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City centre of Bangui

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Centrafrica: scontri armati dopo referendum costituzionale

Due morti e una ventina di feriti è il bilancio nei disordini scoppiati ieri nel quartiere musulmano Pk 5 di Bangui e in altre zone del paese 

A poche settimane dalla visita del Papa e dall’apertura della Porta Santa della cattedrale, Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, torna a bagnarsi di sangue. Il referendum costituzionale di ieri ha provocato scontri all’arma pesante terminati con due morti e una ventina di feriti. A darne notizia fonti della stampa centrafricana che riferiscono che epicentro delle violenze è stato il quartiere musulmano del Pk 5, anch’esso visitato dal Papa, mentre altre si sono registrate nelle province settentrionali ed orientali. 

Come spiega l’agenzia Misna, l’appuntamento con le urne rappresentava il primo test elettorale del processo verso il progressivo ritorno alla normalità costituzionale in Centrafrica, dopo una lunga transizione successiva al colpo di stato della coalizione ribelle Seleka nel marzo 2013. A scatenare le violenze nella capitale – in una scuola adibita a seggio elettorale e nei pressi di una moschea – e in almeno altre tre località del paese, le divisioni all’interno della comunità musulmana, in particolare nell’ex coalizione ribelle Seleka. Alcune fazioni, tra cui quella guidata dall’ex numero due Noureddine Adam, hanno cercato di impedire il voto degli abitanti a maggioranza musulmana del Pk 5, ma anche nei suoi feudi di Ndele, Birao e Kaga Bandoro.

Le votazioni dividono anche le milizie anti-balaka, cristiane e animiste, a cominciare dai sostenitori dell’ex Capo di stato François Bozizé – oggi all’opposizione – la cui candidatura alle prossime  presidenziali è stata respinta dalla Corte costituzionale. Decine di cittadini hanno manifestato davanti alla sede della locale missione Onu (Minusca) a Bangui, chiedendo di “voler votare anche al costo della propria vita”, dopo la chiusura di alcuni seggi elettorali decisa dalle autorità per misure di sicurezza.

​Per il rappresentante Onu nel Paese, Parfait Onanga-Anyanga, i centrafricani hanno dato prova di “grande coraggio”, sfidando “ogni minaccia e paura” per recarsi alle urne. Almeno due milioni di centrafricani – su una popolazione di 4,8 milioni – si sono registrati in vista del voto. Solo il 26% dei 460.000 sfollati ha potuto recarsi alle urne e una quota significativa dei 5.600 seggi era difficilmente raggiungibile. Secondo Onanga-Anyanga, il referendum costituzionale ha tuttavia segnato “un passo storico nella marcia verso il ritorno alla democrazia”, sottolineando che “i responsabili delle violenze, possibili crimini di guerra, potranno essere condannati dalla comunità internazionale”.  

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