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Compito di ogni vescovo è diventare “testimone del Risorto”

Presentati gli atti dell’ultima edizione del corso di formazione permanente per presuli, promosso ogni anno dalla Santa Sede

Testimoni del Risorto è il titolo del libro che raccoglie gli atti del corso di formazione annuale per i nuovi vescovi. Il volume è stato presentato stamattina presso la Sala Stampa della Santa Sede, dal cardinale Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi; dal segretario della medesima Congregazione, monsignor Ilson Montanari, e da monsignor Francesco Cacucci, vescovo di Bari e relatore al corso annuale.

Il libro, di 282 pagine, edito dalla Libreria Editrice Vaticana, è stato dedicato a papa Francesco “in segno di gratitudine per il suo insegnamento sull’identità e la missione del vescovo”.

La pubblicazione si apre con il testo integrale della prima udienza di papa Francesco ai vescovi nominati nel corso dell’ultimo anno, e prosegue con le relazioni, a cominciare dal cardinale Marc Ouellet, seguito dai cardinali Gerhard Müller, Angelo Scola, Kurt Koch, Leonardo Sandri, George Pell e Jean Louis Tauran.

Ouellet ha esordito ricordando che questi corsi annuali furono avviati nel 2001, per iniziativa del suo predecessore, il cardinale Giovanni Battista Re e che il prossimo sarà quindi il sedicesimo. Alla base dei corsi c’è l’esortazione post-sinodale Pastori Gregis, in cui si afferma che “così come per i sacerdoti e i consacrati, anche per un vescovo la formazione permanente è un’esigenza intrinseca della sua vocazione e missione. Il porporato ha poi ricordato che “il vescovo dovrebbe sentire il dovere di attivare personalmente la formazione integrale costante”.

Questi incontri, ha detto il cardinale, sono realizzati con il patrocinio delle Congregazioni dei Vescovi e delle Chiese Orientali e, occasionalmente, della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Nel corso di questi anni, quindi, circa 1.600 vescovi hanno soggiornato a Roma per trascorrere 8 o 9 giorni di condivisione fraterna, conferenze, discussioni, culminati con l’incontro con il Papa e i rappresentanti della Curia Romana e dell’episcopato mondiale.

Il porporato ha aggiunto che, dallo scorso anno, “abbiamo invitato alcuni vescovi con circa cinque anni di ministero alle spalle, ad una pausa di riflessione e di condivisione, assieme agli esercizi spirituali, con l’aiuto dei padri gesuiti”: un’iniziativa che “è stata molto apprezzata”.

La formazione permanente, ha aggiunto il prefetto della Congregazione dei Vescovi, implica imparare a dialogare più intensamente con il destinatario del servizio pastorale, perché “Dio stesso non vuole essere servito solamente da funzionari competenti, ma da amici fedeli disposti a dare la vita per lui”. Altro obiettivo è quello di imparare a dialogare con le altre chiese in uno spirito di solidarietà episcopale.

Il porporato ha aggiunto che essere ‘testimoni del Risorto’ “significa tutto questo e non solamente”, perché “essere vescovo quotidianamente vuol dire dedicarsi a un ministero difficile, che non può essere vissuto senza essere in comunione con gli altri, grazie a una profonda coscienza dell’identità ecclesiale del pastore”.

Ouellet ha concluso affermando la sua gratitudine a papa Francesco per il suo “brillante esempio”, risultato universalmente incisivo, ben oltre i confini della Chiesa.

Da parte sua, monsignor Montanari ha spiegato che la presenza di questi vescovi che si recano a Roma, ha permesso di conoscere meglio la situazione delle sue chiese, attualmente spesso in difficoltà e in situazioni di minoranza, al fine di stringere con loro una relazione fraterna.

Il segretario della Congregazione dei Vescovi ha anche detto che l’ambiente in cui si tiene il congresso, il seminario dei Legionari di Cristo, “ha assicurato con successo, lo svolgimento del Simposio nel corso degli anni”.

Monsignor Cacucci ha voluto sottolineare che, in un momento di superattivismo e frammentazione, il vescovo è chiamato più che mai a “essere un uomo di sintesi e ad aiutare i fratelli e gli amici sacerdoti a cercare l’essenziale”.  A tal proposito, il presule ha ricordato “l’invito di papa Francesco a vivere una sinodalità efficace”. Il che significa “camminare insieme (come è avvenuto al Sinodo), con i sacerdoti, religiosi e laici”. Cacucci ha inoltre evidenziato un tema controverso come quello del rapporto tra autorità ed obbedienza, con le rinunce che, per definizione, l’obbedienza implica.

 

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