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Critica agli idoli moderni

di Luigi Conti

ROMA, martedì, 20 luglio 2010 (ZENIT.org).- E’ nelle librerie l’ultimo libro di Michael Schooyans, “Conversazioni sugli idoli della modernità” pubblicato dalle Edizioni Studio Domenicano.

Padre Michael Schooyans non è un opinionista di professione o un giornalista, non è un monaco dalla lunga barba candida e lo sguardo telegenico, ma è un energico ottantenne, che ha diviso la vita tra l’esperienza di sacerdote missionario nell’America latina (specie in Brasile) e l’insegnamento sulla cattedra dell’Università Cattolica di Lovanio, nell’intrigante branca della “filosofia della politica e delle ideologie contemporanee”.

Gli ultimi due Pontefici lo hanno gratificato di una stima incondizionata, nominandolo membro dell’Accademia Pontificia delle Scienze Sociali, dell’Accademia Pontificia per la Vita e del Consiglio Pontificio per la Famiglia, e sentendolo parlare attraverso le pagine di questo suo ultimo libro non è davvero difficile capire il perché.

La formula del libro è quella della raccolta di interviste, divise per argomento, ed è una scelta che ha i suoi pro e i suoi contro. Indubbiamente, nonostante il lavoro di redazione, non si può evitare di notare alcune ripetizioni e un certo senso di frammentarietà del discorso, che per dei testi raccolti in questo modo è l’inevitabile prezzo da pagare, ma in cambio si ottiene una lettura agile, priva della completezza ma anche del peso di un classico saggio, che incontrerà i gusti e le necessità dei lettori “da comodino” o di quelli che dedicano alla lettura gli spazi piccoli ed estemporanei che l’orario della giornata permette di ritagliare.

Chi non ha avuto modo di conoscerlo nelle opere precedenti, chi non riesce più a ritrovare presso le edizioni San Paolo il suo “Nuovo disordine Mondiale” del 2000 o non ha ancora letto il suo “Terrorismo dal volto umano” (Cantagalli 2009) avrà modo di fare la conoscenza con uno dei più acuti e coraggiosi analisti dei problemi del nostro tempo, una voce, tra le non molte, in grado di opporre un fermo controcanto alle lusinghe delle sirene del pensiero unico globalizzato, nei campi della difesa della vita, della centralità della famiglia, delle nuove frontiere della bioetica e della biomedicina.

Non si fa mai mettere in un angolo, padre Schooyans, i classici ‘mantra’ del politicamente corretto con lui non attaccano, chi gli chiede quale è la principale risorsa del Brasile si sente rispondere che la vera ricchezza sta nei meninos de rua (a patto che si accetti la sfida di scolarizzarli), a chi gli obietta che la scarsità di risorse naturali è un limite allo sviluppo, lui risponde che le risorse naturali non esistono, perché nulla che si possa definire una risorsa è tale per natura, ma solo perché l’intelligenza umana l’ha resa tale, e quindi non c’è altra vera risorsa, se non quel fiorire della vita umana di cui tutti, oggi, sembrano avere paura.

Sentitelo argomentare, con la sua lucidità tagliente e cristallina, sulle malefatte delle agenzie dell’ONU o sui pericoli di certo ecologismo alla moda, guardate con lui il pianeta dal suo limpido osservatorio, e vedrete come in lui la visione a pieno fuoco dei problemi non scalfisca l’ottimismo fiducioso di fondo.

Ogni risposta è una sfida a far rinascere, in chi legge, la passione e la fiducia per l’uomo e la ragione, e porta un refolo di aria fresca nel clima asfittico degli attuali dibattiti sull’uomo e la politica, viziati sempre di più dalla cappa mortifera di una mentalità quasi antiumana.

Una sfida a quell’atmosfera culturale costruita dalle grandi agenzie di pensiero dei nostri tempi, e capillarmente diffusa da un potere dove i media pesano ogni giorno di più e i governi eletti ogni giorno di meno.

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