progresso scientifico e tecnologico. Un viaggio di ricerca e di sapere che non si ferma nemmeno dinnanzi alle possibili incapacità umane di segnare un confine. Fortunatamente avanza l’esigenza di una coscienza più lucida, rispetto ai diritti inviolabili ed universali di ogni membro della comunità degli uomini, mentre nelle stesso tempo è maggiormente sentita “l’aspirazione a rapporti più giusti e più umani”. La strada da percorrere non è facile, se si vuole un vero cambio di passo, ma è possibile.

Questa settimana comunque rimarrà ancora adombrata della tragedia di Dacca. Ventotto morti, di cui nove italiani volati in Bangladesh per motivi di lavoro. La violenza non ha confini, censo, luoghi, situazioni definite; viaggia sulle ali del terrore e supera l’immaginazione collettiva, compresa quella degli addetti alla sicurezza. Nessuno può prevedere a tavolino un singolo attacco. Il “fanatico” di turno, al di là del gruppo rappresentato, vive la sua azione “punitrice”, nei confronti delle vittime prescelte, con profonda convinzione della fondatezza dell’atto che sta per compiere.

È necessario sapersi mantenere nella prudenza, anzitutto avviando un processo lungo, ma virtuoso, di ripartenza umana, senza scoraggiarsi e cadere nella rassegnazione più assoluta. Il cuore dell’uomo è malato, perché manca di contatto con il cielo. Dove si ammazzano gli uomini non c’è Dio! Dove si umilia e si ferisce il prossimo non c’è Dio. Dove ritarda la pace, non c’è Dio.

Mons. Costantino Di Bruno, in una sua omelia ricordava ai fedeli, citando le visioni premonitrici del profeta Isaia, che il regno di Dio è vicino a noi. Ognuno di fatto, chiariva il sacerdote, fa però di tutto per allontanarlo, ritardando l’attivazione dell’uomo nuovo, creato in lui con il Battesimo. Senza una piena conversione, conclude il teologo calabrese, ci si priva della grazia di essere testimonianza sostanziale di quel disegno terreno che da sempre è nella mente del Signore.

Si tratta di un mondo che il peccato originale ha ferito in profondità, così come si continua a fare tutte le volte che si procede in senso contrario alla Parola data per la salvezza. Le comunità degli uomini devono reagire a questo stato di cose, non possono subire passivamente le conseguenze che ne derivano. Il loro futuro è diverso; è migliore; è nella pace; è nell’amore autentico; è infatti nella verità delle percezioni interiori del profeta ebreo che visse nell’VIII secolo a.C.

“…Il lupo abiterà con lagnello e il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello, il leoncello e il bestiame ingrassato staranno assieme e un bambino li condurrà. La vacca pascolerà con lorsa, i loro piccoli si sdraieranno assieme e il leone mangerà il foraggio come il bue. Il lattante giocherà sul nido della vipera e il bambino divezzato stenderà la mano nella buca del serpente” (Is 11,6-9). Non ci troviamo dinnanzi ad una favola piena di speranze e ricca di buoni auspici, come facilmente si è portati a credere. Di fronte non c’è altro che il “sogno” del Creatore, verso il quale la storia, prima o poi, dovrà necessariamente tendere.

Questa profezia diventerà certezza se ci sarà Dio dentro ogni cuore; se la vita dell’uomo verrà ancorata ad un punto fisso, da cui ricominciare ogni volta che si andrà fuori strada. Non saranno le tante illusioni ben confezionate, a cui si è abituati, a ridare lo slancio migliore per avviare un nuovo percorso, ma le verità eterne che sono nel vangelo. È ancora il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa che ci offre gli spunti giusti per interiorizzare le migliori tracce vitali. Al punto 577 delle sue conclusioni leggiamo: “La fede in Dio e in Gesù Cristo illumina i principi morali che sono l’unico e insostituibile fondamento di quella stabilità e tranquillità, di quell’ordine interno ed esterno, privato e pubblico, che solo può generare e salvaguardare la prosperità degli Stati”.

Gli errori fatti dell’Umanità pesano sul presente e lasciano per terra, ogni giorno, riflessi invasivi e invadenti. Raggi potenti che puntano a deteriorare l’azione quotidiana collettiva nei vari campi di espressione sociale, politica, economica, familiare, relazionale in genere. Ci sono alla base di tutto cause propriamente “culturali” che prendono linfa dalle tante teorie o visioni del singolo, così come dall’insieme della società e dal pianeta nel suo complesso. Non bisogna però scordare, come si commenta nella Dottrina Sociale, che “al cuore della questione culturale sta il senso morale, che a sua volta si fonda e si compie nel senso religioso”.

La questione sociale dei nostri tempi non può perciò essere definita con qualche ricetta speciale, quasi magica. Dinnanzi alle grandi sfide che si hanno dinnanzi e ad una terza guerra mondiale a pezzi (cit. Papa Francesco) che lascia ogni giorno i suoi segni, è necessario un nuovo modo di porsi e di vedere le cose. I “grandi” della politica e dell’economia cercano da tempo la formula giusta per salvare il presente, ma senza l’avvio di una concreta realizzazione del Regno di Dio nell’uomo, ogni idea, anche se buona nella sua specificità, rischia di scontrarsi con una realtà ben lontana dalle parole di pace e di giustizia del profeta Isaia.

I cristiani sanno che non una formula, ma una Persona farà uscire il mondo dal declino morale e materiale, assieme alla certezza che Essa infonde in ogni attimo: “Io sono con voi” (Mt 28,20). Non si risolverà perciò tutto con un nuovo programma. Le sue linee guida ci sono state consegnate da duemila anni con il Vangelo. Si facciano pure i tavoli di lavoro di esperti e di tecnici ma per innescare una vera svolta bisogna ripartire dalla fede in Cristo e dalle indicazioni, storiche ed eterne, che Lui stesso ci ha lasciato negli anni della sua missione terrena.

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

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