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Pixabay CC0 - roegger, Public Domain

Come l’acqua

Lava e purifica, portando via con sé la sporcizia delle cose, irriga e nutre, disseta, rinfresca, dà ristoro, dove passa nasce la vita

Sentirmi come l’acqua.

Sì, perché anche l’acqua porta l’impronta di Dio suo creatore e ci mostra qualcosa dell’amore.

L’acqua è limpida, incolore, non porta se stessa, non si impone; è trasparente, lascia vedere ciò che tocca; rispetta i colori sui quali passa; non ha forma sua propria, per assumere quella degli oggetti che sfiora e riempie; non ha sapore per diluire e amalgamare i sapori che si mescolano con lei; non ha una sua dimensione e misura, capace come è di entrare nell’infinitamente piccolo o di riempire gli oceani; istantaneamente assume la forma nella quale è riversata, sia un fiume o un ditale.

Non ha dunque fisionomia, né personalità, eppure ce l’ha e sta tutta nell’arte di “farsi uno” con tutto ciò che incontra sul cammino.

Non solo, ma l’acqua lava e purifica, portando via con sé la sporcizia delle cose; irriga e nutre, disseta, rinfresca, dà ristoro, dove passa nasce la vita. Nutre piante, animali, uomini; è adatta per tutti e non ha preferenze e non fa differenze.

Non è questo l’Amore? mi sono detto. Passare con disinvoltura in ogni realtà che si incontra attimo dopo attimo, senza far resistenza, vuoti e liberi di quanto si è vissuto prima, per assumere la forma del momento presente, condividendo ciò che i fratelli vivono, avendo cura del micro come del macrocosmo, essendo incolore, insapore, inodore, informe per riempire e abbracciare e rigenerare tutto ciò che si incontra, essendo impersonali per dare vita e personalità a tutto ciò che si tocca.

L’acqua del torrente, libera e scrosciante, canta la sua libertà; improvvisamente s’imbatte in una gigantesca diga, tutta cemento armato. Alt!  Dopo il primo urto, si ferma, s’ingrossa e sembra arrendersi; ma si alza, si alza; finché trova il modo di scavalcare la diga, senza abbatterla.

Di sotto, ai lati, in una maniera del tutto silenziosa, spinge, chiede in vario modo, anche se dolce, di passare. Goccia, dopo goccia, filtra dalle fessure trovate o provocate dalla sua presenza supplice.

L’acqua m’insegna la non violenza, la pazienza e la costanza del “chiedete e vi sarà dato” e del ” a chi bussa sarà aperto”. È proprio vero quanto diceva una poesia imparata sui banchi delle medie:”Fatica assidua, lunga e operosa, vince ogni cosa.” Verso che commenta il lungo, paziente, interminabile gemere d’una goccia su una roccia: la goccia vince forando finalmente la roccia.

L’acqua del torrente, del fiume passa, corre ed è sempre presente. La sua continua presenza è un continuo passaggio; passa e va e correndo resta a disposizione di chi la vede passare.

Passa in continuazione per essere disponibile nella novità di ogni momento; ogni momento a chiunque si presenta nuova perché sempre qualcuno le chiede di pulire, di lavare. Poi continua a correre, perché correndo si purifica e purificata si ripresenta disponibile a lavare.

Ma anche se sporca non perde la sua forza di spinta e la sua pazienza nel portare barche e navi e chiunque in lei voglia nuotare. Si dice che “acqua passata, non macina più”; è pur vero che passando si rende ancora capace di macinare; è acqua diversa, ma è sempre l’acqua.

Quante cose fa l’acqua ! Forse anche perché è sommamente disponibile a tutti e a tutti gli usi.

Questa disponibilità vorrei, con te, chiedere a Dio.

Ciao da p. Andrea

Per richiedere copie dei libretti di padre Andrea Panont e per ogni approfondimento si può cliccare qui.

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