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Daily meditation on the Gospel

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Meditazione sulla Parola di Dio di giovedì 22 settembre 2016 – XXV settimana del Tempo Ordinario

Lettura

Nel prologo del libro di Qoèlet c’è un’espressione diventata famosa: “vanità delle vanità”. Ma non è questa la miglior traduzione del testo ebraico, che presenta la forma superlativa di un termine che significa “soffio”. Ecco, allora, che il brano ci svela che tutto è “soffio”, caducità al massimo grado, ogni qual volta mi approccio alla realtà con l’intenzione di faticare per ottenere un guadagno. Nel Vangelo, il tetrarca Erode si interroga riguardo l’identità di Gesù e cerca di vederlo.

Meditazione

La perplessità di Erode non è generata da quanto egli sente dire circa “tutti questi avvenimenti”, ma da quello che alcuni dicono riguardo a Colui che ne è l’autore. Le tre ipotesi sembrano dare ragione a Qoèlet: «non c’è niente di nuovo sotto il sole». L’idea che quell’uomo sia Giovanni risuscitato dai morti riporta Erode all’assassinio del Battista, che lui ha fatto decapitare, e le altre proposte suscitano in lui una domanda: “Chi è questo di cui sento tali cose?”. Una domanda che alimenta il desiderio di vedere quell’uomo. Nel Vangelo di Luca, un’altra persona condivide con Erode questa intenzione: il ricco Zaccheo (Lc 19,3). Ma Zaccheo si ingegna per attuarla, permettendo a Gesù di incontrarlo: il Signore, infatti, lo vede e si autoinvita a casa sua (Lc 19,4-5); Erode, invece, non tramuta il suo desiderio in azioni concrete, ma rimane lì senza fare niente. Alla fine, sarà Pilato a soddisfare il desiderio del tetrarca inviandogli il prigioniero galileo, Gesù (Lc 23,6-7). Solo in quel momento scopriamo cosa c’era dietro alla voglia di vederlo: la speranza che compisse dei miracoli in sua presenza (Lc 23,8). A questo punto possiamo chiederci se c’è in noi il desiderio di vedere Gesù, e cosa lo alimenta. Se, come Erode, andiamo da Gesù per vedere cose straordinarie e potenti, rischiamo di ottenere in risposta solo il silenzio del Signore. Se invece siamo disponibili a lasciarci spiazzare da lui, potremmo scoprire, come Zaccheo, che Gesù per primo si è messo in cammino per incontrarci. La seconda domanda è: “cosa faccio per realizzare il mio desiderio di vedere Gesù, di scoprire chi è?”. Anche questa volta, Erode e Zaccheo rappresentano due modelli diversi. Erode non fa niente, aspetta, e, quando ha l’occasione di incontrarlo, lo interroga (Lc 23,9); Zaccheo corre, si arrampica, scende, accoglie, dona e restituisce. Come ricordava papa Francesco, nell’omelia a Santa Marta del 26 settembre 2013: «Non si può conoscere Gesù senza coinvolgersi con Lui, senza scommettere la vita per Lui».

Preghiera:

«O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l’anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz’acqua» (Sal 63,2): con le parole del Salmo, alimento il mio desiderio del Signore.

Azione:

Proverò a dare una risposta alle due domande proposte nella meditazione.

***

Meditazione a cura di Marzia Blarasin, tratta dal mensile Messa Meditazione, per gentile concessione di EdizioniART. Per abbonamenti: info@edizioniart.it.

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