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“Cristiani, non lasciate l’Iraq”

L’appello del premier iracheno. Intanto, mentre l’Onu conta oltre 700mila rifugiati, i miliziani sciiti sparano su sunniti in preghiera in una moschea

Agli appelli internazionali a favore dei cristiani in Iraq, si aggiunge la voce del neo-premier iracheno Al Abadi, il quale si è rivolto direttamente alla comunità perseguitata incoraggiandola a non lasciare il Paese sotto l’incombere della minaccia dei jihadisti. “I figli della comunità cristiana portano un contributo importante alla diversità nazionale e religiosa dell’Iraq”, ha detto.

Attualmente sono circa 700.000 i rifugiati iracheni fuggiti nella regione autonoma curda per salvarsi dalla furia jihadista. Lo conferma l’Unhcr, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, specificando che gran parte di essi ha attraversato i confini all’inizio di giugno, all’inizio dell’avanzata islamica. Nel corso del tempo, sono aumentati di 100.000 unità rispetto ai 600.000 calcolati all’inziio della settimana

Intanto, il fronte iracheno è diviso tra i combattimenti delle milizie dell’Is da una parte, e tra esercito e peshmerga curdi dall’altra. Quest’ultimi proprio stamane prima dell’alba hanno lanciato una vasta offensiva per la riconquista della città di Jalawla, a nord di Baghdad, controllata dai miliziani dello Stato Islamico dallo scorso 11 agosto.

Sempre in mattinata si è verificata una strage in una moschea sunnita nella provincia settentrionale irachena di Diyala che ha ucciso almeno 32 fedeli. Secondo le prime ricostruzioni di fonti della sicurezza, l’attacco è stato perpetrato dai miliziani sciiti, fedeli al governo di Bagdad, i quali avrebbero sparato contro la gente durante la preghiera del venerdì.  

Sempre di oltre 30 morti si parla durante i bombardamenti americani: sono 35 infatti i miliziani dello Stato Islamico rimasti uccisi in un bombardamento delle forze aeree Usa vicino Mosul. Il Califfato – ha affermato il capo degli Stati maggiori Usa Martin Dempsey, in una conferenza stampa al Pentagono – non può essere sconfitto senza un intervento militare anche contro le sue basi in Siria.

Dempsey ha definito lo Stato Islamico “la minaccia più grande per gli Stati Uniti”, che “va al di un gruppo terroristico, che va oltre quello che abbiamo visto”. Essi “sposano l’ideologia ad un’abilità militare strategica e tattica sofisticata e sono terribilmente ben finanziati”.

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