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Con il Q. E. Draghi ha in mano un Bazooka o una colt ?

Gli effetti a breve e lungo termine dell’acquisto sul mercato finanziario dei titoli di Stato

Il 21 gennaio scorso la BCE comunica la sua volontà di procedere al c.d. “Quantitative Easing”, ovvero, all’acquisto sul mercato finanziario titoli di Stato (o di altro tipo) attraverso l’immissione nel sistema di “nuova moneta”.  

Il comunicato  è una conferma, in linea con le attese, che il sistema delle banche centrali europee acquisterà il debito pubblico dei molti paesi della UE in difficoltà. L’ampiezza della manovra, peraltro, va oltre le più rose aspettative. L’impegno è per 60 miliardi al mese da marzo 2015 ad almeno settembre 2016 per un totale di 1140 miliardi di Euro e con una assunzione diretta di rischio da parte della BCE per il 20% del totale.

Scendendo nel dettaglio pero si scopre che, è previsto un acquisto dei titoli di stato sui mercati secondari con scadenze dai 2 ai 30 anni, con una ripartizione degli acquisti rigorosamente pro-quota, ovvero, basata sulla quota della banca nazionale nel capitale della BCE e fino ad un massimo del 30% del debito pubblico di ciascun Paese.  Inoltre, solo il 20% del programma di acquisto sarà a carico diretto della BCE quindi con mutualizzazione. Di questo 20%, il 12% sarà investito in titoli di istituzioni europee o agenzie europee, quindi i bond della BEI con rating AAA e rischio zero. Il restante 80% degli acquisti sarà a carico delle sole Banche Centrali Nazionali, che si assumeranno quindi singolarmente il rischio.

A leggere bene, pertanto si capisce che la BCE ha ceduto alla pressione tedesca sulla condivisione del rischio. Le critiche non sono mancate. Secondo molti commentatori una così misera mutualizzazione dimostrata che l’Eurozona non ha una politica monetaria univoca e avrà il solo effetto di prolungare l’agonia dell’eurozona che soffoca lentamente tra la stretta dell’Euro.

Ma vediamo di addentrarci meglio sui probabili effetti di  questa manovra ? Certamente “stampare nuova moneta” ha un effetto sul cambio: più si stampa moneta, infatti, più la valuta si deprezza.

Tuttavia, sembra che i mercati abbiano già anticipato il deprezzamento. L ‘euro dallo scorso giugno ha infatti perso il 16% sul dollaro e il 7,8% sulle valute dei 19 maggiori partner commerciali dell’Europa. La svalutazione offre un indubbio sostegno all’export Ue. Anche per un Paese come l’Italia, il cui Pil è prodotto per il 30% proprio dalle esportazioni e che ha un importante settore turistico

L’operazione da oltre 1000 miliardi di euro di acquisto di titoli del debito pubblico degli Stati europei andrà tuttavia sempre canalizzata attraverso il settore bancario.  Il mandato BCE, infatti, le impedisce di finanziare direttamente gli Stati.

Ma eccoci al punto cruciale: tale fiume di denaro sarà riutilizzata per aumentare i prestiti a famiglie e imprese, in modo da aumentare il livello di inflazione crollato ai minimi storici, lontano dall’obiettivo BCE del 2 %, rilanciando consumi e investimenti?

Bene permetteteci di avere su questo punto qualche perplessità. Vediamo le nostre motivazioni. La prima è che nel passato non è mai accaduto questo. Le banche non hanno ancora sbloccato i crediti a famiglie e imprese e il motivo è abbastanza scontato. Esse sono oppresse da una montagna di sofferenze. Si stima che a fine 2014 ammontino a  181 miliardi di euro. Per questo ragione e per rispettare la normativa sui requisiti di capitale sui quali vigila la stessa BCE nella nuova funzione di supervisore (in breve Basilea 2 e 3) le stesse preferiranno reinvestire la liquidità in attività finanziarie.

Peraltro, il prolungarsi della crisi ha indotto gli operatori economici (non solo le banche) verso una generale riduzione del livello di indebitamento (c.d. deleveraging). Per ridurlo, le strade possibili sono due: aumentare il capitale sociale o ridurre i prestiti alla clientela. Entrambe presentano difficoltà e conseguenze non secondare nell’economia reale. Se da un lato, infatti, è difficile aumentare il capitale sociale in assenza di risorse economiche adeguate, dall’altro tagliare i prestiti ha effetti potenzialmente molto negativi sull’economia reale.

Adesso se le  banche non trasmettono liquidità a famiglie e piccole medie imprese, e se le imprese stesse non effettuano gli investimenti per via di aspettative negative, non ci sarà alcuno stimolo a consumi e investimenti, ed è lecito suppore che  la liquidità si riverserà completamente sui mercati finanziari, andando a incrementare ulteriormente il giro d’affari delle banche e della finanza e quindi i rischi di bolle speculative e instabilità.

Cerchiamo di rispondere ad un’altra frequente critica al  QE. Esso rischia di essere una misura a solo vantaggio di banche e finanza, e che potrà aiutare le grosse società ?

Anche di questo non siamo convinti. Il quadro internazionale non è roseo. Tra le principali problematiche vi sono il rallentamento della crescita dell’economia cinese, l’effetto del rallentamento dell’economia cinese su paesi collegati ad essa (Australia, Brasile, Sud Africa) ed il calo delle materie prime che ha fatto sentire il suo effetto su economie quali Medio Oriente, Venezuela, Argentina, Canada e Norvegia. A questo si accompagna una generale diminuzione della spesa che fa il paio con la contrazione degli investimenti labor intensive, cosa che ha effetti diretti sia sui redditi che sull’occupazione.

Come è possibile contrastare gli effetti di un rallentamento della Cina, delle materie prime e dei redditi, senza contare il peso dei debiti ?

Per cercare di arginare tale situazione le economie centrali hanno dato supporto fittizio svalutando la moneta, cosa che, in qualche modo, rende più leggera l’economia. Anche lo stesso governatore della Banca centrale Europea lo ha più volte dichiarato: “la politica monetaria continuerà ad essere inefficace se non accompagnata da politiche fiscali espansive a sostegno della domanda interna”.  Per questi motivi di fondo non credo che il Bazooka di Draghi sia davvero tale. Diciamo una pistola, con qualche proiettile (una colt !) che magari può colpire qualche bersaglio, ma con il rischio fortissimo di mancare l’obiettivo e di rimandare di poco una crisi che si faràsempre più pesante.

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Enea Franza è responsabile dell’Ufficio Camera Conciliazione ed Arbitrato della CONSOB

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