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Catania: le meraviglie della Biblioteca Agatina

Volumi antichi che offrono uno sguardo sull’attualità e sul futuro, a sostegno degli allievi dello Studio Teologico San Paolo

Una chiesa che cambia in Sicilia. Mentre alcuni istituti religiosi chiudono i battenti per mancanza di vocazioni, lo studio teologico San Paolo di Catania, sorto per la formazione e la qualifica dei laici delle Chiese della Sicilia Orientale e per la preparazione dei candidati al ministero presbiterale, cresce, anche grazie all’importanza della Biblioteca Agatina, annessa al Seminario Arcivescovile di Catania, che offre un valido supporto agli studenti del San Paolo ed a studiosi di varia provenienza.

L’istituzione accademica del San Paolo, oltre ad ospitare nei suoi locali un nutrito numero di iscritti, vanta un collegio di docenti stabili di spessore da cui ultimamente provengono ben tre vescovi eletti dal Romano Pontefice. Francesco Aleo, direttore della Biblioteca Agatina, nonché docente di Patristica presso lo studio teologico sopra citato, ha gentilmente risposto ad alcune nostre domande, fornendoci varie interessanti informazioni.

La Biblioteca Agatina raccoglie ed ospita numerosissimi volumi, provenienti dalla Biblioteca costituita nei secoli all’interno del Seminario Arcivescovile di Catania, uno dei primi seminari ad essere fondato dopo il concilio di Trento, a metà del ‘500, che decise l’erezione e la fondazione dei seminari, quali luoghi per la formazione dei futuri sacerdoti in Italia ed all’estero.

Quindi, come lo stesso Aleo ci ha detto: «Nella nostra biblioteca sono raccolti volumi del ‘600, del ‘700 e dell’800, di carattere biblico, teologico, controversistico, apologetico. Ovviamente il fine cui tali libri erano destinati era la formazione dei futuri sacerdoti, per venire incontro alla pressante necessità di difendere la fede dalle nuove eresie e dalle nuove filosofie, prime tra tutte, quelle provenienti dall’Illuminismo».

Una Biblioteca deve però aprirsi necessariamente al presente ed al territorio, soprattutto oggi. A questo proposito, Francesco Aleo ha affermato: «Il futuro di questa Biblioteca consisterà nel fatto di essere una Biblioteca “aperta” ad esperienze e progetti che abbiano al centro tutto ciò che fa cultura, intellettualità e pensiero. I libri sono dunque strumenti, ma è sempre più necessario aprirsi ad una società che cambia anzi che è già cambiata e che ci ha cambiato. Mi riferisco alle nuove tecnologie digitali e della comunicazione con le quali dobbiamo necessariamente confrontarci, altrimenti rischiamo di essere tagliati fuori».

Proprio in riferimento alla mutata situazione culturale e sociale nella quale ci troviamo, Francesco Aleo ha espresso i seguenti giudizi: «Attualmente si assiste ad un mutamento di assetto caratterizzato dal passaggio verso l’accoglienza degli aspetti più positivi del pluralismo. Il futuro della Chiesa Cattolica in questa società sarà quello, a mio modesto avviso, di modellarci e di caratterizzarci come comunità ministeriali di laici e consacrati nella Chiesa, partecipanti per vari gradi al sacerdozio comune battesimale di tutti i fedeli, con un approccio alla verità che sia poliedrico, come ci dice il Papa nella Evangelii Gaudium. Sforzarsi ed impegnarsi a comprendere la verità ci aiuta ad imparare a comprendere il grande mistero dell’uomo nella Storia e l’infinito mistero di Dio nell’eternità».

Sul lavoro che oggi si compie in una Biblioteca, Francesco Aleo si è così espresso: «Nella Biblioteca Agatina vi sono circa centosedicimila volumi e siamo in procinto di finire la digitalizzazione della Biblioteca ovvero del nostro patrimonio librario: il passaggio dal catalogo cartaceo al catalogo elettronico con schede digitali. Questo è un grande lavoro, per noi impegnativo».

Abbiamo quindi raccolto da Aleo il seguente invito: «Il mio invito rivolto a tutti è quello di venire in biblioteca e di prendere in mano un libro. Oggi è più facile connettersi ad Internet, leggere un File, installare e chiudere un App. La Biblioteca coi suoi libri ci permette invece di entrare dentro il passato, nella storia particolare di ciascun autore vista, vissuta e trasfusa nei suoi libri. In particolare, la nostra Biblioteca aiuta anche a confrontarci con la fede dei padri che ci hanno preceduto».

Proprio sui Padri della Chiesa, Aleo ha avuto delle cose interessanti da dire: «I Padri della Chiesa, coi loro scritti e le loro opere, sono la testimonianza vivente delle loro vicissitudini, del travaglio della loro conversione. È il caso della vita di Sant’Agostino, il quale dopo quasi venti anni di convivenza con una donna, detta, secondo il Diritto Romano, concubina ed un figlio, da lui allevato, educato e cresciuto, arriva a comprendere il valore della fede cristiana e la sua azione trasformante. Leggere oggi i Padri della Chiesa ci consente di leggere la realtà della Chiesa del passato e del vissuto dei primi cristiani.  L’esperienza della fede, in particolare quella di Sant’Agostino nelle sue celebri Confessioni ci restituisce il travaglio e il tormento di un uomo che si risolve nell’affermazione: “Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato”, portandolo a trovare in Dio ciò che di più intimo c’è nel suo cuore».

A conclusione della nostra intervista, senza rischiare di essere banale, Aleo afferma: «Il segreto dei Padri della Chiesa è il segreto di Cristo: la fede è una perla preziosa è la coscienza che Dio guida la storia e dà una risposta che vince il Male».

Francesco ha quindi menzionato anche il cinema che può certamente aiutare a riflettere sulla fede; come nell’opera cinematografica Silence, film che mette in luce l’opera missionaria dei Gesuiti nel Giappone del 600’: «Vi fu portato il Vangelo ma probabilmente non insistendo abbastanza sull’universale azione salvifica di Cristo che è morto per tutti e non solo per l’Occidente. Perché, ed uso le parole del filosofo tedesco Heiddeger, “solo un Dio ci può salvare”».

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