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Crisi in Siria. Vescovi Usa: “Siamo a un punto di non ritorno”

Pubblicato ieri il rapporto del Servizio per i Migranti ed i rifugiati della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, a seguito del viaggio nel martoriato paese mediorientale a fine 2014

La crisi in Siria è giunta a un “punto di non ritorno”. A denunciare il drammatico dato è il Servizio per i Migranti ed i rifugiati della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (Usccb), dopo una visita compiuta in Medio Oriente alla fine del 2014. Proprio su questo viaggio ha pubblicato ieri un rapporto intitolato “Rifugio e speranza al tempo dell’Isis: l’urgente bisogno di protezione, aiuto umanitario e soluzioni durature in Turchia, Bulgaria e Grecia”.

Nel documento i vescovi guardano al dramma dei rifugiati siriani in questi tre Paesi europei, sottolineando che essi ammontano ormai a quasi quattro milioni dall’inizio della crisi siriana, tanto che è divenuto difficile per i Paesi della regione gestirne il flusso.

“Senza un maggiore aiuto internazionale – si legge nel testo riportato in stralci dalla Radio Vaticana – troveremo siriani, in fuga dagli estremisti, costretti a tornare indietro, verso il pericolo”. Di qui, l’appello alla “comunità internazionale affinché, guidata da Europa e Stati Uniti, incrementi i suoi aiuti per prevenire una crisi umanitaria”.

Il rapporto mette in luce inoltre le difficoltà che i siriani devono affrontare nei loro viaggi verso l’Europa, compresi anche quelli via mare. Allo stesso tempo, i Paesi confinanti con Siria e Iraq stanno mostrando segni di tensione e attuando nuove politiche, più restrittive, in relazione ai confini nazionali. “È apparso chiaramente, dal nostro viaggio che lo spazio di protezione per i siriani, nella regione, si sta restringendo, mentre le persone sono sempre più disperate”, riferiscono i vescovi Usa.

Puntano quindi l’attenzione sull’impatto che la crisi in Siria sta avendo sui bambini, “il cui numero è di circa 2 milioni, quasi la metà del totale dei rifugiati siriani”. Tra loro, spiegano, “ci sono minori non accompagnati che hanno particolare bisogno di protezione”. “Stiamo assistendo all’esodo della nuova generazione siriana con poche speranze per il futuro” si legge nel testo dei presuli, i quali esprimono anche “grave preoccupazione per il dramma delle minoranze religiose, tra cui quella cristiana, che diventano un obiettivo degli estremisti”.

“Senza una risposta plateale a questa crisi umanitaria senza precedenti continueremo a vedere sofferenza e morte tra i siriani, soprattutto tra i più vulnerabili”, si legge nelle ultime righe del documento. Che si conclude con una serie di raccomandazioni dei vescovi per risolvere la crisi.

Anzitutto l’appello alla comunità internazionale ad “implementare politiche in grado di massimizzare la capacità di ogni nazione di fornire soluzioni durature attraverso l’integrazione o il reinsediamento mirato”. Poi, “implementare lo status di richiedente asilo nell’Ue, senza legarlo ad un determinato Paese europeo”, quindi avviare un monitoraggio sui rifugiati per offrire loro “assistenza tecnica e ricongiungimenti familiari”.

Infine – suggerisce la Conferenza Episcopale americana – “aumentare la quota di rifugiati, non solo siriani, ma anche afghani, iracheni ed africani”, accettati nei vari Paesi, in particolare in Turchia. 

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