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Contro il logorio del laicismo moderno

Intervista con gli autori di un libro sull’argomento

ROMA, lunedì, 6 novembre 2006 (ZENIT.org).- E’ da poco giunto in libreria il volume “Contro il logorio del laicismo moderno. Manuale di sopravvivenza per cattolici”, che affronta in modo ironico e a tratti esilarante problemi seri, come quelli della continua attenuazione e perdita della fede cattolica, il confronto dei credenti con l’ideologia laicista e le paradossali contraddizioni dell’etica pubblica.

Gli autori sono il professor Mario Palmaro, Docente di Filosofia del Diritto dell’Università Europea di Roma e Alessandro Gnocchi, giornalista e studioso della figura di Giovannino Guareschi.

Per approfondire meglio il ruolo e il significato della cultura laicista e conoscere quali sono le soluzioni proposte dal libro, ZENIT ne ha intervistato gli autori.

Perché un manuale di sopravvivenza “contro il logorio del laicismo moderno?”. Da dove nasce l’idea e a quali esigenze si vuole rispondere?

Palmaro: Che ci piaccia o no, tutti siamo esposti ogni giorno al logorio del laicismo moderno. Un fenomeno così imponente che a noi due, ad Alessandro Gnocchi e a me, è sembrato necessario scrivere un saggio che ne analizzasse a fondo le caratteristiche. Cercando di coniugare, come nella migliore tradizione della Chiesa, la serietà della dottrina a un sano senso dell’umorismo. Ne è venuto fuori una sorta di manuale di sopravvivenza per il cattolico del terzo millennio, che ai lettori sembra essere piaciuto, visto che nel giro di un mese è già approdato alla seconda edizione. La nostra idea è che il laicismo moderno attacca il cattolicesimo senza esplicite dichiarazioni di guerra; anzi, si ammanta dietro il comodo paravento del dialogo e della tolleranza; si traveste da “guru” televisivo – come un Bonolis de “Il senso della vita” o un Cecchi Paone della “Macchina del tempo” – per dire nel modo più dolce le cose più terribili sulla dottrina cattolica. L’importante è annacquare lo scandalo dell’annuncio cristiano – il Figlio di Dio che si fa uomo, muore e risorge – nascondendolo dietro l’iperattivismmo solidaristico. Fare in modo che la veritas sia soffocata dalla caritas, e che il cattolicesimo si trasformi in una muta testimonianza, comoda per assistere bambini e vecchietti, ma che non ha più nulla da dire e da insegnare alla società moderna. Corollario di questa operazione è, ovviamente, l’aggressione frontale alla ragione, nel segno di un nichilismo relativista disperato che ha in Umberto Galimberti e Massimo Cacciari i suoi più agguerriti profeti. Personaggi cui, purtroppo, un certo mondo cattolico guarda con interesse e perfino simpatia.

Che cosa c’è nella cultura moderna che è ostile all’idea di Dio  e in che modo respinge la testimonianza pubblica del cristiano?

Gnocchi: Il laicismo moderno si è fatto furbo, e si manifesta su differenti livelli. Il primo, il più pericoloso, riguarda la vita di tutti i giorni. Nel nostro libro abbiamo immaginato una giornata tipo del cattolico, e ci siamo accorti che ogni gesto più semplice deve fare i conti con l’ondata secolarizzante del laicismo moderno: dalla lettura mattutina del giornale (pensiamo al perfido anti-cattolicesimo dei due quotidiani più venduti, il Corriere della Sera e la Repubblica); all’agenda o al diario scolastico dove sono scomparsi letteralmente i santi e le feste comandate; al “vuotume” superficiale della Tv; alla tristezza della domenica passata nel centro commerciale. La parola d’ordine del disegno laicista è: trasformare l’ordinario in eroico. Fare in modo cioè che non tradire la propria moglie, far nascere il figlio che si porta in grembo, accudire un malato cronico, siano gesti eccezionali, che si possono anche chiedere a pochi ardimentosi, ma non certo alla media generale della gente comune.

Nel libro si critica non solo la cultura laicista, ma anche quella del cattolico tiepido o quantomeno indebolito dalla cultura relativista. Potete farci qualche esempio di questa debolezza dei fedeli?

Palmaro: Il laicismo da molto tempo si è infiltrato in mezzo a noi, instillando un pensiero non-cattolico nella coscienza di molti credenti. Se ne colgono segnali inequivocabili ai livelli più disparati: dal politico “cattolico” che vota a favore della sperimentazione sugli embrioni o che va a votare in un referendum in cui dovrebbe astenersi, alla scuola “cattolica” che festeggia Halloween al posto della Solennità di Tutti i Santi e dei defunti. E ancora: nella nostra vita ci siamo imbattuti nella suora che non porta i bambini di 6 anni in chiesa perché “troppo presto”, al parroco che spiega che “tutte le religioni sono uguali”. Insomma, anche da credenti corriamo il pericolo di smarrire la nostra identità. Ragion per cui il libro si conclude con un test in agrodolce, che offre a chi lo supera con successo la Catholic Certification Survivor, la Patente di sopravvivenza cattolica.

In un capitolo si ribalta l’idea dei cattolici come musoni e tristi. In realtà, si dice, sono sereni e felici. Ci spiegate il perché?

Palmaro: Se uno ha incontrato Gesù Cristo nella Chiesa cattolica, scopre che nella storia è accaduto qualche cosa di incredibile, che risponde all’unico vero grande problema insolubile della nostra esistenza: quello della morte. Tutto il resto è davvero poca cosa, se si pensa per un attimo che Gesù Risorto annuncia la promessa di una vita eterna, e ci chiede di impegnarci ogni giorno non a “fare i bravi”, ma a lavorare nella sua vigna per realizzare il suo Regno in questa Terra. Mentre tutti gli altri uomini servono padroni che poi muoiono, il cristiano ha incontrato il suo re, l’unico re che è sempre vivo, un re che non ci tratta da servi, ma da amici. Il solo pensare che oggi ci siano cattolici – anche teologi e intellettuali – che si rivolgono al mondo secolare per trovare luce e conforto, ci fa davvero ridere. Abbiamo Cristo, abbiamo il Papa, abbiamo la Tradizione. Che cosa ci serve di più?

Gnocchi: Noi pensiamo che questo libro possa, con qualche sorriso, aiutare a combattere l’accerchiamento della cultura dominante. Il secondo livello di azione del laicismo è costituito dall’incessante bombardamento culturale operato da molti opinion leader – intellettuali, conduttori televisivi, politici – allo scopo di diffondere nella società una nuova ideologia, che noi abbiamo chiamato il “luogo-comunismo”, fatto da un insieme di modestissimi luoghi comuni che devono rimpiazzare nel cuore delle persone il decalogo, il senso del peccato, il gusto del sapersi perdonati da un Dio che è giudice giusto e misericordioso. Ecco perché nel nostro libro i lettori troveranno la descrizione di una fantasiosa “nazionale dei laicisti”, con tanto di nomi e cognomi. Da Umberto Eco che fa il portiere, a Piero Angela terzino, a Margherita Hack che gioca sulla fascia sinistra. Anche se questa pagina di satira non piacerà a tutti, siamo convinti che si tratti di una faccenda molto seria, perché crediamo che gli “apostoli del male” debbano essere smascherati a beneficio della gente semplice.

A chi consigliereste la lettura di questo libro, e per quale ragione?

Gnocchi: Come dicevamo, il libro sta diventando un caso editoriale, visto che è andato esaurito in poche settimane. Però ci piacerebbe che tantissimi cattolici, sacerdoti e semplici laici, suore e Vescovi, e magari anche quelli che stanno “fuori” dalla Chiesa, si confrontassero – come va di moda dire oggi – con il nostro libro. La nostra sensazione è che in questi anni si stia verificando un’interessante inversione di tendenza: il popolo dei fedeli, la gente che va a Messa, sta vivendo una profonda conversione, desidera un ritorno alla solidità della dottrina e alla serietà della fede, e attende dai Pastori e da chi ha ruoli di responsabilità di essere guidata in questa direzione. Il nostro libro è in fondo un grido di aiuto, che lanciamo per dare voce a un pensiero diffuso in molti: non è più tempo per i cattolici di giocare in difesa. Ci consola constatare che il Santo Padre Benedetto XVI sta dando corpo a un papato di straordinaria ricchezza e densità, per superare gli inspiegabili complessi di colpa e lo stato confusionale di una parte del mondo cattolico.

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