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“Crediamo nella salvezza di Gesù o ci lasciamo persuadere dai ‘guru’?”

Nell’omelia di Santa Marta, il Papa traccia un profilo del “dramma della resistenza ad essere salvati”, che è quello vissuto dalla classe dirigente ai tempi di Gesù e che minaccia anche noi contemporanei

Il messaggio di salvezza che Gesù rivolge è sovente ostacolato dalla nostra “resistenza ad essere salvati”. Accade ogni giorno, in una linea di continuità scandita dalla debolezza umana che si riscontra fin dai fatti raccontati nel Vangelo. Come quello che propone la liturgia di oggi, nel quale Gesù esprime il suo dispiacere di fronte alla riluttanza di alcune città nei suoi confronti. Rivolgendosi a Corazìn e Betsàida, il Salvatore spiega: “Se a Tiro e a Sidòne fossero stati compiuti i miracoli compiuti tra voi, già da tempo si sarebbero convertiti” (Lc 10, 13).

Per questo, “nel giudizio”, Tiro e Sidòne “saranno trattate meno duramente” delle città refrattarie. Il monito di Gesù, ha affermato stamattina papa Francesco nella Messa a Casa Santa Marta, riassume “tutta la storia della salvezza”. Lo stesso trattamento usato verso i profeti prima di Lui – uccisi “perché risultavano troppo scomodi” – viene ora riservato allo stesso Gesù.

Ma è un monito ancora attuale, come attuale è “il dramma della resistenza ad essere salvati”. Il Vescovo di Roma ricorda che talvolta “è proprio la classe dirigente che chiude le porte al modo col quale Dio vuole salvarci”. Classe dirigente che ai tempi i Gesù indossava in modo ostentato le filatterie dei Sadducei e dei Farisei. Sono coloro che dall’alto del loro rigorismo ipocrita “mettono alla prova” Gesù, “gli tendono trappole per vedere se cade”. Il Papa spiega che essi vogliono fare la salvezza a modo loro, chiudendosi “al modo di Dio”.

Essi sono pervasi da una “febbre intellettuale e teologica”, riducendo così la fede a mero razionalismo, cioè a un’adesione esclusivamente concettuale ai 613 precetti della Torah, dove vedono “tutto sistemato, ben sistemato, tutto chiaro”. “Loro – aggiunge il Pontefice – non credono nella misericordia e nel perdono: credono nei sacrifici”. Di qui la domanda che rivolge ai fedeli: “Come voglio io essere salvato? A modo mio? Al modo di una spiritualità, che è buona, che mi fa bene, ma che è fissa, ha tutto chiaro e non c’è rischio? O al modo divino, cioè sulla strada di Gesù che sempre ci sorprende, che sempre ci apre le porte a quel mistero dell’Onnipotenza di Dio, che è la misericordia e il perdono?”.

Il Papa invita allora a una riflessione, a “pensare che questo dramma è nel nostro cuore”. Il dramma che ci fa confondere la “libertà con l’autonomia”, il dramma di scegliere la salvezza in base ad un’adesione che ci siamo costruiti intorno alle nostre esigenze più superficiali. È quindi necessario, soprattutto nel mondo di oggi in cui si diffonde una religione fai-da-te, porci una domanda: “Credo che Gesù sia il Maestro che ci insegna la salvezza, o vado dappertutto ad affittare guru che me ne insegnino un’altra?”. E ancora: preferisco rifugiarmi “sotto il tetto delle prescrizioni” in cui “compro la mia salvezza, che Gesù dà gratuitamente con la gratuità di Dio?”. Infine, l’ultima domanda proposta dal Papa: “Io resisto alla salvezza di Gesù?”.

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