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Contro l’Europa dei mercati, vanno riscoperte le “radici cristiane”

Mons. Gallagher, Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, è intervenuto al Consiglio dei vescovi europei in corso a Bratislava

Il toro, come animale mitologico associato alla nascita dell’Europa, ha assunto oggi, in una società in cui regna la finanza, un simbolo di ricchezza economica. Da questa suggestione nasce il discorso di mons. Paul Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, nel corso del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), che si sta svolgendo a Bratislava.

“Oggi, il toro, come animale mitologico, difficilmente ci ricorda il rapimento di Europa – spiega il presule -. Piuttosto, nel mondo moderno delle finanze è diventato simbolo di ricchezza economica”. Mons. Gallagher ha aggiunto che “basta guardare le due figure in bronzo davanti alla borsa di New York: l’orso schiaccia con la sua zampa i prezzi delle azioni – segno di recessione economica – mentre il toro li spinge verso l’alto con le corna, promettendo ricchi profitti”.

E ancora oggi – ha proseguito mons. Gallagher – “la vergine Europa può essere sedotta e rapita dal toro perché – ed è questa una delle preoccupazioni centrali del Papa – il denaro sembra essere diventato più importante delle persone, specialmente di quelle povere e vulnerabili”.

A proposito della visita del Santo Padre a Strasburgo, mons. Gallagher ha ricordato che al centro delle riflessioni del Pontefice “c’era la sua affermazione della dignità della persona umana”, la cui protezione “precede tutte le leggi positive, che dovrebbero essere volte a realizzare proprio ciò”. Per cui “i diritti umani – ha osservato il presule – devono essere rispettati ovunque, non perché i politici ammettono la ‘preziosità, unicità e irripetibilità di ogni singola persona umana’, ma piuttosto perché sono incisi nel cuore di ogni essere umano”.

Il Santo Padre – ha ricordato mons. Gallagher – ha quindi ribadito l’importanza di valorizzare le “radici cristiane” dell’Europa nella consapevolezza che “il cristianesimo non è solo il nostro passato, ma anche il nostro presente e il nostro futuro”. In un contesto in cui vige “la tendenza verso una rivendicazione sempre più ampia di diritti individuali”, che il Papa definisce “individualistici”, si cela “una concezione di persona umana staccata da ogni contesto sociale e antropologico”. Al diritto non è associato il concetto di dovere, pertanto si perde ogni dimensione sociale dell’agire umano.

Di qui la necessità, evocata dal Vescovo di Roma, di “costruire insieme l’Europa che ruota non intorno all’economia, ma intorno alla sacralità della persona umana, dei valori inalienabili”. Un’Europa che dimentica le sue radici – ha proseguito mons. Gallagher – cade in quella che Giovanni Paolo II in Ecclesia in Europa definisce “apostasia silenziosa”. Per cui, ha aggiunto il Segretario vaticano riprendendo l’immagine mitologica dell’inizio del suo intervento, “laddove gli interessi economici sono volti solo al profitto e al mercato, il toro dell’Europa diventa un vitello d’oro, un idolo di falsi valori e aspirazioni”.

Il discorso del Santo Padre a Strasburgo potrebbe aver già fatto ottenere qualche risultato. “È significativo che dopo il discorso del Papa a Strasburgo – e forse addirittura grazie ad esso – l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa abbia adottato una risoluzione che contrasta la discriminazione nei confronti dei cristiani in Europa”, osserva mons. Gallagher.

Discriminazione che rappresenta una realtà rappresentata da “forze crescenti che vogliono relegare il cristianesimo all’ambito privato, eliminandolo dal discorso pubblico”. Già durante la sua visita a Londra nel 2010, Benedetto XVI espresse preoccupazione “di fronte alla crescente marginalizzazione della religione, in particolare del Cristianesimo, che sta prendendo piede in alcuni ambienti, anche in nazioni che attribuiscono alla tolleranza un grande valore”.

Mons. Gallagher ha quindi sottolineato l’attenzione che papa Francesco rivolge al nostro continente. Essa è testimoniata anche dal fatto che, “invece di parlare a Bruxelles ai soli membri del Parlamento Europeo”, ha deciso “in modo significativo, di parlare a Strasburgo, il che gli ha permesso di rivolgersi al Consiglio d’Europa, nel quale sono rappresentate tutte le nazioni europee, comprese la Russia e l’Ucraina, nonché l’Armenia e l’Azerbaigian, tanto per citare due esempi di aree esterne all’Unione Europea (ma interne all’Europa) dove sono in atto gravi e costanti conflitti”.

Nei prossimi anni, ha concluso mons. Gallagher, “sarà importante per l’Europa che le sue nazioni e i suoi popoli continuino il processo d’unità liberi dai vincoli del falso egalitarismo e dell’eccessiva burocrazia, al fine di assicurare una pace duratura”. Dal canto suo, “il cristianesimo deve compiere la sua missione in Europa a tale riguardo, e la Chiesa cattolica, in particolare, nella quale l’unità delle differenze culturali esiste, può offrire un aiuto tangibile per unire e rafforzare la famiglia nazionale dell’Europa”.

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