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Come morì davvero San Paolo?

Della storia del martirio dell’Apostolo delle Genti non vi è traccia nel Nuovo Testamento

Testo tratto dalla conferenza Il martirio di Paolo del prof. Germano Scaglioni (OFMConv), tenuta alla Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” Seraphicum il 27 giugno 2015

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Per quanto possa apparire sorprendente, la notizia della morte dell’apostolo Paolo non trova riscontro nelle pagine del Nuovo Testamento. Le informazioni circa l’epilogo della sua vita terrena ci sono consegnate da antiche tradizioni cristiane, concordi nel situare a Roma il luogo del suo martirio.

L’autore del libro degli Atti degli Apostoli, solitamente molto attento alle vicende di Paolo, conclude la sua opera con un “sommario”, in cui descrive la situazione dell’Apostolo a Roma, detenuto in regime di custodia militaris, ma libero di predicare: «Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso in affitto e accoglieva tutti quelli che venivano da lui, annunciando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento» (At 28,30-31).

Per motivi che non si conoscono, Luca preferì tacere su ciò che accadde in seguito. Secondo le ipotesi di alcuni interpreti, il processo si concluse con l’assoluzione di Paolo, forse perché nessuno dei suoi accusatori si presentò al processo o a motivo di un atto di clemenza da parte dell’imperatore. In seguito si recò in Spagna, realizzando così un suo progetto (Rm 15,24.28), poi fece ritorno verso le regioni del Mar Egeo, ma a Nicopoli fu arrestato (Tt 3,12). Ricondotto a Roma e sottoposto a un nuovo processo, fu condannato a morte e infine giustiziato. Altri ritengono piuttosto che già il suo “primo” processo romano si fosse concluso con la sua condanna alla pena capitale, eseguita non molto tempo dopo.

Della morte dell’Apostolo si ha la prima notizia ufficiale in uno scritto risalente alla metà degli anni 90, all’incirca una trentina d’anni dopo la sua esecuzione. Il vescovo di Roma dell’epoca, Clemente I, in una lettera indirizzata alla comunità cristiana di Corinto ricorda che l’Apostolo «per la gelosia e la discordia, dopo aver predicato la giustizia a tutto il mondo […] sostenne il martirio davanti ai governanti» (1Clem 5,2).

Altre informazioni riguardanti il martirio di Paolo, associato a quello di Pietro, provengono da uno storico dei primi secoli del cristianesimo: Eusebio di Cesarea (265-340). «Durante il regno di Nerone – annota Eusebio – Paolo fu decapitato proprio a Roma e Pietro vi fu crocifisso. Il racconto è confermato dal nome di Pietro e di Paolo, che è ancor oggi conservato sui loro sepolcri in questa città» (Hist. eccl., 2,25,5).

Anche la letteratura apocrifa si interessò alla morte di Paolo. Negli Atti di Paolo (fine II secolo), si afferma che il martirio dell’Apostolo avvenne in seguito alla sua condanna a morte per decapitazione, decretata da Nerone. Sulle circostanze del martirio si sofferma lo Pseudo Marcello (V secolo) negli Atti di Pietro e Paolo, per il quale alla “decollazione” dell’Apostolo si verificarono due prodigi: la fuoriuscita del latte dal collo reciso e lo sgorgare di tre sorgenti al triplice rimbalzo della testa sul terreno. Ciò spiegherebbe il nuovo toponimo per il luogo del martirio: non più “Aquae Salviae”, ma l’attuale “Tre Fontane”.

Circa il luogo della sepoltura, si ha una duplice testimonianza. La prima è quella di Gaio, un presbitero romano del II secolo, il quale dichiara: «Io ti posso mostrare i trofei [= monumenti sepolcrali] degli apostoli: se andrai al Vaticano o sulla via Ostiense vi troverai i trofei dei fondatori della Chiesa» (Hist. eccl. 2,25,6-7). La seconda proviene da uno scritto dello Pseudo Abdia, Passione di Paolo, opera apocrifa del VI secolo, in cui si dichiara che la sepoltura delle spoglie mortali dell’Apostolo è avvenuta fuori della città, al secondo miglio sulla Via Ostiense, nel podere di Lucina, una facoltosa matrona romana cristiana, sulla cui casa sorge l’attuale chiesa di San Lorenzo in Lucina.

Anche sulla data della morte dell’Apostolo le opinioni sono discordanti. Per alcuni Paolo sarebbe morto nel 64, durante le persecuzioni anticristiane seguite all’incendio di Roma; Eusebio di Cesarea e san Girolamo individuarono il 67, l’anno quattordicesimo del regno di Nerone, mentre secondo altri la morte dell’Apostolo sarebbe avvenuta qualche anno prima, fra il 56 e il 58. La questione è tuttora dibattuta.

 

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