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Consultazione in Francia per rivedere la legge sulla bioetica

di Chiara Mantovani*

ROMA, domenica, 20 marzo 2011 (ZENIT.org).- Nel 2009 sono iniziati in Francia gli “stati generali” della bioetica, una larga consultazione popolare per sondare che cosa ne pensava il francese medio in merito ai grandi temi bioetici della procreatica artificiale. I francesi restano affezionati evidentemente almeno al linguaggio della Rivoluzione Francese, ma se nei tempi passati le conseguenze furono quelle note, non è detto che il risultato debba ripetersi.

Sebbene sia ampiamente discutibile la ragionevolezza di affidare decisioni sostanziali – come quelle sulla opportunità ed eticità o meno di tecniche mediche riguardanti la procreazione o la ricerca sugli embrioni – alla consultazione generale, i nostri tempi hanno ormai accettato che la verità sia messa ai voti. Non solo in Francia, ma anche in Inghilterra, in Spagna, negli USA come in Australia e in Giappone, si stanno facendo delle “prove tecniche” di consultazione popolare su temi sensibili. In Germania, “cittadini giudici” o “Planungszellen” sono chiamati ad esprimere dei pareri, dopo un periodo di formazione. La Danimarca fa da apripista con le “conferenze di consenso”. Sembra la nuova moda per risolvere i conflitti etici: discutiamo fino allo sfinimento, in modo sistematico e non parcellare, con esperti e persone comuni che con una infarinatura di competenze possano sentirsi autorevoli nel “secondo me”, per giungere non alla ricerca della verità (non ne ho trovato traccia nelle dichiarazioni entusiaste di questa modalità) ma alla ricerca del “consenso”, quel “siamo tutti d’accordo”, teso ad evitare poi lamentele.

Il campo di applicazione di queste novità è l’ambito bioetico: non mi risulta che analoghe iniziative siano state previste, ad esempio, per decidere gli stipendi dei parlamentari o l’entità del prelievo fiscale. Significativa è la citazione tratta dal sito personale dell’on. Jean Leonetti (http://www.jean-leonetti.fr/ , visitato il 6 marzo 2011): «Il dibattito pubblico dovrebbe organizzarsi in modo permanente, e non occasionale, per evitare i contraccolpi mediatici, generatori di tensione e di banalizzazione. Il dibattito pubblico deve avvenire attraverso cittadini rappresentativi dell’insieme del popolo, che, con la mediazione delle conferenze di consenso possa esprimere pareri illuminati, meditati e convergenti, anche se non consensuali. Ènecessario tempo per assimilare i pareri contraddittori, soppesare vantaggi e inconvenienti delle diverse posizioni, accettare  il dubbio collettivo e anche quella parte di incertezza nella decisione finale».

Con piglio tipicamente girondino, dunque, la prima fase si è svolta con riunioni e colloqui organizzati in tutta la Francia per ascoltare il punto di vista dei cittadini. L’iniziativa è stata solo il primo passo per giungere alla revisione della legge che nel 2005 ha di fatto regolamentato la PMA e i suoi corollari, la versione francese della nostra legge 40/05, anche se i due impianti legislativi non possono dirsi sovrapponibili. La revisione è prevista con scadenza quinquennale dalla stessa legge, consapevole che in cinque anni molti presupposti scientifici possono cambiare. La seconda fase è iniziata a novembre del 2010, con le audizioni da parte di una apposita commissione presieduta dal socialista Alain Claeys (di professione insegnante, in Parlamento è membro della Commissione delle Finanze) e con relatore Jean Leonetti. Di professione cardiologo, Leonetti è membro del Partito Radicale del Valois, ha presieduto i lavori parlamentari che hanno condotto nell’aprile 2005 alla “Legge relativa ai diritti dei malati e alla fine della vita” e di cui è stato relatore in Parlamento, legge che prevede il testamento biologico e la figura del fiduciario.

La commissione ministeriale francese ha ascoltato i convocati sui temi dell’agenda di biomedicina, la ricerca sull’embrione, l’eliminazione dell’anonimato della donazione di gameti, la gravidanza surrogata e la diagnosi prenatale. Il 25 e il 26 gennaio sono avvenute la discussione e le operazioni di voto dei membri (70) della commissione sugli emendamenti presentati; dall’8 all’11 febbraio discussione e voto in seduta pubblica e infine il 15 febbraio il voto solenne dei deputati, in prima lettura, del progetto. L’iter proseguirà in Commissione di affari sociali senza la costituzione di una analoga commissione preparatrice come avvenuto alla Camera, cosa che era stata richiesta da alcuni senatori ma che è stata respinta per non ritardare l’approvazione e il varo dell’aggiornamento della legge sulla bioetica.

La scaletta dei lavori prevede un voto in seduta plenaria al Senato per l’inizio di aprile, un voto in seconda lettura del Parlamento e quello in seconda lettura del Senato. Ogni tappa offrirà l’occasione per ulteriori proposte di emendamenti. Se ci saranno voti differenziati tra Parlamento e Senato, si riunirà una commissione mista di 7 membri che dovrà adottare un testo condiviso, il tutto entro la fine di luglio.

Associazioni pro-life francesi hanno stilato un bilancio della revisione, affermando che è possibile scorgere luci e ombre, in termine di rispetto per la vita ma anche di prospettive politiche. Ha piacevolmente sorpreso la qualità del dibattito, l’intelligenza nel confronto delle idee e soprattutto la sempre maggiore presa di coscienza delle sfide in  gioco per il rispetto per la vita e l’impegno a farsene carico, ancora insufficienti a garantirne un rispetto assoluto e dunque perfettibili, ma decisivi per il futuro. Altrimenti non si potrebbero spiegare i trentacinque parlamentari che hanno firmato insieme un manifesto comune (apparso su Le Figaro dell’8 febbraio) che getta l’allarme sui rischi della industrializzazione della procreazione, né il coraggio avuto nell’affrontare fino a tarda notte i dati sulle false promesse della ricerca sugli embrioni e i rischi di eliminazione dei più deboli contenuti nelle disposizioni di diagnosi pre-impiantatoria e prenatale. È questo fronte unito che in Francia i difensori della vita salutano come qualcosa di unico e storico, incoraggiante per il futuro.

Che cosa non è stato ottenuto? Con realismo bisogna annotare un gran numero di malfunzionamenti nella legge attuale: resta invariata la possibilità di ricerca sull’embrione, la diagnosi prenatale (DPN) non avrà l’obbligo di avere come unica finalità la cura del feto, il numero di ovociti fecondati non sarà limitato a tre. Nella legge precedente la ricerca sull’embrione era concessa in pratica, anche se negata di nome, attraverso il principio del divieto con deroghe, che il vice presidente dell’Assemblée, Marc Le Fur (UMP), ha definito “un anestetico per cattolici” (Agence France-Presse, 10 febbraio). L’Agenzia di Biomedicina (ABM) ha infatti la facoltà di autorizzare “a titolo derogatorio” progetti di ricerca e lo ha ampiamente fatto accettando, dal 2004, finora 58 protocolli su 64, dei quali 47 con cellule staminali embrionali umane e 11 con embrioni (La Croix, 4 febbraio). Il meccanismo è stato criticato fra l’altro da Jacques Testart, “padre” nel 1982 del primo bambino in provetta francese. Secondo il biologo, l’ABM è “un organismo favorevole pressoché a qualsiasi pratica e poco incline a ogni restrizione. In modo progressivo, il Parlamento si sta tirando fuori un po’ vigliaccamente, delegando a quest’Agenzia l’interpretazione della nuova legge”. Così ha dichiarato in un’intervista ad Avvenire (8 febbraio).

Già nel novembre scorso, il cardinale arcivescovo di Parigi e presidente della CEF, S.Em. André Vingt-Trois, aveva sottolineato “una certa incoerenza”. “Il governo manifesta la coscienza chiara che con la ricerca sull’embrione il rispetto per la dignità umana è in gioco. Allo stesso tempo, sembra mettere in piedi un sistema nel quale la distruzione di embrioni non è più un’eccezione”, aveva detto a La Vie (30 novembre 2010). Ma è stato preso in considerazione un certo numero di rivendicazioni essenziali che con la loro sola esistenza offrono qualche motivo per sperare: un emendamento sulle liste di finanziamento e la promozione di ricerche mediche per il trattamento della trisomia 21 e nello spazio di un anno il Governo dovrà pubblicare un rapporto in merito; un emendamento sull’informazione rivolta alle donne incinte sugli aiuti possibili e lo stato delle ricerche. Questo è anche un progresso prezioso per le coppie: bisogna aver vissuto personalmente la Diagnostica Pre Natale (DPN) per rendersi conto dell’importanza di questo emendamento dal punto di vista del rispetto per la vita e la sua portata simbolica.

In deroga al primo comma, in merito alle ricerche sull’embrione il testo sancisce che i protocolli ricevano il via libera solo “quando risulta impossibile, in base allo stato delle conoscenze scientifiche, condurre una ricerca simile senza ricorrere a cellule staminali embrionali o a embrioni” (Art. 23, 2). Inoltre, l’ABM (l’Agenzia di Biomedicina) dovrà presentare ogni anno un bilancio comparativo, mettendo a confronto i risultati ottenuti dalla ricerca sulle cellule embrionali con quelli della ricerca sulle cellule adulte. Un particolare di non poco conto è anche l’obiezione di coscienza prevista per i ricercatori in caso di ricerca sugli embrioni umani: sebbene l’obiezione di coscienza sia un dispositivo doveroso, nella disistima generale di questo diritto anche questa ammissione è un riconoscimento della delicatezza etica di questa ricerca. E saranno incoraggiate le ricerche etiche come quelle sul sangue del cordone ombelicale.

Il testo adottato ha mantenuto la necessità di ragioni mediche di infertilità per consentire l’accesso alla fecondazione artificiale, negando di fatto l’idea di un diritto al figlio, vietando la maternità surrogata e l’accesso alle coppie omosessuali ; resta il via libera a tutte le coppie di sesso diverso anche unite dai PACS o di unione libera. Il passaggio non è certamente condivisibile per i cattolici, andando a costituire di fatto una equiparazione tra matrimonio e libere convivenze. Nonostante gli appelli del ministro Bertrand, la nuova legge permetterà il trasferimento di embrioni dopo il decesso del padre, se la madre ne chiede l’impianto entro i 18 mesi successivi alla morte e a condizione che ci sia una precedente dichiarazione favorevole del padre. Qualcuno però sottolinea che questa disposizione ha anche in mente di consentire la nascita di embrioni che fossero ancora congelati al momento della morte del padre, offrendo loro l’unica possibilità di vivere e nascere; la legge esclude, infatti, l’inseminazione con spermatozoi di uomini già deceduti.

La Francia ha un triste primato: la patria dello scopritore della sindrome di Down, quel meraviglioso medico che individuò la trisomia del cromosoma 21, il prof. Jerome Lejeune, elimina con l’aborto, ogni anno, il 96% dei suoi figli affetti dall’anomalia genetica. E se la deriva eugenetica è preoccupante (non è stata annullata la fattibilità della ricerca del bebè-medicina, nonostante la legge precedente l’avesse ammessa solo per cinque anni, e giusto il giorno dell’inizio del dibattito in aula fosse uscita con grande evidenza mediatica la notizia di un bimbo concepito e fatto nascere per fare da donatore al fratello ammalato), è anche vero che è stata indicata la necessità di un impegno maggiore per la ricerca di terapie per la trisomia 21. L’incoraggiamento arriva anche da un bel manifesto: un bimbo Down occhieggia dicendo ai lettori: “ Il 96% di noi è eliminato a causa del depistaggio massiccio della trisomia 21. In parlamento alcuni sono sbalorditi che il 4% di noi ancora sopravviva. Ci sono delle logiche che uccidono. Signore e signori parlamentari fate applicare l’articolo 16-4 del Codice civile: “è vietata ogni pratica eugenetica tendente ad organizzare la selezione delle persone”. La civiltà dell’Europa e della Francia avrebbe molto da guadagnare nel dar retta a quel bambino.

Siti di riferimento:

http://www.etatsgenerauxdelabioethique.fr/uploads/rapport_final.pdf 

http://www.anfe.eu/images/newsletters/newsletter4.pdf

http://www.libertepolitique.com/les-dossiers-fsp/13-les-dossiers/6470-bioethique-la-revision-de-la-loi-de-2004

http://www.libertepolitique.com/respect-de-la-vie/6594-bioethique-premiere-manche

http://www.libertepolitique.com/respect-de-la-vie/6593-vote-du-projet-de-loi-bioethique-les-raisons-desperer

http://www.assemblee-nationale.fr/13/dossiers/bioethique.asp

http://www.assemblee-nationale.fr/13/ta-commission/r3111-a0.asp

http://www.libertepolitique.com/respect-de-la-vie/6566-bebe-medicament-une-etape-de-plus-dans-la-derive-eugeniste

http://www.libertepolitique.com/respect-de-la-vie/6552-recherche-sur-lembryon-rien-nest-joue

http://www.jean-leonetti.fr/

http://www.assemblee-nationale.fr/13/tribun/fiches_id/872.asp

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*Chiara Mantovani è Vicepresidente nazionale per il Nord Italia dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI).

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