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Crescere insieme è la strada della comunione ecclesiale

Prospettive pastorali e suggerimenti operativi emersi dal Convegno nazionale di Pastorale Giovanile

di Eugenio Fizzotti

ROMA, domenica, 19 febbraio 2012 (ZENIT.org).- «La strada del crescere insieme è l’unica strada percorribile per rispondere al comandamento dell’amore consegnatoci da Gesù e per condurre un’esistenza autenticamente umana. Il cammino della comunione è il cammino della chiesa; la chiesa è un mistero di comunione. Gesù ha pregato il Padre per la comunione, perché “siano una cosa sola”. La comunione, l’amore, l’unità sono la meta non solo della chiesa ma di tutta la società e l’umanità. Per crescere insieme è necessario un clima di simpatia e di fiducia; ogni cristiano e tutta la comunità cristiana deve guardare il mondo ed ogni uomo e donna con simpatia. Lo stile di comunione deve essere vissuto sia all’interno della comunità cristiana sia negli ambienti di vita; a scuola, all’università, sul posto di lavoro, nell’impegno politico i cristiani sono chiamati a dare testimonianza d’amore e di unità».

Con queste battute inizia il documento elaborato sulla base delle considerazioni ricevute da coloro che parteciparono dal 10 al 13 novembre 2011 al Convegno nazionale di Pastorale Giovanile, focalizzato sugli orientamenti presenti nel documento della Conferenza episcopale italiana dedicato a “Educare alla vita buona del Vangelo”, che costituisce il grande tema dei prossimi dieci anni.

È chiaro che solo un attento lavoro di comunione e di corresponsabilità è garanzia di una pastorale capace di educare, soprattutto perché «la comunione è un dono di Dio che va chiesto con la preghiera e costruisce la Comunità cristiana come una casa accogliente per i giovani, in cui si respira un ambiente di fiducia, c’è posto per tutti, c’è ascolto, si sperimenta la fraternità, il dialogo, il perdono».

Partendo dalla consapevolezza che la Comunità cristiana è una sorta di seconda famiglia, ben articolata come diocesi, come parrocchie, come comunità di vita consacrata e come aggregazioni laicali, le prospettive pastorali mettono ben in evidenza che «la prima caratteristica della pastorale giovanile consiste nel fatto di essere “giovanile”; ciò vuol dire che i ragazzi, gli adolescenti, i giovani non sono i puri destinatari di una proposta bensì sono parte attiva, protagonisti dell’attività pastorale ed educativa».

Ciò vuol dire che la pastorale giovanile, differenziandosi grandemente dalla pastorale dei bambini e dell’adulto, avverte la necessità che l’educatore prima di tutto sia una persona che ascolta i desideri dei giovani e riconosca il compito «di costruire la comunione, di essere attento ai singoli, di dare senso a quello che si sta facendo, di valorizzare le persone e le loro qualità, di verificare il cammino, di testimoniare la propria fede donando pace, tranquillità, passione».

Ovviamente per fare ciò l’educatore «non deve sostituirsi al giovane, deve incoraggiarlo, fare insieme a lui, dare speranza, aiutare a scoprire Gesù presente nella vita di ognuno», con la conseguenza che il giovane imparerà a «prendersi delle responsabilità, a esprimersi, a fare proposte, a mettere a frutto i propri talenti per il bene di tutti».

E nella misura in cui vivono sincere e profonde esperienze di impegno e di comunione, i giovani riescono a comprendere il valore del dialogo co-educativo, grazie al quale riconoscono con il cuore e con le emozioni i fondamentali della fede che li accompagnano in tutte le molteplici situazioni in cui si trovano a vivere.

Ecco perché è importante «aiutare i ragazzi, gli adolescenti, i giovani a costruirsi una “casa interiore” ove poter abitare sempre, anche quando si è fuori casa, una casa interiore abitata da Gesù. La costruzione di questa casa interiore è una sorta di regola di vita edificata con i fondamentali della Fede. I fondamentali della fede sono l’amore per Dio e l’amore per il prossimo».

E i suggerimenti operativi proposti sono proprio in funzione di sostenere i giovani che, «chiamati a donare freschezza, novità, semplicità, creatività, amore, pace, gioia, speranza alla comunità cristiana, alle parrocchie, alle aggregazioni e alla società intera, riconoscono di essere responsabili nella costruzione di un nuovo modo di vivere, con un forte spirito di comunione e di condivisione dei beni».

Due sono gli obiettivi concreti che vanno perseguiti: il primo riguarda la riscoperta dell’Eucaristia domenicale come «fonte della comunione, della testimonianza e della missione». Nella S. Messa, infatti, «sono contenuti tutti gli aspetti fondamentali della vita cristiana (la comunità, la Parola di Dio, il dono di sé, la preghiera, la Riconciliazione, la condivisione dei beni, l’Eucaristia, lo slancio missionario)», per cui occorre che faccia sentire la corresponsabilità nell’attività di evangelizzazione e favorisca il coinvolgimento dei gruppi giovanili, dei consigli pastorali parrocchiali, delle associazioni, dei movimenti a vari livelli, parrocchiale, di unità pastorale, vicariale.

Il secondo obiettivo riguarda la costruzione della comunione educativa fra genitori, insegnanti, educatori, giovani, nella piena consapevolezza che «una vera comunione educativa che ha come protagonisti i laici, giovani e adulti, può raggiungere una grande quantità di ragazzi che ordinariamente non frequentano la comunità cristiana». Ciò vuol dire che occorre progettare percorsi di studio con le aggregazioni laicali che già rappresentano un’alleanza educativa, tenendo presente che «per quanto riguarda i ragazzi e gli adolescenti è assolutamente necessario coinvolgere, oltre agli insegnanti di religione cattolica, anche gli insegnanti di altre materie laiche e i docenti dei corsi di formazione professionale», mentre «per quanto riguarda gli adolescenti e giovani è necessario coinvolgere imprenditori, persone legate al mondo del lavoro, docenti universitari».

E oltre a ciò è opportuno che anche i Consigli pastorali parrocchiali esprimano la comunità educativa, coinvolgendo giovani, educatori, genitori, insegnanti, catechisti, lavoratori.

E il tutto, sottolinea il documento, va fatto «in armonia con il piano pastorale del Vescovo», soprattutto perché la Consulta diocesana di pastorale giovanile, conoscendo bene la chiesa diocesana e il proprio territorio, è in grado di elaborare progetti a lunga scadenza e offrire numerose e originali possibilità perché i giovani si sentano collegati a livello non solo locale ma soprattutto nazionale.

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