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Pope in Bangui

@ Servizio Fotografico - L'Osservatore Romano

Centrafrica. Il nunzio: “Il Papa ha portato la pace!”

Posticipato a data da destinarsi il secondo turno delle elezioni presidenziali per difficoltà organizzative, ma il clima nel paese, dopo la visita del Pontefice, continua a rimanere sereno

È stato rimandato a data da destinarsi il secondo turno delle elezioni presidenziali in Centrafrica. La causa sono solo difficoltà organizzative; la situazione nel Paese risulta essere infatti più tranquilla rispetto alla guerra civile che lo aveva colpito alcuni mesi fa provocando diversi morti e feriti.

L’attenuarsi delle tensioni sembra essere dovuto, in particolare, al messaggio di pace lanciato da Papa Francesco durante il suo viaggio apostolico nel Paese lo scorso novembre, in cui il Pontefice ha anche aperto la Porta Santa della Cattedrale di Bangui, in anticipo sull’inaugurazione ufficiale del Giubileo della Misericordia.

Lo conferma ai microfoni di Radio Vaticana il nunzio apostolico a Bangui, mons. Franco Coppola, che dice: “La voce del Papa è stata ascoltata … Penso alle donne che l’hanno accolto al campo degli sfollati cantando: “Il Papa è venuto, la pace è venuta”. Il suo messaggio è stato ripetutamente questo: ‘Siete tutti fratelli'”.

“Una popolazione abituata da tre anni a dividersi – prosegue il presule – è stata richiamata dal Papa a vedere quello che la univa. E attraverso la sua visita, ha visto che veramente erano tutti fratelli, perché tutti accoglievano con la stessa gioia e la stessa esultanza il Papa che andava a trovarli. Ed è andato a trovare veramente tutti: è andato a trovare la comunità protestante, è andato a trovare i musulmani”.

Mons. Coppola ricorda come “c’era una grande paura, prima, da parte della comunità cristiana: paura per il Papa, paura dei musulmani in generale – ‘Chissà che cosa vanno a fare!’ – e vedere l’esultanza con cui l’hanno accolto, l’esultanza con cui l’imam l’ha accolto, tanto calorosa che poi il Papa gli ha ricambiato invitandolo a salire sulla papamobile! Credo che sia il primo imam che sia salito sulla papamobile per salutare la gente… E la gente, questo gesto l’ha accolto veramente con un grande applauso, con grande gioia. Credo che sia stato questo: prendere coscienza di questa realtà, che tutti avevano dentro, ma avendo paura dell’altro. E il Papa ha fatto scoprire che siamo fratelli e che vogliamo la pace”.

Sul rischio che il clima sereno da poco instaurato possa essere rovinato da eventuali violenze, in seguito all’annuncio dell’annullamento delle legislative, il nunzio afferma: “Non credo, onestamente, che ci saranno. I due movimenti che si contrapponevano, dopo la venuta del Papa – spiega – hanno provato ancora a riprendere in mano la guida di questa lotta, impedendo alla popolazione – attraverso spari in aria, creando un po’ di confusione – di andare al referendum sulla Costituzione che si svolgeva giusto la domenica dopo la venuta del Papa. Ma la popolazione, questa volta, non ha fatto come le altre volte, che si chiudeva in casa e accettava la minaccia delle milizie: è uscita di casa, è andata al quartier generale dei Caschi Blu e ha chiesto loro di essere protetta perché loro volevano votare. E con i cartelloni hanno indicato nome e cognome delle persone che sparavano, chiedendo che fossero arrestate. È stata la prima volta dall’inizio della crisi in cui la popolazione si è chiaramente desolidarizzata dai movimenti armati”.

Il giorno dopo, racconta il presule, “i Caschi Blu si sono organizzati e il referendum si è tenuto regolarmente. Da allora, le milizie armate non hanno più mosso un dito”. E “la popolazione – la stragrande maggioranza! – si è resa conto di essere più forte delle milizie. Per questo, il primo turno delle elezioni si è svolto tranquillamente: quasi l’80% della popolazione è andata a votare, hanno accettato il risultato anche se è stato sorprendente – non era quello che ci si aspettava, e questo anche la dice lunga sul fatto che i brogli che si temevano non si sono realizzati, perché le persone che il regime o le grandi potenze pensavano o immaginavano come futuri dirigenti, non sono stati eletti, di fatto: sono degli ‘outsider0, quelli che sono venuti fuori”.

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