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Circoli minori. “Un colpo d’ala” del Papa per tutte le famiglie ferite

Presentate relazioni gruppi linguistici su III parte Instrumentum laboris. Circoli italiani chiedono rimozione di forme di esclusione liturgica e pastorale e una famiglia “soggetto” attivo di evangelizzazione 

Si possono facilmente intravedere spiragli di quella che sarà la Relazione finale nelle riflessioni dei Circoli minori – pubblicate stamane – sulla terza parte dell’Instrumentum laboris. Ovvero la parte dedicata al tema “La missione della famiglia oggi”, che raccoglie le questioni più controverse, come sacramenti a divorziati risposati, accoglienza omosessuali e via dicendo.

Ciò che emerge dalle relazioni dei 13 gruppi linguistici è che effettivamente il Sinodo 2015 abbia preso una piega diversa rispetto a quello dello scorso ottobre, raggiungendo un consenso e una maggioranza riguardo a certi temi ben prima della presentazione della Relatio al Papa. Essa verrà presentata e votata in Aula sabato prossimo. Intanto si è cominciato da oggi a lavorare alla sua stesura, integrando gli ultimi modi. Sarà poi Francesco a decidere se renderla pubblica, come avvenuto lo scorso 18 ottobre, o meno.  

In particolare nelle relazioni dei Circoli in lingua italiana, l’aspetto che maggiormente si denota è la richiesta dei Padri che la famiglia non venga considerata solo come “oggetto” di cura pastorale, ma che diventi “soggetto” attivo di evangelizzazione, “espressione di una missione che si esprime tramite la vita concreta”. Dunque “non qualcosa di soltanto teorico ma esperienza di fede radicata nei problemi reali delle persone”.

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Ad esempio il Circulus Italicus A, moderato dal cardinale di Agrigento Francesco Montenegro, sottolinea  che “è compito della comunità ecclesiale offrire un permanente camino di catechesi che accompagni tutte le età della vita e coinvolga le famiglie, senza limitarsi alla preparazione immediata ai sacramenti”.  

I Padri chiedono inoltre di non trascurare la preparazione “più diretta” al matrimonio che va realizzata “con la dovuta cura da parte dei pastori” così che presenti “in tutta la sua esigente bellezza” l’insegnamento ecclesiale in ordine di matrimonio e famiglia. Dunque si parla di una “preparazione remota”, attraverso la trasmissione di fede e valori cristiani all’interno della famiglia d’origine; di una “preparazione prossima”, coincidente con gli itinerari formativi o catechetici vissuti nella comunità ecclesiale; e di una “preparazione immediata” al matrimonio. Importante in questo cammino è porre al centro la Parola, la preghiera nella dimensione sia liturgica che “domestica” e “l’esperienza del perdono”; come pure promuovere “un sempre più profondo senso di appartenenza alla Chiesa” in cui vivere la propria vocazione. 

Una particolare attenzione dovrà essere riservata pure alla “maturazione affettiva”, scrive il Circolo, educando “ad un amore capace del dono di sé e a relazioni non compromesse da una volontà di possesso”. In tal senso, è stato ribadito il “carattere profetico” e “l’attualità” della Enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, per sottolineare “la necessità di evitare di contrapporre la coscienza e la legge morale”. Ribadita inoltre l’importanza di “affermare il diritto all’obiezione di coscienza in un contesto come l’attuale dove i poteri pubblici provano a limitarlo in forza di un presunto bene comune”.

Tutti i Padri si sono trovati poi d’accordo nel distinguere tra “un impegno matrimoniale civile rispetto alla semplice convivenza”, tenendo conto del “valore propedeutico” delle leggi che lo prevedono. Stesso discorso per chi ha fallito nel primo matrimonio: bisogna avere “particolare cura nel distinguere la varietà di situazioni”, affermano i membri dell’Italicus A, “promuovendo comunque itinerari di fede, di riconciliazione e di integrazione nella comunità ecclesiale”, che comprendano “un accurato e prudente discernimento pastorale sotto l’autorità finale del Vescovo”.

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Tale posizione ha trovato eco nella relazione del Circulus Italicus B coordinato dal card. Menichelli, redatta dal Penitenziere maggiore, Mauro Piacenza. “Circa la disciplina riguardante i divorziati risposati a tutt’oggi, non è possibile stabilire criteri generali inclusivi di tutti i casi, talvolta molto diversificati fra loro”, si legge nel testo. Pertanto, “prospettare itinerari di fede, di integrazione pastorale e di riconciliazione per coloro che si trovano in situazioni di convivenza stabile fuori dal matrimonio, interpella un supplemento di riflessione”. 

Per molte persone, osservano i Padri, il sacramento del matrimonio appare “un orizzonte lontano”; il ministero pastorale deve perciò “favorire la direzione valorizzando quanto c’è di buono nelle persone e nelle relazioni, confidando nella disposizione salvifica di Dio e disponendo tutti i mezzi per indicare alle libertà quella meta”. 

Tra i numerosi casi, il Circolo segnala in particolare la situazione di convivenze attuate anche a seguito di matrimonio civile, di un catecumeno o di una catecumena con persona battezzata e sposata, poi civilmente divorziata. “A livello canonico – si afferma – tale situazione sarebbe insanabile, a meno che il matrimonio della parte battezzata non possa essere riconosciuto nullo. Perciò l’aspirante cristiano, trovandosi in una condizione che non gli consente l’accesso ai Sacramenti dell’Iniziazione cristiana, vive di norma l’ammissione al catecumenato, ma non il rito di elezione; soprattutto non la celebrazione unitaria di Battesimo, Cresima ed Eucarestia”. 

“È intuibile l’amarezza di persone che accolgono l’invito a entrare nella Chiesa, ma se ne vedono di fatto precluso l’accesso nella forma sacramentale”, dicono i membri del Circolo. Che rimarcano come “l’ansia del pastore” debba essere “individuare e trovare ogni mezzo dottrinalmente valido per aiutare chi ha sperimentato il fallimento a ritrovare la strada verso l’abbraccio pieno con la Chiesa”. Intanto si domanda al Santo Padre di “valutare la convenienza di armonizzare e di approfondire la materia complessa (dottrina, disciplina e diritto) al riguardo del sacramento del Matrimonio, che consideri anche l’azione pastorale nei confronti dei divorziati risposati”. 

Nelle riflessioni dell’Italicus B trovano spazio anche “tutte quelle donne che hanno subito violenza e testimoniano eloquentemente il rispetto della vita e il coraggio di assumersi le responsabilità facendo nascere e allevando i figli della violenza, nonostante non poche minacce ambientali e, sovente, anche familiari”, e quei coniugi, “frequentemente mariti e padri”, impoveriti dalle separazioni, verso cui si invoca una “solidarietà ecclesiale”.

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Sulla stessa lunghezza d’onda, ma dal tono più netto la relatio del Circulus Italicus C, moderato dal card. Bagnasco, relatore mons. Franco Giulio Brambilla, che individua quattro punti: “rimuovere alcune forme di esclusione liturgica, educativa, pastorale, ancora esistenti”; “promuovere cammini di integrazione umana, familiare e spirituale da parte di sacerdoti, coppie esperte e consultori”; “affidare al Santo Padre l’approfondimento del rapporto tra aspetto comunionale e medicinale della comunione eucaristica, in riferimento a Cristo e alla Chiesa”.Infine, in ordine alla partecipazione alla comunione, “ferma restando la dottrina attuale”, bisogna “discernere in foro interno sotto la guida del vescovo e di presbiteri designati le singole situazioni con criteri comuni secondo la virtù di prudenza, educando le comunità cristiane all’accoglienza”. 

I Padri esprimono poi “ammirazione profonda” verso i separati o divorziati fedeli al vincolo, per cui si chiede “sostegno umano e spirituale” e “aiuto concreto” dalle comunità cristiane. Una critica va invece alle convivenze e ai matrimoni civili: non per stigmatizzarle, bensì per ricalcare la necessità “di condurle a maturazione, con una prossimità che tolga dall’illusione dell’esperimento, favorendo cammini di maturazione umana, di crescita di fede e condizioni lavorative, abitative e culturali adatte per approdare a una scelta matrimoniale definitiva”.

Circa la questione delle persone omosessuali, i Padri dell’Italicus C raccomandano di “puntare l’attenzione pastorale sulle loro famiglie” e “sulla preparazione di operatori competenti”. Invitando a “un approfondimento antropologico” del tema, segnalano inoltre “un’indebita pressione economico-legislativa per introdurre leggi che equiparano le unioni civili al matrimonio”.

A proposito di fattori sociali e politici, il Circolo italiano richiede politiche familiari “a sostegno della fecondità della famiglia”, alla luce del fatto che spesso “il desiderio di una famiglia numerosa si scontra con i condizionamenti economico-culturali che diminuiscono il desiderio di più generosa natalità”. “L’impresa dell’educazione – viene sottolineato – diventa sempre più un’opera corale che richiede la collaborazione della famiglia, della scuola, in particolare di quella cattolica, e degli altri soggetti sociali”.

In vista del Giubileo della misericordia, anche l’Italicus C rivolge un preciso appello al Santo Padre, affinché, durante l’Anno Santo, possa “dare un colpo d’ala per un’attenzione rinnovata alla famiglia in quanto tale e alle situazioni di famiglie ferite”.

About Salvatore Cernuzio

Crotone, Italia Laurea triennale in Scienze della comunicazione, informazione e marketing e Laurea specialistica in Editoria e Giornalismo presso l'Università LUMSA di Roma. Radio Vaticana. Roma Sette. "Ecclesia in Urbe". Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma. Secondo classificato nella categoria Giovani della II edizione del Premio Giuseppe De Carli per l'informazione religiosa

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