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Pescatore / Pixabay CC0 - djedj, Public Domain

Creare una “connessione umana”

Messaggio per la Domenica del Mare — Testo completo

Affido i marittimi, i pescatori e quanti si trovano in difficoltà e lontano da casa alla materna protezione di Maria, Stella del Mare.” Questo il tweet postato oggi, domenica 9 luglio 2017, da papa Francesco sul suo account Twitter @Pontifex_it in occasione della “Domenica del Mare”, celebrata ogni anno la seconda domenica del mese di luglio.

Nell’occasione, il card. Peter Appia Kodwo Turkson, prefetto del nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha diffuso oggi un messaggio destinato ai cappellani, volontari, amici e sostenitori dell’Apostolato del Mare.

Nel suo messaggio, il porporato ghanese lancia un appello a favore della protezione dei diritti della “gente del mare”, come espressi nella Convenzione del Lavoro Marittimo (“Maritime Labour Convention”, 2006).

Nel documento, Turkson annuncia anche il XXIV Congresso Mondiale dell’Apostolato del Mare, che si terrà nell’ottobre prossimo a Kaohsiung, Taiwan, e sarà dedicato al tema della pesca e dei pescatori. (pdm)

Riprendiamo di seguito il messaggio per la Domenica del Mare.

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Cari cappellani, volontari, amici e sostenitori dell’Apostolato del Mare,

Nella nostra vita quotidiana, siamo continuamente circondati ed utilizziamo numerosi oggetti e prodotti che, in un determinato momento del loro viaggio, sono stati trasportati su navi. Ci risulta difficile immaginare dietro ad ognuno di questi oggetti i volti dei molti marittimi che hanno permesso di garantire una navigazione tranquilla affinché le navi potessero consegnare le loro merci nei porti.

La celebrazione della Domenica del Mare ci invita a riconoscere e ad esprimere la nostra gratitudine a questa forza lavoro composta da oltre 1 milione e mezzo di marittimi (la maggior parte dei quali proviene dai Paesi in via di sviluppo). Grazie al loro duro lavoro e ai loro sacrifici, la nostra vita è più confortevole in quanto essi trasportano, da un Paese all’altro attraverso gli oceani, circa il 90 per cento di ogni tipo di merci.

Benché il loro contributo sia essenziale per l’economia mondiale globale, molte sono le difficoltà e le sfide che queste persone devono affrontare e che influenzano la loro vita e la loro dignità. Vorrei qui ricordarne alcune.

Malgrado i grandi progressi raggiunti in campo tecnologico, che hanno migliorato la comunicazione tra i marittimi e i loro cari, i lunghi mesi passati lontano dalla famiglia continuano a rappresentare un enorme sacrificio, che spesso si ripercuote negativamente sulla vita familiare. Le madri restano da sole e sono costrette a svolgere molteplici ruoli nell’educazione dei figli che crescono con un padre sempre assente. È importante che nel nostro ministero pastorale prestiamo particolare attenzione alle famiglie dei marittimi favorendo e sostenendo la creazione di gruppi di mogli per aiuto e assistenza reciproca.

L’utilizzo dei social media permette ai membri dell’equipaggio di essere collegati con molte persone in tutto il mondo; essi però sono separati e isolati gli uni dagli altri, poiché a bordo ciascuno vive in un suo mondo virtuale in cui cerca rifugio durante i momenti liberi. La nostra funzione, specialmente durante le visite a bordo, è di cercare di creare una “connessione umana” e di rafforzare la “comunicazione umana” tra i membri dell’equipaggio per evitare la solitudine, l’isolamento e la depressione, tutti fattori che possono portare al suicidio che, secondo un recente studio pubblicato in Gran Bretagna dal P & I Club, risulta essere la causa principale di morte tra i marittimi.

L’inasprirsi della minaccia del terrorismo in tutto il mondo esige nuove misure di sicurezza che limitano ulteriormente, in alcuni porti, la possibilità che i marittimi scendano a terra e, talvolta, anche l’accesso alla nave da parte dei visitatori. Pur comprendendo da una parte la necessità di rendere i porti “un luogo sicuro” per le persone e le merci, dall’altra dobbiamo assicurarci che nessuno sia vittima di discriminazioni o che gli sia impedito di scendere a terra a motivo della nazionalità, della razza o della religione. Inoltre dobbiamo difendere il diritto fondamentale degli equipaggi ad avere “accesso a strutture e servizi a terra per salvaguardare il loro stato di salute e benessere” (MLC 2006, titolo 4, Regolamento 4,4).

Nonostante l’adozione e l’entrata in vigore nel mese di agosto 2013 della MLC 2006, che stabilisce i requisiti internazionali minimi dei diritti umani e lavorativi dei marittimi, esistono ancora troppi casi di equipaggi ingannati sul salario, sfruttati e vittime di abusi nel loro posto di lavoro, ingiustamente criminalizzati per incidenti marittimi e abbandonati in porti stranieri. Mentre è nostro dovere prestare tutta l’assistenza e il sostegno necessari agli equipaggi che subiscono privazioni e vivono difficoltà, invitiamo le autorità marittime a prestare maggiore attenzione e ad essere più vigilanti per prevenire gli abusi e riparare le ingiustizie.

Anche se la minaccia della pirateria sulle rotte marittime è diminuita rispetto ad alcuni anni fa, il pericolo di attacchi armati e di dirottamenti è ancora molto elevato in alcune aree geografiche. Invitiamo pertanto la comunità marittima a non abbassare la guardia e a mettere in atto tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza e la protezione, non soltanto del carico, ma soprattutto degli equipaggi.

Infine, vorrei concentrare la nostra attenzione sulla pesca e sui pescatori, che saranno il tema del XXIV Congresso Mondiale che si terrà a Kaohsiung – Taiwan, nel prossimo mese di ottobre.

Come i marittimi, anche i pescatori trascorrono lunghi periodi in mare, spesso a bordo di navi da pesca che non sono in condizioni di navigare. Benché la loro professione sia considerata una delle più pericolose del mondo, i loro salari sono nettamente inferiori rispetto a quelli dei marittimi. Il settore della pesca è afflitto da casi di traffico di esseri umani e di lavoro forzato ed è soggetto alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU).

Durante il Congresso, grazie agli interventi di oratori qualificati, cercheremo di prendere maggiormente consapevolezza e di prestare una più grande attenzione a questo tipo di questioni. Rafforzeremo inoltre il nostro network con l’intenzione di accrescere la cooperazione tra l’Apostolato del Mare delle diverse nazioni, metteremo in comune le nostre risorse e migliori pratiche per sviluppare competenze specifiche, in particolare nel settore della pesca.

Rinnovo il mio invito affinché a questo Congresso non partecipino soltanto degli esperti, ma il maggior numero possibile di cappellani e volontari, perché il settore della pesca e i pescatori sono una preoccupazione dell’Apostolato del Mare e non solo di coloro che vi sono personalmente coinvolti.

Per concludere, chiediamo a Maria, Stella Maris, di sostenere il nostro servizio e la nostra dedizione ai marittimi, ai pescatori e alle loro famiglie, e di proteggere tutto il popolo del mare affinché raggiunga il “porto sicuro” del cielo.

Cardinale Peter K.A. Turkson

Prefetto

[01070-IT.01] [Testo originale: Italiano]

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