Dona Adesso

Piante e fiori nella Bibbia

Dal roveto di Mosè al sicomoro di Zaccheo: il saggio di Pier Giordano Cabra edito da Queriniana ricostruisce la simbologia vegetale nelle Sacre Scritture

Il monachesimo alle radici della società di oggi

Martedì 22 novembre alle 16.00, all’Università Europea di Roma, presentazione del volume “San Benedetto e l’Europa nel 50° della Pacis nuntius – materiali per un percorso storiografico”, a cura di Pierantonio Piatti e Renata Salvarani (Libreria Editrice Vaticana)

Suor Annita ed il mistero della Croce

Un volume edito da Shalom sulla suora che, colpita dal morbo di Pott e costretta a vivere dentro un busto di ferro, ha ribaltato lo schema del dolore offerto a Gesù per la salvezza delle anime

La luce che illumina il buio delle sofferenze

I giovani chiedono di capire come comportarsi di fronte al dolore, all’interruzione di gravidanza, alla tentazione del suicidio, alla vita di coppia. Maria Cristina Corvo risponde con il libro: “In te mi rifugio”

Praticare la morale è possibile, davvero!

“La morale è molto bella ma… in pratica si fa come si può!” è il titolo del libro di don Andrea Mariani, edito da Cantagalli, in cui ci si chiede se sia possibile praticare la morale, affinché la vita sia buona sull’esempio di Gesù

In Maddalena, la storia di un secolo

Pubblicato il libro di Graziella Carassi “Maddalena profuga per sempre”, storia di una donna di Gorizia il cui destino riflette quello di un popolo sopravvissuto alle due Guerre mondiali

Uomo, dove sei?

Nel libro edito da If Press nel 2012, don Andrea Mariani pone la domanda che diventa itinerario di ricerca, cammino, percorso, via. Una prospettiva per un agire etico-antropologico

Due libri per capire l’Armenia

In vista del viaggio del Papa, la Casa Editrice Guerini racconta la storia del genocidio armeno nei volumi “La Santa Sede e lo sterminio degli armeni nell’impero ottomano” e “Armenia Oggi”

San Pio X: un ritratto fuori dagli schemi

Il libro realizzato dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche offre un’immagine inedita di papa Sarto: un pontefice definito “antimoderno”, che tuttavia seppe introdurre la Chiesa nella modernità ed effettuò significative riforme

La ragione, la poesia e l’amore divino

L’arcivescovo di Chieti-Vasto anticipa alcune riflessioni del suo saggio recentemente pubblicato con l’Editrice Morcelliana di Brescia dal titolo “Il libro del viandante e dell’amore divino. Opera poetica”

I denti di Michelangelo

Questo il titolo del nuovo libro di Marco Bussagli, che verrà presentato mercoledì 6 aprile alle ore 18.20 presso l’Accademia Urbana delle Arti a Roma

“Gesù si alzò da tavola…”

Un libro di don Andrea Mariani sul Mistero e sul significato dell’Eucaristia: memoria rivoluzionaria di un incontro che rinnova e libera l’amore come servizio universale

Una dieta per stare in rete

Un libro per l’educazione digitale scritto dallo psicologo Serge Tisseron, per rinunciare a due tentazioni: idealizzare le tecnologie o demonizzarle

Ozono respiro di vita

Medici, missionari, pazienti raccontano i tanti benefici che l’ozono terapia può apportare alla salute di persone, animali, vegetali

Amare è il passaporto per il futuro

Nel libro “Mi ami tu? Eros ed Agape: l’amore tra attrazione e dono”, edito da IF press, don Andrea Mariani indaga sul mistero dell’amore che “non è solo umano”, ma “un dono di Dio”

Un poeta sulle orme di Teilhard de Chardin?

di Paolo Pegoraro*

ROMA, martedì, 12 ottobre 2010 (ZENIT.org).- Strano personaggio, Claudio Damiani. Nonostante sia tra i maggiori poeti italiani viventi, si guarda bene dal darlo a vedere. Qualche anno fa, mentre era impegnato nella ristrutturazione della casa e si vide soffiare per un solo punto il premio Viareggio-Répaci, si limitò a commentare: «Peccato, perché ci avrei pagato le finestre, e la scala». Come non desse peso ai riconoscimenti ufficiali. Eppure, alla presentazione romana della sua prima raccolta antologica (Poesie 1984-2010, Fazi, pp. 168, € 15), il cinema Nuovo Sacher straripava, neanche a calcare il palco ci fosse il più smaliziato mattatore.

Damiani non lo è di certo. Insegna latino al liceo. È un po’ come la sua poesia: semplice, cordiale, di un’eleganza senza calcolo. I suoi versi sembrano parlare soltanto di un lago, di una montagna o dei suoi cari… eppure, non si sa bene come, ci trovi dentro l’universo intero. Sfogliando questa raccolta si incontrano i temi a lui cari: il piacere di passeggiare, il dialogo della natura con l’uomo, gli affetti domestici, la scuola, il dialogo con il passato, l’osservazione del presente. Talvolta l’acuto sentimento del tempo sembra sfumare le tinte in una tenue malinconia: le case in rovina, il ricordo degli avi, i luoghi dell’infanzia, il timore di perdere la donna amata, il pensiero della morte, la memoria di civiltà sepolte. Sulla rovina e la corruzione, tuttavia, prevale sempre la placida e ferma fiducia in un’inesplicabile durata.

Anche se tutto è negletto,

anche se tutto è impolverato

e giace inerte, nell’oblio,

anche se è così, a me non importa niente.

Io mi siedo su questa sedia impolverata

che potrebbe frantumarsi sotto il mio peso,

parlo con delle persone che nessuno vede,

e potrebbero ridere vedendomi.

Che gli altri ridano non m’importa niente,

che mi ignorino, anche di questo non mi importa.

Questi muri che tocco, vedi, si sgretolano,

questa bottiglia d’acqua s’incrina appena,

questo pane sulla tavola non diventa polvere,

queste posate e questi piatti, ordinati, composti,

in relazione l’uno con l’altro, e noi tutti intorno

che facciamo il segno della croce e ringraziamo il Signore

prima di mangiare.

L’autentico mistero non è che tutto vada in polvere, quanto che qualcosa si salvi. Che sia possibile scampare dalla dissoluzione cosmica. Perché la fine c’è, ed è drammaticamente reale: «Nasciamo angeli e interamente amiamo, / con tutto il cuore del nostro amore ci innamoriamo / come dei bambini che non conoscono il mondo / e interamente moriamo». Eppure qualcosa sopravvive. C’è un «paradiso / che noi abbiamo trovato, che era per strada / sotto gli occhi di tutti» e che perfino «sotto terra continuerà a brillare». Di cosa si tratta? Per rispondersi Damiani ha dialogato a lungo con i classici latini e cinesi, generosi custodi di una sapienza perenne. Ciò che resta non è l’arte, non è l’eroismo guerresco, non sono i monumenti. Scrive il poeta persiano Sa’di nel suo Golestan: «Ciò che non dura non è degno dell’amore». Qual è allora il mistero custodito nella durata? Se il tempo brucia ogni cosa, perché nelle sue ceneri continuano a palpitare braci d’amore?

«Che cos’è questa vita?

Non lo sappiamo, ma camminiamo uniti,

teniamo puliti i sentieri

con genitori e figli,

con la terra, con la natura e il cosmo.

In ogni essere, anche inanimato, è il peso

dell’esistere e del suo mistero,

egli lo porta tutto sulle sue spalle

come un eroe, come una formica un peso più grande di lei,

e cammina nella neve, affondando nella tempesta,

avanza lentamente arrancando,

ma cammina e non si scoraggia,

il vento gelido gli soffia sulla faccia,

ma lui avanza,

gli viene il dubbio, ma lui avanza,

c’è una forza che lo sostiene,

gli fa trovare la strada dove tutto è bianco,

dove sepolta è ogni strada.

Sì, c’è una forza che si fa strada»,

dice Li Po, mentre si siede

su un vecchio tronco tagliato

nella tempesta che sopravanza,

che, per un po’, si placa.

Dice Li Po ad alta voce,

e non c’è nessuno a ascoltarlo.

C’è dunque una «forza che si fa strada» attraverso l’esistente e soprassiede alla vita buona. C’è un ordine reale quanto misterioso che opera all’interno delle cose. La terra stessa si muove «come un bimbo / nella pancia della mamma», custodita da una presenza che non vediamo e pure percepiamo. Ciò che sopravvive è quest’ordine sapiente e bello, dinamico, solenne come un fiore grande quanto il cielo che impiega un miliardo di anni per sbocciare. È quest’ordine a sopravvivere al disfacimento, a giungere fino a noi e attraverso di noi a continuare il suo tragitto verso un punto di fuga ignoto. Omnia mutantur, nihil interit – scrive Ovidio nelle Metamorfosi: «Tutto muta, niente si perde». Un continuo movimento generativo, espansivo, accogliente.

Tutto questo non avviene nella testa dell’autore, come una bonaria teoria. Non c’è nulla di soggettivistico nella poesia di Damiani, al contrario, dal fuoco domestico si trapassa a una dimensione civile fatta di «molta socialità / feste, canti e riti». Il richiamo alle “buone maniere” – la sobrietà, la naturalezza, il rispetto per i defunti, il creato e perfino gli oggetti – assume qui uno spessore non soltanto politico, ma metafisico. «Cercare di essere compiutamente umani – dice Confucio, autore molto amato dal poeta – non lascia spazio al male». Altro che bon ton. Significa ricercare e aderire a quell’ordine misterioso che innerva il tessuto del mondo, contribuire a dargli più spessore, a renderlo più durevole e più resistente ai morsi della solitudine del disfacimento.

Tutta la poetica di Damiani è declinata nel segno dell’insieme, della comunione e di un’inclusività cosmica capace di comprende passato presente e futuro, umanità e animali, natura e cultura, organico e inorganico, vivi o morti. Tutto ci pare immobile, se osserviamo l’esistenza appiattiti sull’istante presente; ma se cominciamo a sfogliare il romanzo delle ére e degli eoni, tutto si anima rapidamente. Si percepiscono i sommovimenti di un gigante. È come risvegliarsi di colpo con la serena certezza che tutto si muove verso – o è attratto da – un Traguardo Totale, da un fine ultimo:

giungere alla vita per riportare l’ordine

o qualcosa che è stato perduto, riconquistarlo,

una missione che ci sfugge, eppure lo sentiamo

sentiamo che andiamo, anche nelle continue cadute,

verso un bene lontano sempre più vicino.

Una visione che appare molto simile a quella di un paleontologo che lavorò per oltre vent’anni sul suolo cinese: il teologo gesuita Pierre Teilhard de Chardin. È proprio lo scavo nel passato – alla ricerca di ciò che permane, di ciò che ha sostanziato la durata – a suscitare così visceralmente l’interrogativo sul futuro estremo, sul fine ultimo di tutto. Scrutando i segreti della polvere, Teilhard come Damiani sono stati catapultati nei silenzi delle stelle. Sì, neppure la morte – pur così presente nei suoi versi – può incrinare il mistero dell’esistenza, perché essa stessa ne è parte. La Morte autentica – l’eterna chiusura dell’individuo in se stesso – è continuamente trapassata e vinta dal pensiero che tutti siamo destinati ad affrontarla, che tutti l’affronteremo insieme, «come tenendoci per mano, cantando, / con i capelli profumati, col campo cinto di fiori». Come alberi abbattuti, pacificati dall’aver nutrito gli uccelli che porteranno i loro semi in terre nuove.

Se siamo così tanti

vuol dire che non c’è morte

perché non possiamo morire così in tanti,

se le galassie sono così tante

se tra viventi e non viventi non c’è poi tanta

differenza, e se dovunque è il vivente

come dovunque è l’idrogeno

e se la plastica che abbiamo inventato

in qualche modo è in natura,

se ciò che facciamo non è artificiale

ma imitazione della natura,

natura stessa perché noi siamo natura,

parte di lei, messi da lei

a creare esseri artificiali

sotto il suo comando,

allora la morte ha poco da dire

e insieme tantissimo, è qualcosa che ci appartiene

e non ci è estranea

qualcosa che ci accomuna, e ci riunisce,

qualcosa di bello, che adesso ci fa paura

ma quando arriverà sarà un’esperienza grande

più grande della nascita, più grande dell’amore

e saremo contenti di poterla vivere insieme.

 

Una riflessione sull’ecologia della gravidanza

ROMA, lunedì, 20 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Un libro sulla gravidanza eticamente fuori dal coro è “Una gravidanza ecologica. L’ambiente ideale per chi vuole diventare mamma e per il bimbo non ancora nato” (SEF editrice, 2008).

Il volume, scritto da un neonatologo, Carlo Bellieni e una chimica, Nadia Marchettini, spiega come la sterilità spesso sia frutto dell’ambiente in cui viviamo e delle cose che mangiamo, criticando il falso rimedio della fecondazione artificiale.

Questo testo di carattere divulgativo afferma – con argomenti scientifici ferrati – la certezza che la vita è una cosa seria e non una passeggiata da fare senza regole e senza precauzioni.

Infatti se non si affronta sin dai banchi di scuola la conoscenza della sacralità del corpo umano, i suoi ritmi e la fragilità della vita umana sin dal concepimento – sostengono gli autori –, non si sarà fatto nulla nell’interesse delle donne che domani concepiranno.

Certi mestieri, si spiega nel libro, (camionisti, parrucchiere, fornai, tecnici di centrali elettriche, lavanderie, tipografie…) mettono a contatto con sostanze e abitudini che potenzialmente diminuiscono la fertilità; alcol, droghe e tabacco sono altri nemici del concepimento da cui stare alla larga, così come il mercurio nel pesce o certi composti delle plastiche.

Tanti anche i nemici della fertilità su cui nessuno mette in guardia come l’arsenico nei legni conservati e il piombo nelle vernici. Ma il libro non si arresta qui e con dovizia di particolari spiega i nemici che possono aggredire il bambino sin dal concepimento, come lo smog che la mamma respira e che può portare al feto sostanze tossiche e dannose.

Inoltre, anche le mamme esposte anni prima a sostanze tossiche possono essere diventate delle bombe ad orologeria per se stesse e per il feto, dato che in gravidanza certe sostanze vengono riversate nel sangue (e di qui al feto) dal grasso o dall’osso della mamma.

Il libro rimette al centro della gravidanza il rapporto mamma-figlio senza il quale difficilmente si capisce che dal concepimento la mamma porta in sé un essere da proteggere e che può andare come lei incontro a danni da sostanze tossiche – e che dunque ha dei diritti che dobbiamo rispettare -; oltre a parlare dei rischi delle tecniche manipolatorie sull’embrione.

Nella prefazione, Enzo Tiezzi parla delle manipolazioni genetiche applicate alla vita umana: “Per questo secolo sono già scesi in pista, con la stessa mentalità della cieca fede nel progresso, gli apprendisti stregoni delle biotecnologie, dei cibi transgenici e della manipolazione dell’embrione umano”.

“Il minimo comune denominatore tra quelli dell’ingegneria nucleare e quelli dell’ingegneria genetica – scrive Tiezzi – è rappresentato dal non tener conto del principio di precauzione, dal credere che la superspecializzazione sia sinonimo di conoscenza scientifica e dall’obbedire a diktat di dominio e di calcolo economico, ignorando i grandi valori etici ed estetici legati alla biodiversità, ai tempi biologici di una complessa, e in gran parte sconosciuta, storia co-evolutiva dell’uomo e del pianeta, alla sacralità della natura”.

Laura Conti, molti anni fa, scrisse: “l’ingegneria genetica tradisce gli insegnamenti fondamentali che Darwin ricavò dall’osservazione dei viventi: infatti fa diminuire la variabilità genetica, alla quale Darwin attribuiva fondamentale importanza come serbatoio di possibilità evolutive, e quindi di possibilità di difesa contro le avversità ambientali”.

Gli autori affermano che da questa premessa è possibile capire che la gravidanza non è un fenomeno meccanico che noi possediamo, ma un’avventura che deve vivere gratuitamente e non tentare di risolvere i problemi intervenendo nel cuore del mistero della vita, all’improbabile ricerca di un “figlio perfetto”.

Per conoscere i criteri per una vera ecologia della gravidanza, occorre capire che siamo di fronte a “un inquilino: un soggetto con cui si può dialogare, che ha un certo sesso, un certo temperamento, e per il/la quale questa ‘casa’ deve essere tenuta pulita e riparata”.

“Il primo passo ‘ecologico’ – è scritto nel libro – è dunque riconoscere questo: il secondo sarà ‘sfruttare’ questa nuova compagnia non come una specie di oggetto che si è creato, ma come un compagno di giochi e una consolazione nei momenti di gioia e di tristezza”.

“Terzo passo sarà stare attenti a salvaguardarne la salute prima del suo arrivo e dopo che si e insediato/a”.

Tuttavia, “gravidanza ecologica è anche la riscoperta del corpo femminile, come fonte di benessere e di pro-creazione”.

“La gravidanza oggi è lasciata a un triste ‘fai-da-te’ – si osserva –, dal quale deve uscire per tornare alla sua dimensione sociale e privilegiata: conoscere i ritmi della fecondità, i percorsi della vita, il mistero esoterico del corpo femminile”.

“Tutto questo deve essere insegnato (forse per contagio più che sui banchi di scuola) per una reale riappropriazione del Sé femminile”, affermano gli autori.

Cannabis: Come perdere la testa e a volte la vita

ROMA, domenica, 29 luglio 2007 (ZENIT.org).- La cannabis non è una droga leggera e la sua diffusione nel nostro Paese è in drammatico e costante aumento. E’ quanto emerge da un libro intitolato Cannabis: Come perdere la testa e a volte la vita (Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2007, pp. 220, euro 12,50).