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Centrafrica: tanti sfollati a causa delle violenze

L’arcivescovo di Bangui, mons. Nzapalainga, ha fatto visita e dato conforto a queste persone

“Dopo quattro giorni di combattimenti e di spostamenti della popolazione verso la zona sud di Bangui finalmente respiriamo un po’; ieri, per la prima volta, non abbiamo visto gente fuggire”: lo riferiscono all’agenzia Misna fonti nella capitale della Repubblica Centrafricana, impegnate nell’assistenza umanitaria.

Nella città in cui, il prossimo 29 novembre, papa Francesco aprirà la porta santa, proseguono dunque le gravi difficoltà per la popolazione. La fiamma delle violenze è stata riaccesa la scorsa settimana, quando sono stati uccisi alcuni membri della Seleka, ex coalizione ribelle al potere tra il 2013 e il 2014. “Sono tantissime – dicono da Bangui – le persone che hanno raccolto tutte le loro masserizie su un carretto e hanno abbandonato i quartieri di origine, Fatima, Quina, Plateau e Cattin”.

Sempre secondo Misna, almeno 5mila sfollati sono ospitati presso il convento di Notre Dame du Mont Carmel. Per accogliere donne e bambini la notte è aperta anche la chiesa. “Una situazione analoga è vissuta dalla comunità degli Apostoli di Gesù Crocifisso e del Seminario maggiore interdiocesano”, aggiungono da Bangui. E riferiscono infine che “l’arcivescovo, mons. Dieudonné Nzapalainga, ha visitato tutti questi luoghi con il solito coraggio e l’immancabile sorriso”.

Che la situazione in Centrafrica sia ancora molto tesa, lo conferma mons. Franco Coppola, nunzio apostolico nel Paese. “A Bangui, la Capitale della Repubblica Centrafricana, si stanno susseguendo, da un mese a questa parte, diversi incidenti. Purtroppo la situazione non è ancora sotto controllo”. Così ha detto in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000.

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