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Ningbo, Cattedrale / Wikimedia Commons - Zhangzhugang, CC BY-SA 3.0

Cina: decesso del vescovo di Ningbo, mons. Mathew Hu Xiande

Omaggio della Santa Sede al presule 83enne

La Chiesa in Cina ha perso un altro pastore. Si tratta di monsignor Mathew Hu Xiande, vescovo di Ningbo, nella provincia di Zhejiang. Il presule ottantatreenne è deceduto il 25 settembre scorso in seguito ad un tumore, così ha riferito la Santa Sede in un comunicato diffuso oggi, venerdì 13 ottobre 2017.

Nato nel 1934 nella provincia di Zhejiang, riceve il battesimo proprio nell’anno in cui il Partito comunista arriva al potere: nel 1949. Entra nel settembre del 1950 nel seminario minore della diocesi di Ningbo, per passare nel 1957 a quello di Xujiahui, Sheshan.

Il futuro vescovo deve abbandonare il seminario nel 1965 a causa della persecuzione e finisce ai lavori forzati fino al 1978. Dopo la sua liberazione, lavora come contadino nel suo villaggio natale fino al 1984.

Solo nel 1985 ha la possibilità di riprendere la sua formazione nel seminario di Shanghai e riceve il sacramento dell’ordinazione sacerdotale nel novembre dello stesso anno. Dal 1987 al 2000 ricopre l’incarico di parroco di Cixixinpu, “dove profuse tutto il suo impegno pastorale per costruire una comunità cattolica vivace”, così afferma la nota vaticana.

Nel maggio del 2000 viene nominato vescovo coadiutore di Ningbo, per diventare vescovo della medesima diocesi nel maggio del 2004.

“È stato un pastore instancabile per la rinascita della comunità ecclesiastica di Ningbo, quasi scomparsa negli anni della rivoluzione culturale”, afferma la Santa Sede, che lo descrive come “un appassionato promotore dello studio della Bibbia”.

“Ha inoltre incoraggiato la diffusione del Concilio Ecumenico Vaticano II e aggiornato i testi liturgici”, continua la nota. Il defunto “ha sofferto molto per la Chiesa e, nonostante le prove, ha perseverato nella fede e nella fedeltà al Papa”, sottolinea il testo.

La diocesi di Ningbo conta attualmente circa 23 mila fedeli, una trentina di sacerdoti e altrettante religiose, così conclude il comunicato. (pdm)

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