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Marriage - Pixabay

Crisi matrimoni. De Palo: “La politica abbia coraggio di investire sulla famiglia”

Uno studio del Censis rileva che in 20 anni sono crollate del 54% le nozze religiose. Il Forum attribuisce la colpa alla politica e chiede un Family Act al Governo

“Non mi sposo più”. Eloquente il titolo di un nuovo studio del Censis, che racconta la crisi del matrimonio in Italia. Secondo una proiezione statistica, se il calo di matrimoni annui dovesse proseguire con questa costanza, nel 2031 spariranno quelli religiosi.

Nel 2014 in Italia si sono celebrate 108mila nozze in chiesa, 61.593 in meno del 2004, ma soprattutto 127.936 in meno rispetto al 1994. In vent’anni, cioè, c’è stato un crollo del 54% dei riti religiosi.

Spiega Massimiliano Valerii, direttore del Censis: “Noi abbiamo proiettato in avanti le tendenze degli ultimi vent’anni, e lo scenario futuro è quello di un’Italia a matrimonio religioso zero. Un dissolvimento totale di questa istituzione, perché ormai la crisi è globale, e riguarda sia i riti civili, che hanno smesso di crescere, sia in particolare quelli in chiesa, che sono in caduta libera”.

Parole commentate da Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari. Secondo lui la crisi dei matrimoni è dovuta alla mancanza di investimenti da parte della politica sulla famiglia.

“Il sostegno alla famiglia, in Italia, rappresenta il 4,1% della spesa totale per le prestazioni sociali, che, in soldoni significa 313 euro pro capite – spiega -. Un valore che ci relega in fondo ad una classifica umiliante per il Bel Paese, visto che Nazioni come Irlanda, Danimarca, Germania, Regno Unito e Svezia spendono in percentuale due o tre volte l’Italia. Un impegno che può arrivare, ad esempio in Svezia a 27.600 euro (esentasse e indipendentemente dal reddito)”.

Secondo De Palo, “ci vuole coraggio e delle misure ben maggiori di quelle annunciate dal ddl per il potenziamento delle misure fiscali a sostegno delle famiglie di cui si sta discutendo al Senato”. La proposta del Forum è che si arrivi “ad un pacchetto unico, un Family Act che intervenga sull’armonizzazione tra vita professionale e vita familiare, introduca il FattoreFamiglia per rendere più giusta la tassazione, e modifichi le politiche tariffarie”. “Le famiglie non vogliono elemosina, ma giustizia – conclude De Palo – specie avendo davanti agli occhi quel confronto con gli altri Paesi europei”.

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