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“Chiediamo preghiere per l’Iraq e facciamo conoscere il genocidio dei cristiani”

La testimonianza del missionario padre Luis Montes, da 18 anni in Medio Oriente, attualmente operativo a Baghdad

Padre Luis Montes, missionario dell’Istituto del Verbo Incarnato, ha trascorso 18 anni del suo ministero sacerdotale in paesi del Medio Oriente, dove i cattolici sono la minoranza e molte volte sono vittime della violenza fondamentalista.

Il sacerdote argentino ha svolto missione per sei anni nella località palestinese di Ortas, nei pressi di Betlemme, dove si è offerto per partecipare alla fondazione di un monastero contemplativo; un altro anno l’ha trascorso nel nord della Giordania; altri sei ad Alessandria d’Egitto.

Negli ultimi tempi, padre Montes è responsabile di una parrocchia a Baghdad, in Iraq, un paese reduce da un decennio post-bellico, dopo l’invasione statunitense, con costanti attentati terroristici e i cristiani nel mezzo degli scontri tra musulmani fondamentalisti sciiti e sunniti. La situazione si è aggravata nell’ultimo anno, con l’avanzata della sanguinaria milizia dello Stato Islamico.

In un’intervista con ZENIT, padre Luis Montes racconta le terribili prove che stanno attraversando i cristiani in Iraq. Dei 300mila fedeli che vivono nel paese, 200mila sono rifugiati. Soffrono pressioni, persecuzioni e spesso vengono assassinati nelle maniere più brutali.

Quali sono le cause dell’instabilità in Medio Oriente?

Gli interessi meschini dei potenti, di chi esercita il potere sui popoli e degli stranieri che si interessano alla regione per il suo valore economico e strategico.

Com’è invece la situazione delle minoranze, in particolare dei cristiani?

È particolarmente drammatica. Pressati, perseguitati, assassinati nelle maniere più brutali, soffrendo ogni forma di violenza, abbandonati da chi potrebbe fare qualcosa. In Iraq, del milione e mezzo di cristiani di prima della guerra, non ne restano che 300mila.

Potranno sopravvivere nella regione? Esiste qualche possibilità di contenere l’esodo cristiano?

La possibilità c’è, se si pone mano ai mezzi per farlo. È necessario far giungere massicci aiuti umanitari, tagliare il finanziamento esterno dello Stato Islamico; appoggiare e fare pressione al governo iracheno perché realizzi una politica inclusiva per tutti; trovare nell’ambito dell’ONU il modo per fermare questo gruppo terrorista e permettere alla gente di tornare alle loro case. Il problema è che si tratta di soluzioni coraggiose che nessuno vuol prendere. Si preferiscono soluzioni di compromesso che non risolvono nulla, anzi che porteranno ancora morte nel futuro.

Cosa pretende lo Stato Islamico?

L’instaurazione del Califfato, prima nei paesi musulmani, poi nei paesi che un tempo furono sotto l’Islam, come la Spagna, poi, alla fine, in tutto il mondo.

C’è qualche possibilità di accordo con i jihadisti dell’autoproclamato Califfato?

Per costoro è lo stesso concetto di dialogo ad essere un’aberrazione. Lo rifiutano esplicitamente. Però, se si smettessero di commettere ingiustizie in Medio Oriente, il Califfato perderebbe molta della sua forza. Perché evidentemente tra le sue fila vi è molta gente trascinata dalla delusione e dal senso di impotenza di fronte al male sofferto.

Quali sono le ripercussioni del conflitto iracheno in Occidente?

Questo conflitto porta insicurezza in tutto il mondo. Con il tempo tutto questo si vedrà in modo più chiaro.

Ci può parlare dei dolori e delle gioie dei cristiani in Iraq?

Le sofferenze derivano dalla malvagità del cuore umano e sono palesi. La crudeltà non solo si compie ma viene promossa come mezzo di propaganda: crocifissioni, decapitazioni, torture, violazioni, sequestri, saccheggi, ecc. Questo popolo sta soffrendo in modo indicibile. Le gioie vengono dalla forza che Dio dà loro e che fa di questo popolo un esempio per tutto il mondo. Vediamo ripetersi ciò che è accaduto nelle persecuzioni dei primi secoli. In nessuna altra parte si vede in modo altrettanto chiaro ciò che insegna il Concilio Vaticano II: “La Chiesa «prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio», annunziando la passione e la morte del Signore fino a che egli venga (cfr. 1Cor 11,26). Dalla virtù del Signore risuscitato trae la forza per vincere con pazienza e amore le afflizioni e le difficoltà, che le vengono sia dal di dentro che dal di fuori, e per svelare in mezzo al mondo, con fedeltà, anche se non perfettamente, il mistero di lui, fino a che alla fine dei tempi esso sarà manifestato nella pienezza della luce”.

La fede dei cristiani, in anni di persecuzioni, si è rafforzata o ha sofferto?

Entrambe le cose. La fede che soffre è quella che si rinforza. In questo caso si vede ciò che è successo sul Calvario: la sconfitta di Dio è in realtà la sua grande vittoria.

Qual è la situazione in questo momento a Baghdad?

La gente non crede che lo Stato Islamico possa entrare nella capitale con le truppe perché è fortemente protetta. Sono aumentati gli attentati (che non si sono mai fermati dal momento dell’invasione) però la vita continua più o meno come prima. Ciò che più si teme è che, aumentando l’odio, si giunga ad una guerra civile conclamata.

Ha mai pensato di abbandonare il paese?

Dio ci ha chiamato a questa missione e vogliamo rimanere con questo popolo che merita tanto.

Che messaggio vorrebbe dare ai nostri lettori?

A tutti chiediamo preghiere e di far conoscere quello che sta succedendo. Il mondo va reso partecipe del genocidio che viene perpetrato in questa regione. C’è bisogno di mobilitare i cristiani perché preghino di più. Sui nostri siti https://www.facebook.com/amigosdeirak e http://amigosdeirak.verboencarnado.net è possibile seguire le notizie di questo martirio che accade davanti ai nostri occhi, e si possono lasciare messaggi di sostegno che faremo pervenire ai nostri fedeli. Dobbiamo approfittare dei vantaggi che attualmente danno le nostre reti sociali. Ora è molto facile condividere le informazioni.

Invitiamo chi può a inviare il proprio aiuto per mezzo di Internet al seguente link:  https://www.indiegogo.com/projects/relief-fund-for-persecuted-christians-in-iraq. Chi non potrà mandare grosse cifre, manderà cifre piccole. Con poco, però, si può far molto! In questo paese 200mila cristiani su 300mila vivono come rifugiati e, per vivere, dipendono dagli aiuti che possono ricevere. In totale si calcola vi siano 1,6 milioni di rifugiati. L’inverno si avvicina e il bisogno è urgente!

Infine chiediamo a tutti che vivano di più o meglio la carità con le persone che hanno vicino. Ciò che accade è causato dall’odio e solo l’amore può vincerlo. La carità è una forza invincibile, perché Dio è amore. Colui che vuole aiutare effettivamente può farlo amando di più Dio e il suo prossimo.

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