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Clorexidina: l’alternativa naturale è l’ozono

Il dott. Giuseppe Terzitta, primario a Bergamo, interviene nel dibattito scientifico sulle resistenze antibiotiche

Su Il Quotidiano della Sanità si afferma che la clorexidina, un noto e potente disinfettante utilizzato in ambito domestico, ospedaliero e odontoiatrico, provocherebbe antibiotico-resistenza. Lo studio citato Antimicrobial Agents and Chemoterapy  spiega come l’uso prolungato di questo prodotto provochi ceppi più forti di Klebsiella pneumoniae, un batterio gram negativo responsabile di polmoniti batteriche, infezioni del tratto urinario, resistenti anche ad antibiotici di ultima generazione. Noi di Zenit affrontiamo la questione rivolgendola al dott. Giuseppe Terzitta, primario del reparto odontoiatrico della Casa di Cura Beato Palazzolo di Bergamo.

Dott. Terzitta, che cos’è la clorexidina?

La clorexidina è un disinfettante di sintesi chimica ad azione antisettica ad ampio spettro d’azione verso i gram positivi e negativi e anche verso i miceti. È dunque utilizzata come decontaminante e antisettico a uso topico a livello ospedaliero e nella disinfezione delle mucose e del cavo orale, in ambito odontoiatrico. Tra gli effetti collaterali riscontrati si evidenzia l’eccesso di cromatidi che nell’impiego prolungato, possono macchiare le mucose e lo smalto dei denti. Per questo consigliamo di diluirla e usarla per brevi periodi.

È diffuso anche l’uso domestico?

Assolutamente sì, ormai quasi tutte le aziende commerciali farmaceutiche producono prodotti che la contengono: dentifrici e collutori, appunto a uso casalingo. È per questo motivo che si diffondono questi fenomeni di abuso da clorexidina, anche in casi in cui non sarebbe necessario applicarla.

Per quali indicazioni cliniche si prescrive?

A scopo preventivo, per quindici giorni nella profilassi pre e post intervento chirurgico odontoiatrico e a scopo curativo, in caso di parodontite e gengiviti, ma sempre per un periodo terminato.

Pensa che sia possibile che possa provocare antibioticoresistenza?

È sicuramente possibile. Come tutte le sostanze che abbattono le cariche batteriche, potrebbero provocare delle resistenze crociate ad alcuni batteri e anche a questo ceppo specifico di Klebsiella pneumoniae, soprattutto se usate in maniera indiscriminata.

Può a suo avviso esserci un’alternativa naturale alla clorexidina?

Sì, l’ozono, che è un elemento naturale, costituito da ossigeno arricchito (O3), privo di effetti collaterali e dai costi contenuti costituisce una valida alternativa alle sostanze chimiche e non provoca antibioticoresistenza. A livello clinico, l’ozonoterapia è già ampliamente utilizzata, dato che cicatrizza ottimamente e in breve tempo le mucose del cavo orale. Essendo un gas, lo incanaliamo a livello clinico, attraverso delle mascherine apposite. Mentre per l’uso casalingo, si può disporre del dentifricio ozonizzato e dell’acqua ozonizzata, prodotta da appositi generatori casalinghi, che funziona, appunto, come un collutorio, per l’alto potere battericida e virucida. Lo adoperiamo già con successo nella parodontiti e nella cicatrizzazione delle ferite post- intervento, sostituendo completamente la clorexedina o parzialmente a seconda dei casi.

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